Spirito Santo Corsico

     -Parrocchia Spirito Santo Corsico-

Home Su Successiva

 

LA CHIESETTA DELLA CASCINA

"LA GUARDIA"

LA LOCALITA'

Il nome stesso "La Guardia" indica la funzione di torre di avvistamento che aveva questa località gia in epoca romana. Ancora oggi alla "Guardia di Sopra" si può ammirare una torretta inserita nella costruzione cinquecentesca. Dopo l'escavazione del Naviglio Grande, la cascina, abitazioni e terreni furono divisi dando origine alla "Guardia di Sopra" e "Guardia di Sotto" (1179/1257). In origine il naviglio era chiamato "Naviglio di Gaggiano". In una carta topografica cinquecentesca che ritrae la pieve di Cesano, appare la località "in loco detto la guardia, membro di Corsico,oratorio". Questo sta a significare che esisteva in tale cascina un luogo di culto.

LA CHIESETTA

In un documento del 1566 si parla di una chiesetta dedicata alla S. Croce in località "La Guardia" anche nella relazione della Visita Pastorale di S.Carlo del 1572 si cita l'esistenza di questo oratorio, così pure nella Visita del Card. Federigo Borromeo.

Pochi anni dopo e precisamente nel 1622, demolito il vecchio oratorio, si fece una nuova costruzione.

Si legge in Trecianum vol. IV pag. 211 "Alla cas. Guardia un tempo esisteva un oratorio dedicato alla S. Croce, infatti viene ricordato nei documenti del 1566 e 1572. Giò Battista Pozzi lasciò in testamento, datato luglio 1626, un legato per una messa quotidiana, dando origine così ad una cappellania. Ricostruì il tempio e lo dedico alla Natività di Maria Vergine.

Davanti a questo tempio, il 2 novembre 1684, S.Carlo Borromeo moribondo veniva trasbordato dalla barca, proveniente dal Lago Maggiore lungo il Naviglio Grande, sopra una barella a cavallo e trasportato a Milano, dove moriva il giorno seguente". Mario Comincini nel volume "Il Naviglio Grande" a pag. 172 scrive "Fuori Corsico verso Trezzano, c'è l'oratorio della cascina "Guardia di Sotto", presso la riva destra, fatto costruire nel 1622 da Giambattista Pozzi, che lo dedicò alla Natività della B. V. e lo dotò per la celebrazione perpetua di Messe; anch'esso è in triste stato di abbandono".

Già il Card. Schuster nel 1940 in Visita Pastorale elencando le chiese e oratori di Corsico scriveva: "Natività di S. Maria alla Guardia. E' in stato fatiscente, sebbene si trovi sulla strada provinciale. Ora si incomincia a ripararlo". (Odoporicon pag. 211)

 

DESCRIZIONE UN PO' FANTASIOSA DEL VIAGGIO DI S. CARLO MORENTE

"TRECIANUM VOL. II pagg. 72/76"

L'ULTIMO VIAGGIO

Lunedì, 15 ottobre 1584, S. Carlo inizia gli esercizi spirituali al S. Monte di Varallo, sotto la direzione di P. Adorno.

Otto giorni dopo, lunedì 22 ottobre, sempre a Varallo, S. Carlo è assalito da continui eccessi di febbre.

Il 28 ottobre, domenica, benchè febbricitante, parte da Varallo e, un po' a piedi, poi a cavallo, quindi in barca, arriva a Cannobbio, dove passa il resto della notte.

Martedì, 30 ottobre, dopo aver celebrato la S. Messa, navigando sul lago, arriva al collegio di Ascona, poi ritorna a Cannobbio. Al mattino celebra affannosamente la messa ed inizia il viaggio di ritorno alla sua cara Milano.

Giovedì, primo novembre, festa di tutti i Santi, ad Arona, nel convento dei Gesuiti, nonostante l'aggravarsi del male, celebra la sua ultima Messa.

Venerdì, due novembre, commemorazione dei morti, dopo aver assistito alla messa di suffragio, parte in barca per Milano, dove arriva verso le venti.

Sabato, tre novembre, riceve gli ultimi Sacramenti, con grande devozione, dopo le 20,30 muore.

L'ULTIMO BACIO

Il tragitto del suo ultimo percorso, via lago e via fiume, è più che evidente: dopo essere disceso in barca da Cannobbio sul lago Maggiore, imbocca il fiume Ticino, poi il Naviglio Grande: Abbiategrasso, Gaggiano, Trezzano, Corsico e Milano.

È venerdì, due novembre, giorno dei morti, tardo pomeriggio. In barca, sulla barella, febbricitante chiede:

- Dove siamo?

- Eminenza, siamo ad Abbiategrasso.

- In fretta, in fretta, voglio arrivare alla mia Milano.

Dopo una breve pausa chiede ancora:

- Adesso dove siamo?

- Eminenza, siamo vicini a Trezzano.

- Trezzano, sì, ci sono stato, sono venuto prima della grande peste, in occasione della visita pastorale. In questa chiesetta c'è una bella Madonna. Fermate la barca, fermate la barca.

- Ma Eminenza, la febbre, diventa notte.

- Fermate la barca, voglio mandare il mio ultimo bacio alla cara Madonna del Luini. Aiutatemi a scendere.

La barca viene fermata, la gomena agganciata al paracarro di granito, davanti alla stradicciola che porta alla chiesetta. La stradicciola è affiancata da due filari di piante senza foglie, in mezzo alla nebbia della bassa milanese, il cielo è bigio, il clima è mesto.

Tra questa visione, uno spiraglio, il piccolo cimitero, davanti alla chiesa, con tanti tanti lumi sulle tombe dei morti, poi la facciata della chiesa, la porta.

Nel frattempo, aiutato dai reverendi, benchè febbricitante si mise in ginocchio a pregare. Non vedeva la gente numerosa accorsa per dare l'estremo saluto al suo amato Arcivescovo.

SEGUITO DELL'ULTIMO VIAGGIO DI S. CARLO

I Trezzanesi, gia avvertiti dalla voce che correva più veloce della barca a dare il triste annuncio, erano usciti dalle case, avevano lasciato le cascine, volevano salutarlo per l'ultima volta e ringraziarlo.

Le altre volte che era passato sul Naviglio Grande non ci fu mai tanta animazione: in essa c'era compostezza, silenzio, preghiera e singhiozzi. Tutto il percorso fatto in questi ultimi giorni era stato una prova di grande affetto da parte dei numerosi suoi diocesani per l'estremo addio.

Le due sponde del Naviglio Grande, a Trezzano, erano letteralmente assiepate da parrocchiani: era arrivata la voce: "l'Arcivescovo moribondo è nella barca! "

S. Carlo in ginocchio diceva la sua Ave e mandava un bacio, il suo ultimo bacio alla nostra cara Madonna.

- In fretta, Eminenza!

- Ora va bene, andiamo!

Venne di nuovo fatto adagiare sulla barella e fu Trezzano a vedere, per l'ultima volta, la sua scarna mano benedire.

La barca venne slegata, riprese il suo percorso fino alla Cascina Guardia di Corsico, qui si fermò. Da Milano giungevano incaricati per un trasporto più veloce con portantina a cavallo, onde arrivare più in fretta al palazzo arcivescovile.

Milano, nel dolore e nel cordoglio, accolse di sera il suo Arcivescovo moribondo. S. Carlo passò la notte con febbre sempre più violenta. Da qualche mese il Santo parlava volentieri della sua morte ed un giorno uscì a dire che, se mai la sua morte fosse avvenuta il tre novembre, giorno fissato dal Calendario Ambrosiano per la commemorazione di tutti gli Arcivescovi defunti, la sua messa di suffragio doveva essere differita il giorno seguente. Il tre novembre ricevette gli ultimi Sacramenti con ammirevole devozione.

Era sabato sera, verso le 21, fissati gli occhi al Crocefisso che P. Adorno gli teneva dinnanzi, abbozzando quasi un sorriso, con sembiante giulivo di chi giunge finalmente ad una meta tanto sospirata, diede l'ultimo respiro.

Aveva 46 anni e 21 giorni.