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Mons. Claudio Magnoli: Il Lezionario festivo come strumento di catechesi

Il Lezionario Ambrosiano [festivo domenicale]

Libro per celebrare il mistero, strumento di catechesi

 

Introduzione

 

Dalle Premesse al Lezionario ambrosiano

«L’ordinamento delle letture della messa, così come si trova nel Lezionario ambrosiano… è il primo e fondamentale luogo da cui quella porzione di popolo di Dio che celebra ordinariamente in Rito ambrosiano potrà attingere la conoscenza della sacra Scrittura, che è conoscenza stessa di Gesù Cristo…

Sebbene l’azione liturgica non sia, per se stessa, una forma di catechesi, essa racchiude una valenza anche didattica, che affiora con particolare evidenza proprio nella liturgia della parola della messa. Infatti il Lezionario, posto primariamente al servizio della celebrazione dei misteri, può considerarsi a buon diritto anche uno strumento pedagogico e catechetico di straordinaria efficacia per incrementare la formazione cristiana dei fedeli…

Ne risulterà una migliore interazione tra catechesi e liturgia, a vantaggio sia di una migliore assimilazione dei contenuti della fede, sia di una più profonda partecipazione a quel momento culminante e sorgivo dell’agire ecclesiale che è la celebrazione eucaristica» (nn. 62-64).

 

1.       Conoscenza della sacra Scrittura, conoscenza stessa di Gesù Cristo / Proclamazione della parola nell’azione liturgica, presenza viva di Cristo nella comunità credente / Ascolto della parola nell’azione liturgica, accoglienza di Cristo, parola vivente del Padre, nella comunità credente.

 

2.       Il Lezionario [ambrosiano] è posto primariamente al servizio della celebrazione dei santi misteri (valenza mistagogica): - proclamazione / ascolto della parola come atto di santificazione, che si compie nel sacramento dell’eucaristia; - proclamazione / ascolto della parola, come atto di culto, che si dà in pienezza nel sacramento dell’eucaristia; proclamazione / ascolto della parola come predisposizione del corpo, dell’anima e dello spirito al dono dell’eucaristia.

 

3.       Il Lezionario [ambrosiano] è anche «strumento pedagogico e catechetico di straordinaria efficacia» a due livelli: nel metodo (modo di fare catechesi) e nel merito (contenuti da trasmettere). La mia relazione avrà specifica attenzione a questo, fermandosi a considerare il Lezionario ambrosiano festivo domenicale.

 

 

I.       Il Lezionario ambrosiano [= LA]: note di presentazione

 

          Il LA è il frutto di una storia mai interrotta e di un’eredità promettente, riplasmate dal rinnovamento conciliare. Segnalo tre aspetti:

 

1.         L’intero anno liturgico in tre ‘misteri’: - l’Incarnazione, o mistero della venuta nella carne del Verbo di Dio e della manifestazione di Dio nella santa umanità di Gesù di Nazaret; - la Pasqua, o mistero della redenzione dell’uomo; - la Pentecoste o mistero della Chiesa, la nuova Gerusalemme, animata dallo Spirito del Signore risorto.

Come è facile intuire, i primi due misteri sono strettamente cristologici; il terzo, raccorda intimamente a Cristo, mediante il dono dello Spirito Santo (Pentecoste), la Chiesa, suo mistico corpo.

Ciò comporta soprattutto un diverso modo di intendere il «tempo ordinario» romano: c’è un tempo dopo l’Epifania, ultima sezione del mistero dell’Incarnazione, e un tempo dopo Pentecoste, coestensivo al mistero della Pentecoste, scandito in tre sezioni: settimane dopo Pentecoste, dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore (29 agosto), settimane dopo la Dedicazione del Duomo (III domenica di ottobre).  

 

2.         La domenica è aperta dal grande annuncio della risurrezione (messa vigiliare vespertina) ed è illuminata dalla forte convergenza tematica delle tre letture bibliche (lettura, epistola, vangelo).

 

3.         L’ordinamento delle letture domenicali nei diversi tempi liturgici propone una sequenza tematica coordinata e progressiva. Per citare due esempi, che verranno ripresi poi in modo più analitico:

L’Avvento, che ha una durata di sei settimane, inizia dalla parusia del Signore e si chiude con la domenica dell’incarnazione. Ecco la sequenza tematica completa: La venuta del Signore – I figli del Regno – Le promesse adempiute – L’ingresso messianico – Il Precursore – L’incarnazione o la divina maternità della beata Vergine Maria.

Il Tempo dopo l’Epifania, che ha una durata massima di nove settimane, prevede due distinte sequenze tematiche: il ciclo dei segni manifestativi della gloria divina del Verbo fatto carne (domeniche II-VII) e il ciclo della misericordia divina (VIII-IX) mai da omettere, qualunque sia il numero delle domeniche disponibili.

 

 

II.        Dal Lezionario Ambrosiano, un metodo catechistico

 

Intendo per «metodo catechistico» il modo di porgere la verità cristiana, luce per la mente (intelletto), sostegno per la volontà (decisione), gioia per il cuore (amore). Nel LA ci sono almeno tre preziose indicazioni di metodo:

 

1.         La verità cristiana non è anzitutto un sistema di idee chiare e distinte, ma un’esperienza di grazia, di amore e di salvezza, resa possibile dall’incontro con colui che si autodefinisce «via, verità e vita». In questo incontro, che avviene mediante la Parola e il Sacramento, la Parola rivela (fa conoscere), la Parola giudica (dà criteri alla vita), incoraggia e rimprovera (muove all’azione).

Ne consegue che, nell’uso catechistico del LA, queste diverse dimensioni dovranno essere tenute costantemente presenti, accostando narrazione (storie e figure di salvezza) e riflessione (temi e pensieri), racconto e discorso.

 

2.         La verità cristiana è racchiusa nel complesso delle sacre Scritture, Antico e Nuovo Testamento, ma non allo stesso modo. Nel Nuovo Testamento essa si dà in piena luce, cioè in forma cristologica diretta ed esplicita. Nell’Antico essa si dà in forma nascosta e velata, così da esigere una costante ermeneutica cristiana («Nell’Antico Testamento è adombrato il Nuovo e nel Nuovo si disvela l’Antico o anche, come ama ripetere il santo vescovo Ambrogio, «il Figlio di Dio... è nascosto nella legge, coperto sotto il velo dei profeti e adempiuto nella predicazione evangelica, affinché… formatosi in noi, che siamo il suo corpo, col raffrontare insieme le Scritture, sia tutto in tutti» - Premesse, n. 10).

Ne consegue che l’uso catechistico del LA chiede di attivare in tutti (piccoli e grandi), insieme alla familiarità con il Nuovo Testamento, una maggiore conoscenza dell’Antico letto alla luce del Nuovo (cfr. il metodo usato da Gesù con i discepoli di Emmaus - Lc 24, 13ss). Non basterà dunque fissare l’attenzione sulle pericopi evangeliche, ma occorrerà fare sempre lo sforzo di integrare, anche nell’uso catechistico del LA, le tre letture unitariamente.

 

3.         La verità cristiana non si cristallizza in una forma chiusa, ma si apre all’incontro con le esperienze umane, religiose e culturali dei popoli, generando Tradizione. È l’apporto complesso e originale dell’apostolo Paolo, il quale prende le mosse dall’annuncio del vangelo di Gesù Cristo agli Ebrei, ma allarga progressivamente il proprio orizzonte ai pagani di cultura greco – romana e, in ipotesi, ai pagani di tutte le culture.

Il LA, riservando l’Epistola a Paolo in modo rigoroso, insieme ai contenuti trsmessi dal suo epistolario, sottolinea con forza la metodologia missionario dell’apostolo delle genti: annunciare a tutti l’essenziale del vangelo di Gesù Cristo nella forma adatta alla recettività del destinatario.

 

 

III.      Dal Lezionario Ambrosiano: due esempi di un percorso catechistico

 

Domeniche di avvento

1.         Il titolo La venuta del Signore, attribuito alla I domenica di avvento, rinvia al ‘mistero’ della seconda venuta del Signore alla fine dei tempi o parusia del Signore.

Le tre pericopi scelte per l’anno A sono: Is 51, 4-8 (I cieli si dissolveranno, ma la mia salvezza non durerà per sempre); 2Ts 2, 1-14 (prima dovrà essere rivealto il figlio della perdizione, che il Signore Gesù distruggerà col soffio della sua bocca); Mt 24, 1-31 (Vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra le nubi del cielo).

Gli altri due anni convergono sullo stesso ‘mistero’ a partire dalla diversa prospettiva escatologica di Mc 13, 1-27 (Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria) e Lc 21, 5-28 (Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo perché la vostra liberazione è vicina).

La lettura è tratta sia in B che in C dal profeta Isaia, che qui come nelle altre domeniche, salvo un paio di eccezioni, è il profeta dell’avvento.

L’epistola legge 1Cor 15, 22-28 (L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte) nell’anno B ed Ef 5, 1-11a (Nessun impuro o avaro avrà parte al regno di Cristo) nell’anno C.

2.         Il titolo I figli del Regno, attribuito alla II domenica di avvento, sta a indicare il ‘mistero’ della discendenza di Abramo che, con la venuta di Cristo, supera i confini d’Israele per allargarsi a comprendere ogni uomo.

Le tre pericopi dell’anno A sono: Bar 4, 36 - 5, 9 (Sorgi, Gerusalemme, vedi i tuoi figli riuniti da occidente a oriente); Rm 15, 1-13 (Cristo si è fatto servitore dei circoncisi per compiere le promesse dei padri; le nazioni pagane invece glorificano Dio per la sua misericordia); Lc 3, 1-18 (Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio).

Il ‘mistero’ della nuova e universale appartenenza alla stirpe Abramo, in forza della venuta di Cristo, lo si ritrova, sempre facendo perno sui vangeli, nell’anno B (Mt 3, 1-12 / Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre) e nell’anno C (Mc 1, 1-8 / Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo).

3.         Il titolo Le profezie adempiute, attribuito alla III domenica di avvento, sta a indicare il ‘mistero’ della vicenda storica di Gesù di Nazaret come lo spazio umano, abitato pienamente da Dio, in cui si compiono definitivamente le promesse antiche.

Le tre pericopi dell’anno A, sono: Is 35, 1-10 (Ecco, il vostro Dio viene a salvarvi); Rm 11, 25-36 (I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili); Mt 11, 2-15 (Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete).

Il vangelo dell’anno C è costituito dal parallelo lucano di Matteo (Lc 7, 18-28 / Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito), mentre il vangelo dell’anno B (Gv 5, 33-39 / Voi scrutate le Scritture: sono proprio esse che mi rendono testimonianza) presenta uno dei più begli elogi fatti da Gesù al Battista (“egli ha dato testimonianza alla verità”), accompagnato da un’inequivocabile dichiarazione di superiorità da parte di Gesù: “Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni” (v. 36).

4.         Il titolo L’ingresso del Messia, attribuito alla IV domenica di avvento, fa immediato riferimento al ‘mistero’ dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme, proclamato nel vangelo secondo la narrazione matteana nell’anno A (Mt 21, 1-9), marciana nell’anno B (Mc 11, 1-11) e lucana nell’anno C (Lc 19, 28-28).

Ma poiché siamo nel contesto dell’avvento, e con la IV domenica entriamo nella parte natalizia, la prima referenza va completata e approfondita. L’adempimento messianico, collocato dagli evangelisti in contesto pasquale, è categoria valida anche per comprendere i giorni dell’incarnazione, e il ‘mistero’ attorno a cui ruota la parola di Dio di questa domenica diventa allora L’ingresso del Messia nel mondo che si compie con il parto verginale di Maria.

Nell’anno A, alla pagina di Matteo si affiancano la profezia di Is 40, 1-11 (Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore viene) e la dichiarazione messianica di Gesù nella lettera agli Ebrei (Eb 10, 5-9a / Ecco, io vengo a fare la tua volontà).

Nell’anno B, alla pagina di Marco si affiancano Is 16, 1-5 (Manda l’Agnello) e 1Ts 3, 11-4,2 (Rendete irreprensibili i vostri cuori al momento della venuta del Signore nostro Gesù).

Nell’anno C, alla pagina di Luca si affincano Is 4, 2-5 (Verrà il Signore sul monte come una nube) e Eb 2, 5-15 (Avendogli assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non gli sia sottomesso).

5.         Il titolo Il Precursore, attribuito alla V domenica di avvento, sta ad indicare il ‘mistero’ della figura di Giovanni Battista, chiamato a essere colui che corre avanti per predisporre la strada a colui che deve venire.

E poiché l’evangelista che più ha riflettuto in termini teologici sul rapporto tra il Battista e Gesù è stato Giovanni, in tutte e tre gli anni si legge una pericope giovannea: Gv 1, 6-8. 15-18 (Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni), il testo tradizionale di questa domenica, nell’anno A; Gv 1, 27a. 15c. 27b-28 (Io sono voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore) nell’anno B; Gv 3, 23-32a (Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo), nell’anno C.

Di conseguenza, la lettura e l’epistola, in modi diversi nei tre anni, approfondiscono la funzione pedagogica, ancillare, e quindi provvisoria, del ‘testimone’ rispetto al ‘Testimoniato’, del predicatore rispetto al Predicato.

6.         Il titolo di Domenica dell’Incarnazione, attribuito alla VI domenica di avvento sta ad indicare il ‘mistero’ dell’incarnazione del Verbo nelle carni verginali della santissima Madre di Dio.

Il Lezionario ambrosiano lo pone in perfetto parallelismo con il titolo Divina maternità della beata Vergine Maria, maggiormente in sintonia con quello della solennità romana del 1 gennaio, ma non senza precisare che, grazie alla sua singolare collocazione pre-natalizia, l’antica festa della ‘Madre di Dio’ viene tenuta in “una prospettiva marcatamente cristologica”.

Per la sua stabile attestazione, almeno da sec. IX, l’ordinamento delle letture di questa domenica si conserva a ciclo unico.

La liturgia della parola si apre con la profezia di Is 62, 10 – 63, 3b (Dite alla figlia di Sion: ecco, arriva il tuo Salvatore), cui corrisponde il ritornelo del salmo responsoriale: Rallegrati, popolo santo: viene il tuo Salvatore.

L’epistola, tratta dalla lettera ai Filippesi (Fil 4, 4-9 / Rallegratevi, il Signore è vicino) si mantiene nel clima dell’attesa gioiosa per la venuta del Signore ormai imminente.

Il vangelo proclama per intero la pagina dell’annunciazione (Lc 1, 26-38a), dando il massimo rilievo alle parole dell’angelo: “Ecco, concepirai un figlio, lo dari alla luce e lo chiamerai Gesù” (v. 31).

L’inginocchiarsi dei fedeli alle parole che nel credo professano il mistero dell’incarnazione riassume con rara efficacia la parola ascoltata e introduce nei santi misteri eucaristici.

 


 

Domeniche dopo l’epifania

 

1.         La prima domenica dopo l’epifania è la domenica del Battesimo del Signore. Nella struttura generale dell’anno liturgico essa costituisce una domenica ponte tra il tempo di natale e il tempo dopo l’epifania.

L’ordinamento delle letture di questa domenica prevede un unico anno per la lettura e l’epistola e una triennalità per il vangelo, “allo scopo di ascoltare la narrazione dell’episodio che dà il nome alla domenica secondo i tre sinottici”.

Come lettura viene proclamato Is 55, 4-7, pericope che annuncia l’elezione divina di colui che sarà testimone fra i popoli e sovrano fra le nazioni, con il conseguente movimento di convergenza di tutti i popoli della terra verso l’eletto di Dio.

Come epistola è prevista la pericope di Ef 2, 13-22, che sottolinea il tema della mediazione salvifica di Cristo: per mezzo di lui possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito.

2.         La II domenica dopo l’epifania è dedicata al ‘mistero’ delle nozze di Cana, mistero che era già stato ricordato nei due inni (ai vespri e alle lodi) dell’epifania e in uno dei due prefazi della solennità.

La pagina evangelica di Gv 2, 1-11 non poteva che essere unica nei tre anni, ma la ciclicità triennale delle altre due pericopi permette di coglierne un triplice aspetto.

Nell’anno A il ‘mistero’ delle nozze di Cana viene raccordato con la necessità di una preghiera pienamente confidente (Nm 20, 2. 6-13: l’acqua di Meriba) e sostenuta dallo Spirito santo (Rm 8, 22-27: lo Spirito formula le nostre richieste a Dio).

Nell’anno B, con la promessa del banchetto escatologico che attende tutti i popoli (Is 25, 6-10a: prepara il Signore per tutti i popoli un banchetto di vini eccellenti) e con la confessione di fede nella divinità di Cristo (Col 2, 1-10a: In Cristo abita la pienezza della divinità).

Nell’anno C, con l’intercessione di Maria, prefigurata nella regina Ester (Est 5, 1-1c. 2-5: Intercessione di Ester presso il re e invito al banchetto) e con la predestinazione alla santità in Cristo di ogni uomo e dell’intera creazione (Ef 1, 3-14: In Cristo ci ha scelti prima della creazione del mondo).

3.         La III domenica dopo l’epifania, “mette al centro, attraverso i vangeli, il segno della moltiplicazione dei pani... che alcune pagine del Pentateuco (lettura) e delle lettere ai Corinzi (epistola) aiutano a comprendere nella sua ricchezza teologica e spirituale”.

Il ‘mistero’ di questa domenica viene esplicitato in tre direzioni.

Nell’anno A il segno della moltiplicazione dei pani è letto secondo la redazione lucana (Lc 9, 10b-17). Ad esso si rapporta, in chiave prefigurativa, il dono gratuito della manna (Es 16, 2-7a. 13b-18) e, in termini fortemente spirituali, la carità fraterna nella Chiesa, intesa come continuazione del dono di Dio.

Nell’anno B il segno della moltiplicazione dei pani è riletto secondo la prima redazione matteana (Mt 14, 13b-21). La lettura riprende, ancora in chiave prefigurativa, il dono della manna e delle quaglie (Nm 11, 4-7. 16a. 18-20. 31-32a). L’epistola, che applica ai fatti dell’esodo (la nube, il mare, l’acqua dalla roccia, ecc...) una rilettura tipologica, dichiara il valore permanente per noi dell’esperienza di Israele (1Cor 10, 1-11b).

Nell’anno C il segno della moltiplicazione dei pani risuona nella liturgia della parola tramite la seconda redazione mattena (Mt 15, 32-38). La prefigurazione veterotestamentaria è data dalla promessa di una terra dove scorre latte e miele (Nm 13, 1-2. 17-27) e la declinazione spirituale paolina è ancora nella direzione della carità fraterna (2Cor 9, 7-14).

4.         La IV domenica dopo l’epifania è dedicata ai ‘misteri’ della tempesta sedata e del cammino sulle acque come manifestazione della signoria di Cristo sulla creazione.

Nell’anno A il vangelo è Mt 8, 23-27. A esso corrisponde la meditazione di Sir 43, 23-33a sul dominio che Dio, creatore e signore di tutte le cose, esercita con la sua parola sull’abisso e la riflessione di Col 3, 4-10 sulla nostra futura partecipazione alla manifestazione finale della gloria di Cristo. Secondo la traccia di questo primo anno il ‘mistero’ della tempesta sedata racchiude, da un lato, l’equiparazione tra il potere di Cristo e il potere di Dio e dall’altro il rinvio a quella che sarà la piena rivelazione della gloria di Cristo e dei suoi discepoli con lui.

Nell’anno B il vangelo è Lc 8, 22-25. Ad esso si associa la meditazione di Sap 19, 6-9 (la creazione obbedisce ai tuoi comandi) e la riflessione di Rm 8, 28-32 (tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio). Il raccordo tra la lettura e il vangelo è del tutto trasparente. Lo diventa anche quello tra l’epistola e il vangelo nella misura in cui si esplicita il fatto che, nel vangelo di Luca, la paura di soccombere alle forze della natura è interpretato da Gesù come un rischio per la fede. Paolo sottolinea come, nonostante qualunque cosa in contrario, nulla è davvero contro coloro che amano Dio.

Nell’anno C il vangelo è Marco 6, 45-56 (Gesù cammina sulle acque), la lettura è Gs 3, 14-17 (Le acque del Giordano s’arrestano di fronte all’arca di Dio) e l’epistola è Ef 2, 1-7 (Dio, ricco di misericordia, ci ha fatti sedere nei cieli con Cristo).

L’accento posto da Marco sul potere di Cristo sulle acque, intese nella loro simbolica negativa di forze distruttive che danno morte, apre alla comprensione cristiana delle acque del Giordano che arrestano il loro impeto distruttivo per lasciar passare l’arca di Dio. La riflessione paolina, che è a un tempo battesimale e pasquale, annuncia l’esito ultimo e definitivo del potere di Cristo.

5.         La V domenica dopo l’epifania è dedicata alla signoria di Cristo sulla vita di ogni uomo, anche al di là dei confini di Israele. In tutte e tre gli anni, in modo molto evidente, s’intrecciano due tematiche maggiori: il potere di Gesù di compiere miracoli, prodigi e segni, che manifesta la sua signoria sulla vita dell’uomo e la salvezza che fuoriesce da Israele (anno A) verso tutti i popoli della terra (anno B e C).

Nell’anno A il vangelo è Gv 4, 46-54 (Il secondo segno a Cana per il figlio del funzionario del re). La lettura è Is 66, 18b-22 (Tutti i popoli verranno e vedranno la mia gloria), una delle pagine più universalistiche dell’antico testamento. L’epistola è Rm 4, 13-17 (la promessa di Abramo in virtù della fede), dove Paolo riconduce alla fede di Abramo il principio della salvezza universale che viene da Cristo.

Nell’anno B il vangelo è Mt 15, 21-28 (la figlia della Cananea). La lettura è Is 60, 13-14 (La gloria del Libano verrà a te) e l’epistola Rm 9, 21-26 (chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo). Il Libano, al di fuori dei confini di Israele, era considerato nemico di Dio e del suo popolo. Il profeta prannuncia il tempo in cui anche la gloria del Libano verrà al tempio di Gerusalemme per onore il Signore. Paolo dichiara pienamente avverata in Cristo la promessa profetica.

Nell’anno C il vangelo è Mt 8, 5-13 (la guarigione del servo del centurione). La lettura è Ez 37, 21-26 (Non saranno più due popoli) e l’epistola Rm 10, 9-13 (Non c’è distinzione tra Giudeo e Greco). A partire da un miracolo di guarigione compiuto verso un pagano si sviluppa la riflessione sul potere universale di salvezza di Cristo e sul mistero della Chiesa, che è principio di unità tra tutti i popoli.

6.         La VI domenica dopo l’epifania è dedicata alla potenza taumaturgica di Cristo e alla sua filantropia, vale a dire ai miracoli compiuti da Cristo come segno del suo amore tenerissimo per l’uomo, specialmente il più debole ed emarginato.

Nell’anno A il vangelo è Mt 12, 9b-21 (l’uomo dalla mano inaridita). La lettura è 1Sam 21, 2-6a. 7ab (Davide, il sacerdote Achimelech e i pani dell’offerta) e l’epistola Eb 4, 14-16 (Gesù, sommo sacerdote che sa compatire le nostre infermità).

Nella logica generale di questa domenica subentra una sfumatura particolare indotta dal contesto sabbatico del miracolo compiuto da Gesù. L’amore per l’uomo, che attiva il potere taumaturgico di Cristo, vale di più della pratica legale del sabato. Lo stesso accade a proposito dei pani dell’offerta nella prima lettura. La fame di Davide e dei suoi relativizza anche la loro destinazione cultuale. Già l’antico testamento aveva intuito che non è l’uomo per il sabato, ma il sabato per l’uomo. Su tutto questo lo stupendo commento della lettera agli Ebrei che rilegge nell’ottica della ‘compassione’ per le infermità dell’uomo il sacerdozio di Cristo.

Nell’anno B il vangelo è Lc 8, 42-48 (l’emorroissa, cioè la donna che soffriva di perdite di sangue). La lettura è 2Re 5, 1-3. 9-15b (La guarigione di Naaman, il lebbroso) e l’epistola Eb 12, 18-24 (voi vi siete accostati alla città del Dio vivente). Il potere taumaturgico e la filantropia di Cristo si esercitano nei confronti di chi è considerato impuro dalla legge (chi perde sangue, chi è lebbroso) e dunque non ha valore sociale riconosciuto.

Straordinaria ancora una volta la riflessione della lettera agli Ebrei che contrappone alla paura e al terrore di Dio di fronte alla rivelazione al Sinai il confidente abbandono di chi si accosta a Cristo, mediatore della nuova alleanza, e al suo sangue che purifica.

Nell’anno C il vangelo è Lc 17, 11-19 (i dieci lebbrosi). La lettura è Is 56, 1-8 (Lo straniero non dica: il Signore mi escluderà dal suo popolo) e l’epistola Rm 7, 14-25a (Chi mi libererà da questo corpo di morte?).

Nella scelta della pericope della guarigione dei dieci lebbrosi l’accento è posto sul fatto che solo colui che era straniero, cioè samaritano, torna a ringraziare. E la gratitudine verso Gesù, che lo ha risanato, è principio di salvezza in lui, ben più grande della guarigione fisica. Si comprende così la scelta della profezia di Isaia che intravvede il giorno in cui anche lo straniero potrà partecipare dell’eredità di Israele. La pericope paolina riprende il tema della gratitudine a Dio per mezzo di Cristo come principio di salvezza al di là della fragile volontà dell’uomo di fronte al peccato.

7.         La VII domenica dopo l’epifania, con la quale si conclude il ciclo delle domeniche delle manifestazioni, è dedicata alla vittoria di Cristo sul demonio, che si manifesta nella cura di alcune infermità – come la cecità e il mutismo – che hanno in sé qualcosa di oscuro e di diabolico, nella liberazione degli indemoniati e nel potere di rimettere i peccati. L’azione risanatrice di Cristo, nella quale egli rivela la pienezza della divinità che lo abita, giunge qui al suo vertice: tutto l’uomo – corpo, mente e spirito – viene salvato per partecipare della sua stessa gloria.

Nell’anno A il vangelo è Mt 9, 27-35 (Gesù andava per tutte le città e i villaggi, curando ogni infermità). La lettura è Is 64, 3b-8 (Orecchio non ha sentito, occhio non ha visto, che un Dio abbia fatto tanto per chi confida in lui) e l’epistola Fil 2, 1-5 (Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù).

Di fronte alla guarigione dei due ciechi, del muto indemoniato e di molti altri le folle manifestano tutto il loro stupore (“Non si è mai visto niente di simile in Israele”). La lettura ricollega lo stupore delle folle allo stupore del profeta che contempla quanto Dio ha fatto e continua a fare per chi confida in lui.

La meditazione paolina va oltre e invita i Filippesi non solo a stupirsi di quanto Cristo Gesù ha fatto per tutti gli uomini, ma a vivere con sentimenti di amore e di compassione per i fratelli, a imitazione perfetta di lui.

Nell’anno B il vangelo è Mt 8, 28-34 (Gesù libera gli indemoniati nel paese dei Gadareni). La lettura è Is 65, 1-5a. 8-9 (Mi feci trovare da chi non mi cercava) e l’epistola Rm 5, 15b-19 (Quelli che ricevono l’abbondanza del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo).

I due indemoniati del paese dei Gadareni non vogliono avere a che fare con Gesù e Gesù li libera dalla schiavitù dei demoni nonostante questa loro volontà malata. La lettura profetica riprende proprio questo tratto della narrazione evangelica. Dio rivela la sua volontà di salvare anche coloro che con le labbra gli ripetono di stare lontano. L’apostolo recupera il fondamento teologico di questo eccesso dell’amore divino: “Se per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti”.

Nell’anno C il vangelo è Lc 5, 17-26 (Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di rimettere i peccati: alzati, prendi il tuo lettuccio e va’). La lettura è Ez 33, 1-5. 7a. 10-11c (Non godo della morte dell’empio, ma che l’empio dsista dalla sua condotta e viva) e l’epistola Col 3, 5-13 (Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi).

Il raccordo tematico tra le tre letture è della massima evidenza. Va sottolineata ancora una volta la funzione dell’epistola che invita a esplicitare nel comportamento dei discepoli quello che essi hanno contemplato nel comportamento del Maestro.

Con la penultima domenica dopo l’epifania si cambia decisamente registo. All’orizzonte si staglia la quaresima, cioè il tempo della penitenza che conduce a conversione, ma soprattutto il tempo della convivenza con Dio nel deserto per fare esperienza del suo amore misericordioso.

8.         Il titolo della divina clemenza, attribuito alla penultima domenica dopo l’epifania, sta ad indicare il ‘mistero’ della bontà misericordiosa di Dio, lento all’ira e ricco di grazia. Nella pedagogia cristiana della conversione la contemplazione della clemenza di Dio e del suo amore misericordioso è premessa indispensabile e insostituibile.

A condurre nella contemplazione di questo mistero si incaricano, nei vari anni, le pagine evangeliche: l’adultera perdonata (Gv 8, 1-11) nell’anno A; la peccatrice perdonata, perché molto ha amato, nella casa di Simone il fariseo (Lc 7, 36-50) nell’anno B; il banchetto con i peccatori, dopo la chiamata di Levi (Mc 2, 13-17) nell’anno C.

Il raccordo con la pagina dell’adultera (anno A) è dato da Bar 2, 9-15a (Nella tua misericordia verso di noi tutta la terra riconsca che sei il nostro Dio) e da Rm 7, 1-6a (In Cristo siamo liberati dalla legge per non essere più adulteri, ma appartenere  a lui).

L’accento posto da Gesù sul perdono dato a chi non si chiude all’amore fa da ponte tra il vangelo della peccatrice (anno B), Os 6, 1-6 (Voglio l’amore e non il sacrificio) e Gal 2, 19 - 3,7 (Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me).

Il banchetto con i peccatori (anno C) è il segno di una disponibilità massima al perdono da parte di Dio al di là di una giustizia proporzionale all’impegno del soggetto da perdonare. Va in questa direzione la scelta della lettura (Dn 9, 15-19 Ascolta le nostre suppliche non per la nostra giustizia, ma per la tua grande misericordia. Ascolta e perdona) e la confessione autobiografica di Paolo (1Tm 1, 12-17 Gesù è venuto a salvare i peccatori, dei quali io sono il primo, e ha chiamato al ministero me che per l’innanzi fui un bestemmiatore).

9.         Il titolo del perdono, attribuito all’ultima domenica dopo l’epifania, sta ad indicare il ‘mistero’ della perdono di Dio, che accoglie e sopravanza lo sforzo di conversione dell’uomo. Se nella penultima domenica l’accento era posto esclusivamente sull’iniziativa misericordiosa di Dio, nell’ultima domenica entra in gioco in modo più esplicito la libertà dell’uomo che, sospinto dalla bontà di Dio, compie passi di vera conversione per affidarsi con piena fiducia a un perdono più grande di ogni sua aspettativa.

Le tre pagine evangeliche sono tra le più belle e conosciute del vangelo di Luca, quel vangelo che molti commentatori non dubitano di chiamare il ‘vangelo della misericordia’: Lc 15, 11-32 (il figlio prodigo e il padre che riaccoglie e perdona) nell’anno A; Lc 18, 9-14 (il pubblicano e il fariseo); Lc 19, 1-10 (la conversione di Zaccheo).

Il raccordo con la grande parabola del figlio prodigo (anno A) è dato da Os 1, 9a; 2, 7b-10. 16-18. 21-22 (L’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore), che interpreta in chiave teologica il ‘rientrare in se stesso’ di Luca. Il commento di Rm 8, 1-4 (Non c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo) va alla ricerca della radice dell’esperienza del perdono e la ritrova nel dono della ‘legge dello Spirito’, che dà vita in Cristo Gesù e libera dalla legge del peccato e della morte.

L’atteggiamento del pubblicano che, battendosi il petto e confessando il suo peccato, muove Dio al perdono (anno B) crea il ponte con la pagina di Is 54, 5-10 (Ti riprenderò con immenso amore, dice il Signore che ti usa misericordia).

Al contrario, l’atteggiamento orgoglioso del fariseo, che non riconosce il proprio peccato e anzi giudica il fratello, è biasimato dall’apostolo, che invita con forza a “non disprezzare il fratello”, perché solo Cristo è il giudice dei vivi e dei morti (Rm 14, 9-13).

Alla conversione di Zaccheo (anno A), mosso al pentimento dal modo con cui Gesù si è curato di lui, corrisponde Sir 18, 11-14 (Il Signore è paziente con gli uomini e riversa su di loro la sua misericordia) e 2Cor 2, 5-11 (la carità nella Chiesa verso i peccatori). All’interessamento di Gesù per il peccatore Zaccheo (vangelo) e alla pazienza di Dio verso i peccatori (lettura) deve corrispondere la fraterna carità della Chiesa per i peccatori (epistola).