-Parrocchia Spirito Santo Corsico-
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Riportiamo la relazione del Consiglio Pastorale in occasione del Sinodo Diocesano Essere chiamati a rispondere ad un “questionario” è sinonimo, innanzitutto, di impegno a riflettere per saper dare valide proposte che non restino parole ma sappiano tradursi in una conversione personale che ci aiuti, tutti insieme, a raggiungere molti.
Vogliamo partire dalla fede, atto decisivo fondamentale, con il quale ognuno di noi accoglie la rivelazione del disegno salvifico in Gesù Cristo morto e risorto che ci dona lo Spirito Santo. Dalla fede non può non nascere la preghiera (dialogo con Dio), i comportamenti cristiani, la partecipazione vissuta alla assemblea eucaristica, i gesti di amore, la ricerca della verità, perciò Cristo stesso nella Parola (la catechesi).
Ponendoci in questa visione diciamo subito:
A – IL SINODO è un “dono” che non può non aver suscitato, a chi più e a chi meno, il bisogno di essere Chiesa, “popolo di Dio in cammino” in una realtà, la Parrocchia, con la sua storia. La nostra è breve: inizia nel settembre 1983, ufficializzata nel luglio 1986.
Il così detto “VILLAGGIO GIARDINO”, ambiente piccolo borghese, staccato dalla parrocchia madre dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, per volontà ed attenzione dello stesso parroco don Egidio Bonfanti, perchè l’aggregazione fosse più fattibile, in poco volger di tempo, con la costruzione delle case popolari (Comune e IACP) e l’insediamento di persone provenienti dalle più disparate regioni, ha assunto un volto ben diverso. Eterogeneità e disaggregazione sono fattori evidenti. Una parrocchia difficile, in cui sono evidenti la secolarizzazione, l’ateismo, l’edonismo e la droga.
Vogliamo rivolgere una riflessione alla secolarizzazione che pervade soprattutto gli stati d’animo giovanili, fatalmente coinvolti, ma anche i praticanti: non pensare così è essere fuori dal proprio tempo! La “gestione” (si lasci passare il termine) di una parrocchia diventa ogni giorno più difficile. Senza mezzi termini, necessita la presenza di un giovane prete, attivo e contemplatico. Necessitano laici generosi che vogliono prepararsi, perchè il problema non è quello di ostacolare il processo della secolarizzazione che è andata da decenni sempre più camminando, ma comprendere che cosa significa per la nostra fede e tentare alcune risposte.
Evidente il bisogno di penetrare queste idiosincrasie per la “nuova evangelizzazione”. Siamo convinti che la verità è per l’uomo e non viceversa. Ma non possiamo accettare che si demolisca la dimensione verticale per impegnarsi totalmente in quella orizzontale.
In questo contesto, per essere presenza missionaria vera e profetica dobbiamo riportarci a tre punti fondamentali: Parola di Dio (catechesi), Eucaristia (la persona e la vita di Gesù Cristo) per sapere e potere attuare la comunità cristiana, comunità dello Spirito Santo e dei carismi, insieme al sacerdozio ordinato, il nostro sacerdozio regale.
Azione illuminata dallo Spirito Santo, azione specifica nella generazione della Chiesa, formazione permanente del cristiano per il quale non può bastare una stringata omelia domenicale, ma vuole che il cristiano sappia formulare giudizi e vivere la carità prima di annunciarla. E’ anche facile parlarne, ma si può anche divenire scandalo. Non più cristiani acritici, timorosi, gruppi chiusi, ma nemmeno spettacolari. Se vogliamo andare alla nostra società dobbiamo metterci in mente che non è nella “prassi” della fede cristiana che i così detti “altri” attendono la verità, ma propriamente nella verità conosciuta e vissuta.
Sentiamo di poter affermare che nulla può e deve essere improvvisato. Decisionale il CPP. Importante la coesione dei gruppi operanti e che andiamo proponendo. La revisione periodica, nel CPP, di ogni attività deve essere costante. Si deve uscire e andare verso la gente che non viene più in chiesa. Vogliamo che il dialogo divenga punto di riferimento, strada maestra e cammino comunitario.
B – La elaborazione del PROGETTO, in attuazione al disposto sinodale ed in ossequio al desiderio che da anni va esprimendo l’Arcivescovo, ci sembra indispensabile. Noi laici non ci sentiamo preparati a tanto impegno. Vogliamo dare almeno una motivazione: tutti noi, possediamo una visione parziale della situazione parrocchiale. Il progetto pastorale, a torto o a ragione, deve essere elaborato da chi possiede la visione dell’intero.
Sono state presentate al CPP delle bozze con proposte d’intenti da parte dei gruppi pre-adolescenti, adolescenti e giovani, dalla commissione ministero della Parola, dalla pastorale della terza età e dal gruppo liturgico. Siamo tuttora allo stato di proposte.
Ci pare di dover annotare un vuoto nella realtà ORATORIANA che appare in discesa. Questo ci addolora e non poco. Un pensiero in referimento allo SPORT. Se ne fa molto e tecnicamente ben diretto. Distoglie certamente i giovani da infelici lidi. Manca di quel “pizzico” che dà senso e fa presenza del religioso capace di distinguere l’Oratorio della Parrocchia, dove la crescita deve essere totale e complessiva, da una qualsiasi palestra.
Tutto quanto sopra esprime la certezza che il progetto deve ripartire da Dio. E’ a questo punto che il solo pensiero di un impegno tanto pregnante, che tutti aspetta nel porlo in essere, ci fa sentire un brivido di spavento per la nostra grande miseria che troppo spesso si erge in saccenteria, mentre dovremmo essere di Gesù Cristo con mani, piedi e voce! E’ importante riconoscere le nostre povertà, le nostre incomunicabilità, il nostro “dire” con il poco “fare” ancor prima di “essere”. Ci limitiamo al semplice richiamo di altri “impegni” o problemi che non mettiamo però a fuoco: momenti di preghiera, ecumenismo, la pastorale familiare, post-Cresima, i cammini differenziati per i giovani e la preparazione dei catechisti. Ma come arrivare a tutto da parte dell’unico prete che è in questo difficile territorio?
Non dimenticando che esiste ed opera il MOVIMENTO TERZA ETA’. Da poco ha preso l’avvio l’iniziativa dell’A.C.R.. Auspichiamo la presenza in parrocchia dell’Azione Cattolica. “Un ministero prezioso, anzi necessario, per la vita e la pastorale delle comunità cristiane. Rinnoviamo l’invito alla scelta dell’A.C. per le nostre diocesi e le nostre parrocchie...”. E’ l’invito della CEI secondo lo spirito del convegno di Palermo. Il nostro Arcivescovo, alla presidenza diocesana dopo Palermo, ha detto: “Sento la necessità e la preziosità dell’A.C. perchè essa è un luogo ed uno strumento permanente di formazione, di evangelizzazione e di educazione alla fede ed alla vita cristiana indispensabile per ogni parrocchia. A voi chiedo di essere sempre innamorati di Gesù Cristo, e della vostra comunità, soprattutto quando è povera e non risponde alle legittime attese. Il vostro amore alla Chiesa non sia condizionato dai suoi limiti e dalle sue incapacità. Allora voi dovete un supplemento di preghiera, di servizio e di collaborazione al parroco tra le diverse aggregazioni locali”.
C – In riferimento al DECANANTO, è indispensabile, e sempre più urgente, la collaborazione tra i gruppi parrocchiali. Come già esiste tra i preti e per i giovani. Si inizi da subito, in modo serio e profondo, per gli adulti, i catechisti, la terza età, ecc..
Dobbiamo un “grazie” al Decanato per aver organizzato un corso socio-politico. I giovani e gli adulti devono sentire ineluttabile la necessità di parteciparvi. E’ stata notata l’assenza di laici della nostra parrocchia, mentre dovremmo sentire e soffrire, proprio come cristiani praticanti, il difficile, complesso e contradditorio momento che vive il nostro Paese, con il moltiplicarsi di messaggi, a volte, apparentemente convergenti ma, in realtà, contrastanti tra loro. Questa situazione chiede ai cattolici una nuova fatica, cioè una preparazione per un discernimento non emotivo ma consapevole. Il partecipare alla scuola socio-politica che il Decanato ci offre significa essere il più possibile prepararti ad assumere le responsabilità di credenti che si fanno sempre più pesanti, per essere, anche in politica, profeti del Vangelo e della carità.
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