Spirito Santo Corsico

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 cura di Mons. Costantino Di Bruno

Domenica 6 marzo

Domenica del perdono

Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita

 (Lc 15,11-32)

Dalla verità di Dio nasce la verità dell’uomo, non solo a livello ontico, di essenza creata, quanto soprattutto a livello operativo, di comportamento. Oggi quasi tutti siamo falsi adoratori di Dio. La verità che proclamiamo di Lui nelle aule universitarie, dagli amboni, dalle sale del catechismo, dalle tavole rotonde, dai seminari o da cicli di conferenze studiate e organizzate con cura, non corrisponde al nostro vissuto. È come se noi vivessimo in due mondi interscambiabili: quello delle idee e l’altro della realtà che viaggiano su rette parallele, senza mai potersi incontrare.

Oggi Gesù svela e condanna la nostra falsa adorazione di Dio ed è falsa adorazione ogni rapporto con il Signore dal quale è escluso l’uomo. È menzognero ogni culto verso il Cielo che non sia culto verso la terra, cioè verso i fratelli. Il culto di Dio è l’uomo. Il culto dell’uomo è Dio nell’uomo secondo la forma e l’essenza con le quali Dio ama l’uomo. Il Padre ama il figlio anche nella sua perdizione. Il fratello non ama il fratello. Di conseguenza non ama il Padre. Non lo può amare, perché è fuori del cuore del Padre.

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Se noi vogliamo adorare Dio, servirlo, amarlo lo dobbiamo fare inserendoci sempre dal suo cuore. È dal cuore di Dio che si deve comprendere la realtà nella quale viviamo, che è fatta di povertà spirituale e materiale, nella quale noi siamo chiamati a riversare tutta la grandezza della misericordia del Padre, che è perdono, accoglienza, dono di ogni grazia e verità, assistenza, aiuto, soccorso, conferimento della dignità perduta. Dio viene per dare dignità alla sua creatura, per elevarla fino a renderla partecipe della sua divina natura. Se un solo uomo per causa nostra vive senza dignità, la nostra adorazione di Dio è falsa. La nostra religione è vana. Non abbiamo imitato Dio.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, fateci veri imitatori di Dio.