Spirito Santo Corsico

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Carissimi parrocchiani della Parrocchia dello Spirito Santo in Corsico, lasciamoci guidare innanzitutto dalle letture di questa messa di oggi, festa dell’Epifania, per comprendere il significato di questa festa che viviamo insieme. Mentre il Natale è l’apparizione di Gesù, intima e familiare, ai suoi, al suo popolo, al popolo ebraico, l’Epifania è l’apparizione di Gesù a tutto il mondo, a tutti i popoli, a tutti i pagani.

Ma leggiamo queste cose nella profezia di Isaia, che costituisce la prima lettura. Sono parole profetiche rivolte a Gerusalemme. Anzitutto una triplice proclamazione di luce: “rivestiti di luce”, “viene la tua luce, la gloria del Signore brilla”. E questa triplice proclamazione di luce è in un contesto di tenebre: “le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni”. Noi sappiamo bene, in questi giorni, cosa significa la nebba fitta, e quindi possiamo immaginare come questa scena ci presenti, da un mare di nebbia oscura, l’emergere come di un picco luminoso, come di una vetta; e questa vetta, che è Gerusalemme, non appare isolata, ma pare il punto di arrivo di carovane numerose che emergono dalla nebbia oscura e sono attratte da questa luce; e queste carovane sono composte in parte da membri del popolo ebraico, qua chiamati: “i tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio”; sono quindi i membri del popolo ebraico dispersi per tutto il mondo che ritornano a Gerusalemme. Ma ci sono anche altre carovane che vengono dai popoli pagani: “uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba”. Sono regioni pagane, regioni del mondo arabo.

E il salmo che abbiamo recitato dopo la prima lettura parlava anch’esso di queste carovane di doni che vengono dall’Occidente e dall’Oriente. Dunque tutta l’umanità cammina verso Gerusalemme. E il profeta Isaia esprime qua quello che potremmo chiamare il sogno di Dio, che è anche il sogno di tutta l’umanità: quella di essere riunita in un solo popolo, in una sola umanità, senza più guerre, divisioni; senza più popoli ricchi, popoli poveri, popoli dell’opulenza, popoli della fame. Un’umanità sola che cammina verso la luce, e questa luce è la pienezza del Regno di Dio, e questa luce è Gerusalemme. Gerusalemme è quindi il simbolo del luogo verso cui cammina l’umanità intera; la storia dell’umanità è come un grande viaggio di ritorno verso Gerusalemme, dove Ebrei e pagani saranno in Cristo un popolo solo.

E questo tema dell’universalismo, dell’universalità, della salvezza, è anche al centro della seconda lettura della lettera di san Paolo agli Efesini. Egli parla del grande mistero; e che cos’è questo mistero? E’ il fatto che per mezzo dello Spirito Santo i pagani sono chiamati anch’essi, in Cristo Gesù, ad essere una cosa sola, un corpo solo con il popolo eletto. Quindi anche qui sempre troviamo la centralità di Gerusalemme, del popolo ebraico di cui l’umanità diviene un’estensione in Gesù Cristo, Figlio perfetto, il più alto fiore di questo popolo ebraico, nato da Maria. In questa realtà storica si ha la salvezza.

Ed ora osserviamo dunque, in questa scena del presepio, i Magi, come rappresentanti del mondo pagano, che corrono a Gerusalemme, la città da cui proviene questa luce. Per loro è la luce della stella, e trovano il piccolo segno della salvezza universale, il bambino Gesù insieme con Maria. E credono a questo piccolo segno, e gli offrono con gioia i loro doni. E questi Magi rappresentano tutta l’umanità in ricerca, tutta l’umanità che si lascia guidare da una stella, da un segno cosmico, dal mondo della natura; e ad un certo punto, poi, si lascia guidare anche dalla Bibbia: “dove nascerà il re dei Giudei?”, chiedono. E la risposta viene dalla Bibbia, dai libri sacri: “a Betlemme di Giudea, perchè così è scritto per mezzo del profeta”.

Il punto di convergenza di tutti i popoli è dunque il mistero di Gesù. Verso questo mistero tutti gli uomini e le donne della terra, anche se non lo sanno, sono incamminati. A questo mistero conducono tutte le luci della storia umana, della ricerca degli uomini, e tutte le luci della Scrittura che, alla fine, fanno convergere l’umanità verso questo centro che è Gesù, nato a Betlemme, presso Gerusalemme, nel grembo di Maria.

E noi siamo parte di questo cammino. La Chiesa è questo popolo pellegrino, questa umanità che cammina verso la pienezza del Regno di Dio, verso questa luce. E ciascuno di noi fa parte di questo popolo, di questo popolo che fa tutt’uno col popolo ebraico, col popolo eletto, il quale non è semplicemente una parte marginale della storia, ma è un momento centrale della storia, del disegno di Dio. E’ questo il destino anche storico di Gerusalemme che è così tanto legato al destino anche storico di Gerusalemme che è così tanto legato al destino della pace umana! Per questo preghiamo intensamente in questi giorni, perchè oltre alla pace nella vicina Croazia, ci possa anche essere pace a Gerusalemme, simbolo della pace dell’umanità. E noi siamo tutti parte di questo cammino.

E il Vescovo, come ha detto il Papa dodici anni fa, durante l’omelia della mia consacrazione episcopale, è il sacramento della strada. Potremmo dunque dire: è il sacramento del cammino colui che ha il compito di accompagnare la gente non verso se stessa o verso qualche meta umana, ma verso questa luce che è il Regno di Dio, che è la pienezza della manifestazione di Dio Padre dell’umanità, verso il pieno riconoscimento della nostra dignità di figli, figli di Dio appartenenti ad un unico popolo. L’umanità intera senza più distinzioni di colore della pelle, di razza, di economia, di stato, di lingua: tutti figli dell’unico Dio. Ecco l’umanità in cammino. Ecco ciò che significa anche la Chiesa missionaria: non è la Chiesa che vuole conquistare, è la Chiesa che vuole indicare a ciascuno di noi la strada verso questa luce, uscendo dalle tenebre e dalla nebbia. Così come noi ci rallegriamo quando, entrati in un banco di nebbia, ci pare di non vedere più nulla, e poi, a poco a poco, ritroviamo la luce e istintivamente camminiamo là dove la luce è più grande, l’umanità intera si rallegrerà camminando verso questa luce che è il Regno di Dio, che è il Signore Gesù, che è la pienezza della figliolanza divina manifestata a noi.

E anche la parrocchia è questo popolo in cammino: è un popolo, famiglie, persone le quali riconoscono che nella nebbia c’è un orientamento, che nel buio c’è un punto di riferimento, che in una società in cui tante cose vanno male c’è una possibilità di verità, di amore, di fraternità, di giustizia, di pace; e questa ci è data da Gesù che si manifesta nella vita della parrocchia, si manifesta nella messa, si manifesta nella Scrittura, nella catechesi, nelle opere educative della parrocchia, nell’attenzione ai malati, nella liturgia, in tutta la realtà della vita parrocchiale. Questa luce si diffonde, irradia sul quartiere, invita molta gente a seguire il vostro esempio; come voi questa sera siete venuti qui, così tutto questo quartiere è invitato; e voi dovete essere coloro che devono accompagnare e aiutare molti altri a trovare questa strada, una strada non semplicemente verso una celebrazione religiosa, ma vesro la pace, la serenità interiore, la certezza che lo Spirito Santo mi anima, mi riempe dentro, mi cambia la vita, mi rende figlio di Dio.

Ecco lo scopo del cammino della parrocchia: far acquisire a tutti la certezza di essere figli di Dio e crescere, quindi, in questa luce e in questa pace, e irradiarla intorno a noi. Questo è lo scopo del Vescovo, questo è lo scopo del ministero del parroco!

Ed è per questo che io vengo qui a visitare questa parrocchia, che è una parrocchia di costituzione recente ma che ha già una sua storia. Basta pensare con gratitudine ai parroci che finora l’hanno retta; e penso con particolare memoria, debbo dire anche con nostalgia e con commozione, alla figura di don Agostino, il primo parroco. Io ricordo della sua malattia gravissima, dei dolori, della sua sofferenza: soffriva per voi, perchè questa parrocchia fosse costruita. Sentiva il desiderio che questa chiesa crescesse, offriva a Dio il sacrificio di non poter più lavorare per voi, anche se nei momenti pur più gravi della sua malattia sperava ogni giorno di poetr ritornare a lavorare per voi; ma ora dal cielo segue la vita di questa parrocchia, perchè l’ama, perchè l’amava molto, perchè sa che è molto amata dal Signore.

Voi avete già quindi una storia, avete dei protettori in cielo, avete dei sacerdoti che vi guidano con amore; e sorgono, cominciano a sorgere tra voi tante persone che vogliono dedicarsi alla costruzione di questa comunità. Le mura sono in parte costruite, speriamo che possano essere presto completamente costruite; ma la comunità si deve fare ogni giorno, attraverso l’impegno di ciascuno di voi.

Ed è per questo che il Vescovo viene per fare la Visita Pastorale della parrocchia: per vedere a che punto sta la costruzione della comunità. Questo mio incontro con voi non è che il primo atto della Visita Pastorale, perchè il mio Vicario Episcopale che concelebra con me, Monsignor Sandro Mezzanotti, accompagnato dal Decano, che anch’egli concelebra, verranno a visitarvi.

Il Vicario Episcopale a mio nome, nei prossimi mesi, incontrerà tante realtà di questa vita parrocchiale e poi mi riferirà su tutto ciò che avrà visto, perchè io possa di nuovo esprimere alcune linee direttrici del vostro cammino.

Invochiamo dunque in questo momento la benedizione del Signore sulla buona volontà di cammino del vostro parroco e di questa parrocchia, e invochiamo soprattutto una grande effusione di Spirito Santo.

A me pare molto bello che tra i tanti titoli delle parrocchie della Diocesi ce ne sia anche una dedicata allo Spirito Santo, perchè lo Spirito Santo è quello che muove la storia, è quello che continuamente stimola la nostra pigrizia, innaffia la nostra aridità, fa rinverdire le nostre foglie rinsecchite, fa rispuntare i nostri fiori che si erano afflosciati. Lo Spirito Santo è quello che ridà continuamente vitalità, genuinità, autenticità alla nostra vita; e quindi Lo invoco abbondantemente in questa Eucaristia su di voi, sulle vostre famiglie, sui vostri cari, invoco il suffragio dei vostri defunti.

E invoco soprattutto lo Spirito Santo per le attività della vostra vita parrocchiale, perchè, riviste alla luce della Visita Pastorale, possano ripartire con rinnovata generosità e fiducia. Abbiate immensa fiducia perchè Dio è con voi; non spaventatevi guardando qualche volta le tenebre o la nebbia intorno a noi della nostra società, perchè c’è una cima luminosa alla quale noi stiamo andando, alla quale ci stiamo avvicinando. La speranza è dunque più forte della paura, la luce è più forte delle tenebre, lo Spirito Santo è più forte del demonio e di tutti gli avversari di Dio.

Portiamo dunque in noi la certezza che anche ciascuno di noi è chiamato a percorrere con gioia questo cammino.

E la Madonna, che ha mostrato ai Magi il bambino Gesù, Lo mostri anche a noi in questa Eucaristia, perchè possiamo godere del suo incontro.