Spirito Santo Corsico

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a cura di Mons. Costantino Di Bruno

Domenica 13 febbraio

VI domenica dopo l'Epifania

Nel suo nome spereranno le nazioni

(Mt 12,9b-21)

Quando l’ignoranza della verità di Dio è alimentata dal peccato, essa si trasforma sempre in cattiveria, malvagità, crudeltà, totale assenza di carità. Quando il peccato governa i nostri falsi pensieri, non solo si è noi stessi nelle tenebre e nella confusione spirituale e morale, nasce nel cuore un solo desiderio: estinguere ogni luce, ogni sapienza, ogni vera intelligenza, che ci fa vedere in modo vero Dio e la sua essenza.

Il peccato possiede un’altra forza potente: imprigiona l’uomo nel suo egoismo e lo rende incapace di ogni atto di carità. È come se il fratello non esistesse, non fosse dinanzi ai suoi occhi. Del fratello non gli importa niente. Questa tristezza produce nel cuore di un uomo il peccato, la colpa, la trasgressione dei Comandamenti.

Produttori specializzati di questa tristezza sono i farisei. La loro comprensione della religione era una falsità universale congiunta però ad una malvagità e crudeltà altrettanto grande. Sempre loro sono intenti a mormorare, mettere alla prova, tentare Gesù Signore perché cada nelle loro trappole. Così la luce sarebbe stata spenta per sempre da loro con la sua morte e la falsità sarebbe rimasta a devastare la terra.

Gesù però non li teme. Sa cosa fare, cosa dire, come farlo, come dirlo. Trova sempre l’appoggio della folla, alla quale sempre attesta la verità di ogni sua decisione. La folla è necessaria a Cristo Gesù in questa prima fase della sua vita. Gli è necessaria per proteggerlo, difenderlo, custodirlo dalla cattiveria dei farisei e di quanti vogliono la sua morte. Senza la folla dalla sua parte, la sua missione sarebbe durata pochi giorni.

Allontanatosi di là, andò nella loro sinagoga; ed ecco un uomo che aveva una mano paralizzata. Per accusarlo, domandarono a Gesù: «È lecito guarire in giorno di sabato?». Ed egli rispose loro: «Chi di voi, se possiede una pecora e questa, in giorno di sabato, cade in un fosso, non l’afferra e la tira fuori? Ora, un uomo vale ben più di una pecora! Perciò è lecito in giorno di sabato fare del bene». E disse all’uomo: «Tendi la tua mano». Egli la tese e quella ritornò sana come l’altra. Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni.

Gesù non rinunzia mai a dire e a fare la verità. Usa una infinita prudenza e saggezza. Si serve di tutta la sua divina ed umana intelligenza. Lui non può non vivere la sua missione, perché per questo Lui è venuto: per illuminare il mondo con la luce della divina verità. Ora non può un fariseo cieco impedirgli di illuminare il mondo. Ecco quale dovrà essere allora la prudenza di Gesù: vincere con la sua sapienza la stoltezza del fariseo. Oscurare con la sua divina verità le tenebre dell’uomo. Superare con la sua saggezza l’insipienza che nasce dal cuore dell’uomo. In questo Gesù è un vero modello. È un esempio perenne da imitare. Studiare Gesù anche sotto questo aspetto è vita per il mondo intero. Osservare, contemplare l’uso che Gesù fa della sua sapienza dovrà essere per tutti noi impegno quotidiano, se vogliamo vincere con il bene il male. Il male è anche la stoltezza ed essa va vinta con la somma sapienza.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, rendici saggi oltre misura. Dobbiamo vincere le tenebre e la falsità del mondo. Angeli e Santi di Dio, venite in nostro soccorso.