Il Vangelo sempre ci pone dinanzi all’infinita, illimitata, sconfinata carità di Gesù. La sua compassione ha sempre delle risorse nuove. È un pozzo che fa sgorgare acqua viva senza mai esaurirsi, venire meno, finire. Più se ne attinge e più ne sgorga. Più ne dona e più ne possiede. L’amore è l’anima, lo spirito, lo stesso corpo di Gesù Signore. Tutto in Lui suda carità, compassione, pietà verso l’uomo stanco, affaticato, oppresso, dilaniato dalla sua non conoscenza di Dio. L’uomo ha fame di Dio, ha sete del suo Creatore, nessuno però lo sfama e lo disseta. Così è costretto ogni giorno a farsi il suo Dio, la sua verità, come l’Eunuco della regina Candace che Filippo incontra sulla via che conduce a Gaza: “Un angelo del Signore parlò a Filippo e disse: «Àlzati e va’ verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza; essa è deserta». Egli si alzò e si mise in cammino, quand’ecco un Etìope, eunuco, funzionario di Candace, regina di Etiopia, amministratore di tutti i suoi tesori, che era venuto per il culto a Gerusalemme, stava ritornando, seduto sul suo carro, e leggeva il profeta Isaia. Disse allora lo Spirito a Filippo: «Va’ avanti e accòstati a quel carro». Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Egli rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo: Come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca. Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita” (At 8,26-33). Gesù vuole che siano i suoi discepoli a sfamare quest’uomo. Sino alla consumazione dei secoli il discepolo, come Filippo, si deve accostare a quest’uomo che da solo si interpreta il suo Dio e spiegargli le Scritture, il Vangelo, parlargli della volontà del Padre, illuminarlo sulla verità e la giustizia che discendono da Dio. Oggi vi è una fame di Parola. Purtroppo pochi sono i panificatori e l’uomo rimane digiuno, affamato. Abbiamo teologici, maestri, dottori, professori, pastoralisti, liturgisti, canonisti, mancano solo i panificatori della Parola di Dio. Mancano i datori del purissimo Vangelo di Dio. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste. La moltiplicazione dei pani deve essere un segno per i discepoli. Con pochissime parole di Dio, date però nella preghiera e nella benedizione di Dio, essi possono sfamare e dissetare il mondo intero. Possono ridare la vita in questo deserto che possiede tutto, ma è senza l’albero ella vera, pura, schietta, autentica conoscenza del mistero di Dio e del suo regno. Vergine Maria, Madre della Redenzione, tu vuoi che la Parola sia donata al mondo intero. Angeli e Santi di Dio, fateci missionari del Vangelo. |