Spirito Santo Corsico

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a cura di Mons. Costantino Di Bruno

Domenica 6 febbraio

V dopo l'Epifania

Credette lui con tutta la sua famiglia

 (Gv 4,46-54)

Gesù non vuole che la sua missione venga distorta, usata male. Non vuole che ci si serva di Lui per cose di secondaria importanza. Lui è venuto per illuminare ogni uomo con la luce della divina verità e per trasformarlo con la potenza del suo Santo Spirito, immergendolo nella sua grazia e facendolo persona nuova.

Se il cristiano di oggi e di sempre imitasse il suo Maestro e Signore, se anche lui evitasse di lasciarsi fuorviare dalla sua missione, se mettesse ogni impegno a vivere secondo il mandato che Gesù gli ha consegnato, il mondo brillerebbe di verità, santità, purezza del cuore e della mente, grande giustizia, pace, gioia, universale solidarietà.

Gesù sempre vuole che, quanti lo incontrano, si elevino, giungano alle più alte vette della trascendenza, si liberino da ogni immanenza, lascino i pensieri di terra, si facciamo avvolgere dai pensieri di Cielo, che sono i pensieri del Padre suo. Dobbiamo pur confessarlo: oggi abbiamo abbassato fortemente il livello della fede in Cristo Gesù. Anziché di una cosa di vita eterna ne abbiamo fatto una cosa di vita terrena. Anziché elevare l’uomo verso Dio, lo abbiamo rinchiuso nelle prigioni degli affanni e delle preoccupazioni per le cose di questo mondo. Stiamo tradendo il mandato che ci è stato donato. Ignoriamo che la carità non è elemosina e che la fede non è sotterrare l’uomo nelle viscere della terra. L’infinito non può essere sacrificato al finito e al contingente.

Un funzionario regio si accosta a Gesù e chiede la guarigione del figlio che sta per morire. Gesù non vuole che si ricorra a Lui solo per guarire i corpi o liberare dalla morte fisica. Non vuole questo e lo dice: “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”. Al funzionario per il momento non interessa nulla della fede. Lui ora ha nel cuore un solo desiderio: “Che suo figlio viva”. La carità di Gesù sempre si lascia vincere dall’incredulità dell’uomo. La sua misericordia è alta quanto i cieli. Dinanzi al dolore di un padre, sempre Gesù si fa arrendevole. È questa la sua sapienza: non chiudere mai la porta della sua carità ai disperati. Ecco cosa ci narra il Vangelo di oggi:

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Gesù vuole che il miracolo sia sempre il frutto della nostra fede. Vuole anche che la nostra fede sia talmente alta e profonda da astenersi dal chiedere il miracolo, perché ci si abbandona in tutto nelle mani del Padre nostro celeste. Gesù è però l’uomo dalla fede purissima. Anche Lui, nella sua vera umanità, chiederà un giorno al Padre, se possibile, il miracolo di non passare per la via della croce. Lui sa che l’uomo è sempre dalla fede impura, è perennemente un lucignolo che fumiga ed è sua particolare missione non spegnerlo mai, anzi ravvivarlo sempre. Il miracolo spesso diviene quell’olio che ravviva la fiamma spenta e la forza che dona vigore alla canna incrinata.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, otteneteci una fede viva, forte.