(Lc 4,14-22) Finora sono stati gli altri a dirci chi è Cristo Gesù. È stato l’Angelo a dirlo a Maria, a Giuseppe, ai pastori. Sono stati i pastori a dirlo a quanti hanno incontrato sul loro cammino. È stato Simeone a dirlo nel tempio di Gerusalemme. Oggi è Gesù stesso che lo dice a quanti sono nella Sinagoga di Nazaret, rivelando la sua vera identità, la sua missione, il mandato che il Padre gli ha affidato. Il profeta Isaia è il Cantore per eccellenza del Messia del Signore. Possiamo dire che questo annunzio è il cuore della sua profezia. Quanto il Vangelo ci rivela di Gesù, la sua profezia già lo contempla e lo proclama. L’apice, il sommo del mistero che avvolge il Messia di Dio è narrato dal profeta nel Canto del Servo Soffrente del Signore. Il Servo del Signore è Redentore per espiazione vicaria. Oggi Gesù entra nella Sinagoga di Nazaret. Siamo nella città in cui Lui è stato allevato. Prende il rotolo del profeta Isaia, trova il passo che Lui stesso ha in mente di leggere e di commentare. Vuole svelare tutta la verità sulla sua missione non in modo diretto, dicendo: “Voi attendete il Messia di Dio. Ecco: il Messia di Dio sono io. Riconoscetemi e acclamatemi”. Questo mai sarebbe potuto accadere a motivo della legge sulla testimonianza. Nessuno avrebbe mai potuto in Israele rendere testimonianza su se stesso. Gesù si rivela in modo saggio, accorto, prudente. Si rivela nella sua verità messianica facendo ricorso alla Scrittura. Leggiamo il Vangelo e comprenderemo. Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore. Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe. L’identità di Gesù è oggi l’identità della sua Chiesa: del Papa, dei Vescovi, dei Sacerdoti, dei Diaconi, di ogni Cristiano. Per ogni discepolo di Gesù, pur nella specifica differenza di ministeri e carismi, vale quanto Gesù dice di sé. Ogni cristiano può ben dire, è la sua verità: “Lo Spirito del Signore è sopra di me. Sono stato mandato a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore”. Il Vangelo che noi leggiamo da soli, a gruppi, nelle case, nella Chiesa, nella liturgia e fuori di essa, è la narrazione di come Gesù ha vissuto questa sua missione. Ogni cristiano deve essere la continuazione della missione di Gesù e per questo la sua vita deve essere un vangelo attuale, di oggi. Noi oggi crediamo che la fede si proclami con le grandi opere teologiche. Queste sono ininfluenti alla nascita della vera fede. La fede vera nasce dalla visione del vangelo attuale, quotidiano, storico, di oggi, dal Vangelo che è la vita del discepolo di Gesù. La storia è visibilità, fatto, evento, constatazione, testimonianza, ascolto. Queste qualità dobbiamo dare al nostro Vangelo se vogliamo che la vera fede illumini i cuori e li attragga a Gesù Signore. Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli e Santi, fateci Vangelo attuale, di oggi. |