Spirito Santo Corsico

     -Parrocchia Spirito Santo Corsico-

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E’ ancora molto vivo in me il ricordo di quel mese di giugno del 1986 quando la nuova chiesa aveva già preso forma ma non era ancora ultimata. Il complesso aveva sempre la parvenza di un grosso cantiere. L’ingresso principale che doveva diventare un vero e proprio chiostro non era ancora pavimentato e la recinzione era praticamente ancora inesistente. Don Agostino aveva già raggiunto uno stadio avanzato del male che lo affliggeva ed aveva sempe più spesso bisogno di cure che non gli permettevano di essere presente. In questo periodo eravamo validamente seguiti da Monsignor Arosio che era il responsabile delle nuove chiese della Diocesi di Milano. Già da tempo ci aveva suggerito di organizzare la prima festa parrocchiale che si era delineata in un’apposita riunione dove erano state ideate tante proposte ed erano stati distribuiti i vari ruoli per poterle concretizzare. Don Peppino, come confidenzialmente ci piaceva chiamarlo, ci aveva anche suggerito di istituire una cerimonia dove ci sarebbe stata la possibilità di benedire la propria automobile essendo vicino il periodo delle ferie e quindi le varie partenze per le vacanze estive. Nacque inoltre l’idea di realizzare una classica pesca di beneficenza, avendo le “pie” donne già da tempo raccolto tanto materiale idoneo allo scopo. Mia cugina Mariuccia faceva parte, già da tempo, di questo gruppo e non esitò a coinvolgermi nella necessaria punzonatura e registrazione dei numeri. Questo fu semplicemente il primo passo, mentre gli altri passi furono veloci e repentini come una reazione a catena. Tanti uomini di buona volontà non esitarono ad offrire i propri talenti per poter realizzare le varie attività che ci eravamo date come traguardo. Era come mettere insieme un grande mosaico carico di tanti e diversi colori e tonalità. Da sottolineare che per tutti noi si trattava della famosa “prima volta”. L’atmosfera, che si era creata, era come quella di un bambino che ha già il desiderio di correre ma sta ancora imparando a camminare.
Uno dei principali problemi da risolvere era quello di poter avere un adeguata illuminazione sia interna che esterna per poter prolungare la festa anche nelle ore serali, dando anche la possibilità di seguire importanti avvenimenti sportivi alla televisione. Anche per questo ci fu qualcuno che si fece avanti e si adoperò per risolvere il problema luci. Gianni, Bruno e Felice sono i loro nomi. Inutile dire che tutti e tre diventarono ben presto dei veri amici, non solo per me ma anche per gli altri “tecnici” che continuarono ad adoperarsi per poter far continuare questa festa anche negli anni successivi. I primi due fanno parte di quel gruppo che ha già fatto ritorno alla casa del Padre. Sicuramente hanno trovato un altro gruppo di amici e sono già stati coinvolti in un’altra festa da allestire dove la luce è “perpetua”.