Spirito Santo Corsico

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Preghiera di Avvento

«Santa Maria, Vergine dell'attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono.

Vedi: le riserve si sono consumate.

Non ci mandare ad altri venditori.

Riaccendi nelle nostre anime gli antichi fervori che ci bruciavano dentro, quando bastava un nonnulla per farci trasalire di gioia: l'arrivo di un amico lontano, il rosso di sera dopo un temporale, il crepitare del ceppo che d'inverno sorvegliava i rientri in casa, le campane a stormo nei giorni di festa, il sopraggiungere delle rondini in primavera, l'acre odore che si sprigionava dalla stretta dei frantoi, le cantilene autunnali che giungevano dai palmenti, l'incurvarsi tenero e misterioso del grembo materno, il profumo di spigo che irrompeva quando si preparava una culla.

Se oggi non sappiamo attendere più è perché siamo a corto di speranza.

Se ne sono disseccate le sorgenti. Soffriamo una profonda crisi di desiderio.

E, ormai paghi dei mille surrogati che ci assediano, rischiamo di non aspettarci più nulla neppure da quelle promesse ultraterrene che sono state firmate col sangue dal Dio dell'alleanza.

Santa Maria, donna dell'attesa, conforta il dolore delle madri per i loro figli che, usciti un giorno di casa, non ci son tornati mai più, perché uccisi da un incidente stradale o perché sedotti dai richiami della giungla. Perché dispersi dalla furia della guerra o perché risucchiati dal turbine delle passioni. Perché travolti dalla tempesta del mare o perché travolti dalle tempeste della vita.

Riempi i silenzi di Antonella, che non sa che farsene dei suoi giovani anni, dopo che lui se n'è andato con un'altra.

Colma di pace il vuoto interiore di Massimo, che nella vita le ha sbagliate tutte, e l'unica attesa che ora lo lusinga è quella della morte.

Asciuga le lacrime di Patrizia, che ha coltivato tanti sogni a occhi aperti, e per la cattiveria della gente se li è visti così svanire a uno a uno, che ormai teme anche di sognare a occhi chiusi.

Santa Maria, vergine dell'attesa, donaci un'anima vigiliare.

Giunti alle soglie del terzo millennio, ci sentiamo purtroppo più figli del crepuscolo che profeti dell'avvento.

Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare al mondo, che si sente già vecchio.

Portaci, finalmente, arpa e cetra, perché con te mattiniera possiamo svegliare l'aurora.

Di fronte ai cambi che scuotono la storia, donaci di sentire sulla pelle i brividi dei cominciamenti.

Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò, ministri dell'attesa.

E il Signore che viene, vergine dell'Avvento, ci sorprenda, anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano».
 


DON TONINO BELLO
 

Meditazione di Avvento

Le parole con le quali Giovanni il Battista inizia la sua predicazione hanno valore soprattutto per noi: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!".

Tutto inizia dalla nostra reale, vera conversione. Siamo noi i chiamati a "preparare la via del Signore, a raddrizzare i suoi sentieri".

Come? "Facendo frutti degni di conversione, e non credendo di poter dire fra noi: Siamo salvi perché siamo cristiani… Siamo salvi perché andiamo a Messa la Domenica… Siamo salvi perché chiamiamo altri a venire in Chiesa… e cose del genere".

Non si è salvi perché si fanno queste cose, anche se belle, buone, sante. Siamo salvi se osserviamo il Vangelo per tutti i giorni della nostra vita e lo osserviamo con vero spirito di amore in ogni sua prescrizione, anche la più semplice, anche nel più piccolo precetto.

Siamo salvi se: perdoniamo, scusiamo, non giudichiamo, non condanniamo, non ci riteniamo giusti, stiamo lontano dai vizi, osserviamo ogni comandamento della Legge del Signore, diciamo parole piene di saggezza, di misericordia, di compassione, condividiamo i nostri beni con i poveri, aiutiamo i miseri, accogliamo i forestieri vedendo in loro Gesù, curiamo gli ammalati, siamo fedeli al patto nuziale, sappiamo stimarci gli uni gli altri senza disprezzarci, non siamo usurai, non estorciamo niente a nessuno, sappiamo vivere da poveri in spirito, nella purezza del cuore e della mente, stiamo lontano da ogni ingiustizia anche minima.

Siamo salvi se leggendo il Vangelo con cuore libero da ogni falsa concezione di noi stessi, possiamo dire: "Tutte queste cose le ho osservato e voglio osservarle con una fedeltà sempre più grande".

Giovanni il Battista ci dice che "Già la scura è posta alla radice della nostra vita. Se noi non produciamo frutti buoni, frutti di amore, verità, giustizia, fedeltà, compassione, misericordia, pazienza, prudenza, vera santità, saremo tagliati e gettati nel fuoco inestinguibile dell'inferno".

Non si prepara il Natale facendo il Presepe, allestendo l'Albero, offrendo e ricevendo regali, vivendo insieme la grande cena della Notte Santa. Tutte queste cose sono fuori del cuore. Il Natale si prepara in un solo modo: mettendo al centro del nostro cuore Gesù, Giuseppe, Maria; facendo di esso la Grotta della Natività. Con Gesù nel cuore, tutte le cose ritornano ad essere solo cose.

La Vergine Maria, Madre della Redenzione, ti suggerisca il modo più giusto perché tu possa preparare come si conviene il Natale di suo Figlio Gesù.

Mons. Costantino Di Bruno

 

Preghiera per il tempo del lavoro

Ti offro, Signore, il mio lavoro quotidiano.

Lo affronto serenamente con il tuo aiuto, per la tua gloria,

come collaborazione all'opera creatrice del Padre

per il benessere della mia famiglia.

Cristo, insegnami a pensare al mio lavoro,

non soltanto come una fatica che redime,

ma come occasione per realizzare me stesso,

per servire amando il mio prossimo

e così incontrare te, che mi hai redento e vegli su di me.

Spirito Santo, aiutami a rendere l'ambiente del mio lavoro più umano e cristiano

perché aiuti tutti a ritrovarci fratelli.

Padre, soccorri le vittime del lavoro, gli indifesi, i disoccupati, gli ammalati.

Dona a tutti il pane quotidiano: soprattutto ai bambini e ai poveri.

(Paolo VI)

    Per conoscere Paolo VI: Istituto Paolo VI