Spirito Santo Corsico

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Marco 13,1-27

Il testoIl commenro
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta». Mentre stava sul monte degli Ulivi, seduto di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: «Di’ a noi: quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?». Gesù si mise a dire loro: «Badate che nessuno v’inganni! Molti verranno nel mio nome, dicendo: “Sono io”, e trarranno molti in inganno. E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in diversi luoghi e vi saranno carestie: questo è l’inizio dei dolori. Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Quando vedrete l’abominio della devastazione presente là dove non è lecito – chi legge, comprenda –, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! Pregate che ciò non accada d’inverno; perché quelli saranno giorni di tribolazione, quale non vi è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino ad ora, e mai più vi sarà. E se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma, grazie agli eletti che egli si è scelto, ha abbreviato quei giorni. Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. Voi, però, fate attenzione! Io vi ho predetto tutto. In quei giorni, dopo quella tribolazione, / “il sole si oscurerà, / la luna non darà più la sua luce, / le stelle cadranno dal cielo / e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo».

Mentre usciva dal tempio, un discepolo gli disse: “Maestro, guarda, che pietre e che costruzioni”.

·               Il tempio di Gerusalemme era considerato da tutti una gran bella costruzione. Uno dei discepoli vuole che Gesù lo guardi, e come lui, stupisca d’ammirazione. La cosa sull’uomo ha un grande fascino. Sovente ci si ferma all’esteriorità, all’aspetto, quasi mai si pensa invece che tutto ciò che esiste ha valore in quanto serve all’uomo. E’ la cosa, ogni cosa, per l’uomo, non l’uomo per la cosa.

 Gesù gli rispose: “Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pietra che non sia distrutta”.

·               Il tempio di Gerusalemme era anche considerato luogo della presenza di Dio, quindi oggetto di una particolare benedizione e protezione divina. Anche questo l’uomo aveva dimenticato. Non Dio per il tempio; è il tempio per il Signore. Ma il tempio è per il Signore, se l’uomo è per il Signore; se l’uomo non è per il Signore, il tempio non serve al Signore. Gesù semplicemente annunzia che questo tempio non serve più il Padre suo e non serve neanche l’uomo che pensava di servire il Signore perché egli si serviva del tempio. Questa grande costruzione sarà distrutta un giorno, di essa non resterà pietra su pietra, non resteranno in altre parole neanche le macerie.

 Mentre era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogarono in disparte:

·               Gli Apostoli ascoltano le parole di Gesù e non intervengono. Aspettano un luogo più appartato, attendono di essere lontano dalla folla per chiedere spiegazioni al Maestro. In verità la parola di Gesù sul tempio è di una gravità inaudita. La gloria di Gerusalemme sarà distrutta, e con essa anche Gerusalemme subirà la stessa sorte. E’ la fine del tempio, della città, ed anche del popolo. E’ assai, veramente assai, quanto il Maestro ha detto con una semplice e sola frase.

 “Dicci, quando accadrà questo, e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi?”.

·               I discepoli vogliono entrare nei dettagli. Sono bramosi di conoscere il momento preciso della storia, in cui questo accadrà e se ci sono dei segni premonitori che li avvertiranno che sta per iniziare il tempo della fine per Gerusalemme, per la sua gloria, e per il suo popolo.

·               Bisogna notare nella domanda dei discepoli che nessun dubbio è sorto nel loro cuore circa la parola di profezia di Gesù. E’ una delle rare volte in cui i discepoli comprendono appieno quanto il Maestro ha voluto loro comunicare e lo interrogano solamente sui tempi e sulle modalità del compimento della sua profezia.

 Gesù si mise a dire loro: “Guardate che nessuno vi inganni!”.

·               Verità è menzogna sono le madri della storia; la nostra vita è avvolta da queste due genitrici, l’una di morte e l’altra di vita, l’una di bontà e l’altra di malvagità, l’una che conduce sul sentiero verso il cielo, l’altra che sprofonda le sue fauci verso l’inferno. Gesù vuole che i discepoli facciano bene attenzione a che la menzogna un domani non si impossessi della loro mente. Non vuole Gesù che i seguaci della verità domani si perdano dietro l’errore, o rincorrano qualcuno che è il padre della falsità e delle tenebre.

 Molti verranno in nome mio, dicendo: ‘Sono io’, e inganneranno molti.

·               Da quando il mondo è mondo ci sono e ci saranno sempre i falsi cristi e i falsi messia; ci saranno coloro che si presenteranno agli uomini come i loro salvatori, i datori di una speranza nuova, capace di risollevare le sorti dei deboli, degli afflitti, dei miserabili, di quanti vivono attendendo un domani migliore. Gesù lo dice chiaramente: fuori di lui non c’è salvezza. E’ lui la salvezza, la speranza, il futuro, il presente, il tempo e l’eternità di ogni uomo. Senza di lui non c’è vita per nessuno; la vita che si promette è una illusione, un inganno. La storia conosce questa tristissima realtà di quanti si sono lasciati ingannare dai falsi e bugiardi costruttori di una speranza effimera, che ha solo causato la morte e non la vita, ha aumentato la disperazione, ma non ha lenito il dolore, non ha estirpato la miseria, non ha elevato l’uomo alle soglie della trascendenza, del cielo, del divino.

·               Ognuno ha il “diritto” di farsi e di annunziarsi come un nuovo cristo o un nuovo messia, un odierno o futuro inviato del Signore. Ogni discepolo del Signore ha però il dovere di non lasciarsi ingannare. Ma l’inganno è possibile. Gesù ci mette in guardia. Ora che lo sappiamo la colpa più grave è di colui che pur essendo stato avvisato si è lasciato trascinare negli ingorghi del male e della cattiva credenza.

 E quando sentirete parlare di guerre, non allarmatevi; bisogna infatti che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine.

·               La storia non sarà facile per nessuno. Ci sarà sempre la guerra che accompagnerà il cammino dell’uomo sulla terra. Il Maestro non vuole che ci si allarmi per una guerra. La fine non sarà causata da una di queste, anche perché di queste non ce ne sarà una sola, ce ne saranno molte. La guerra non è il segno premonitore della fine. Questa avrà altri segni che conosceremo solo quando saranno avvenuti, finché non saranno avvenuti nessuno li conoscerà, nessuno li avvertirà come segni della fine.

 Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno;

·               Che la storia non sia facile per nessuno lo attesta questa ulteriore parola del Signore. Le nazioni e i regni saranno sempre l’uno contro l’altro, perché l’uomo è l’uno contro l’altro. Finché ci saranno due uomini, essi, o sono in Cristo, o sono l’uno contro l’altro. Il levarsi dell’uno contro l’altro non è in un solo modo. Tanti sono i modi per essere in opposizione e in contrasto. Se non è militare, è economico, o sociale, o politico, o civile, o anche per schieramenti di alleanze. L’uomo ha una mente assai fervida nell’arte di inventare le modalità ultime per creare l’opposizione. La storia cammina ed avanza in questo sollevamento dell’uno contro l’altro, a singoli, a gruppi, per casta, per tribù, per nazioni, per regni. Ma una cosa è certa: tutto questo guerreggiare continuo non è ancora il segno della fine.

 vi saranno terremoti sulla terra e vi saranno carestie.

·               Non solo le guerre accrescono la sofferenza dell’uomo sulla terra; essa è aumentata dai terremoti e dalle carestie. Attraverso i terremoti la terra sembra non volerci più ospitare, come se fosse stanca dell’uomo, per mezzo della carestia essa si rifiuta di produrre il cibo necessario per il loro sostentamento. C’è pertanto una ribellione della terra contro l’uomo e non solo dell’uomo contro il proprio fratello. Ma neanche questo rifiuto della terra di ospitare l’uomo è il segno della fine.

 Questo sarà il principio dei dolori.

·               Tutta questa sofferenza è solo il principio dei dolori. Questa parola di Gesù insegna la drammatica situazione dell’uomo sulla terra, nel tempo del suo pellegrinaggio verso la Patria del cielo. Che ognuno lo sappia: la terra non è il paradiso terrestre e mai lo diventerà. Se qualcuno ha di più è perché un altro non ha neanche il necessario; se uno sta bene è perché mille stanno male; se uno vive, la sua vita a volte la trae dalla morte di molte altre persone. Questa è la storia del mondo ed in questa storia Gesù è venuto a portare un principio di speranza nuova. Contro questo principio, contro questa speranza si ergeranno sempre gli ingannatori che vorranno portare l’uomo lontano da Cristo, lontano dalla speranza, lontano dalla vita. Lo vogliono immettere sui sentieri della disperazione con l’inganno, l’illusione di creare ad ognuno un piccolo paradiso terrestre. Il Paradiso, che è solo celeste, è dopo la morte. Sulla terra la speranza in Cristo è avvolta dalla grande sofferenza.

 Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti ai governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro.

·               Ma neanche per i discepoli di Gesù la vita sarà senza persecuzione e lontana dalla sofferenza. Per causa di Gesù si apriranno anche per loro le porte dei sinedri e dei tribunali. Ma tutto questo dovrà servire loro per rendere una testimonianza esplicita, chiara, dinnanzi alla storia, della loro fede in Gesù Signore.

·               In fondo la persecuzione verso quelli che sono di Cristo ha uno scopo ben preciso, rendere edotto il mondo di chi è veramente Gesù Signore. La persecuzione è forma di evangelizzazione, di catechesi, perché è la suprema scelta del Cristo anche a costo di perdere la vita. Il mondo in tal modo sarà informato di chi è veramente Gesù per noi: uno per seguire il quale vale la pena perdere la stessa vita del corpo e non solamente i beni della terra e tutto ciò che ci circonda. Tutto vale la pena perdere per essere eternamente con Cristo.

·               La persecuzione ha un altro valore: per essere, il discepolo del Signore compie sulla terra lo stesso mistero di Gesù che è di morte nel suo corpo di carne e di risurrezione con il corpo tutto spirituale, glorioso, incorruttibile, immortale, nel regno del Padre suo.

 

Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti.

·               Per la fine del mondo c’è una condizione. Bisogna che il Vangelo sia proclamato ad ogni creatura. Tutte le genti dovranno sapere chi è Cristo e cosa è venuto a fare; ogni uomo dovrà conoscere il suo mistero di morte e di risurrezione, dovrà ascoltare la sua parola di pace, di speranza, di amore, di apertura all’uomo del regno dei cieli.

 E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo.

·               Con queste parole Gesù rassicura i suoi. Lui è stato perennemente mosso dallo Spirito del Signore. Se gli è stato facile non cadere nelle insidie degli uomini, la causa era quella sapienza divina che lo Spirito Santo riversava in abbondanza su di lui in tutti i momenti della sua umana esistenza. Per questa sapienza lui è potuto sfuggire ad ogni insidia dell’uomo. Questa stessa sapienza egli concederà nei momenti particolari della sofferenza e della persecuzione ai suoi discepoli, perché possano attraverso le loro parole rendere la suprema delle testimonianza alla sua Persona, secondo verità, nella giustizia, nella piena conoscenza del mistero.

·               Il mondo dovrà sapere perché questi uomini sono capaci di offrire la loro vita. E così nell’atto del massimo supplizio viene offerta al mondo la possibilità della conversione, dell’apertura del loro cuore alla fede; potranno, se lo vogliono, rendersi conto che nel mondo, con la venuta di Gesù, un germe divino è posto in essere negli uomini, e questi sono pronti con la loro vita a dimostrare la sua esistenza in loro stessi. Questo germe è l’immortalità beata nel regno dei Padre celeste, per raggiungere la quale l’offerta e la consegna della loro esistenza terrena vale proprio la pena, anzi non c’è paragone, non c’è confronto.

 Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte.

·               La situazione di disagio del cristiano non è solamente per rapporto agli estranei, a nemici, a coloro che sono forestieri. Il conflitto nasce anche nelle mura domestiche, nella stessa parentela e legame della carne. Nella stessa famiglia lo scontro per il Signore avviene tra padre, figlio, figlia, madre.

·               Dopo la morte in croce di Cristo Gesù non c’è più la legge della familiarità, della consanguineità. C’è solo la legge della fede, la legge di chi crede e di chi non crede, di chi segue il Signore e di chi non lo segue, né intende seguirlo. Poiché queste due leggi sono l’una dello Spirito e del’altra della carne, sorge anche l’opposizione, il contrasto, la lotta, lo scontro della carne contro lo Spirito. La carne non tollera che lo Spirito governi il mondo e per questo gli crea la più violenta e la più sanguinaria delle opposizioni.

 Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

·               C’è un odio mortale che si riversa sul seguace di Gesù. Prima Il Signore aveva dato una ragione fuori del cristiano che avrebbe dovuto spingerlo ad accogliere la persecuzione, che era stata indicata come via per la proclamazione, la confessione, la testimonianza su Cristo Signore e Salvatore dell’uomo.

·               Ora invece la persecuzione, la violenza, l’odio ha un altro significato, questa volta per noi stessi, per coloro cioè che seguiamo Gesù. L’odio e la violenza devono provare la nostra fede, temprare la nostra sequela, aiutarci a sperimentare fino a che punto siano veramente seguaci di Gesù. Il vero seguace di Gesù è colui che è capace di andare fino in fondo. Come lui è andato fino al monte Calvario nella testimonianza verso il Padre suo ed ottenne la risurrezione del suo corpo, così ogni suo discepolo deve volere arrivare fino alla fine di ogni persecuzione, poiché solo dopo il superamento della prova è la sua salvezza. La gloria è dopo l’umiliazione, il dono è dopo l’offerta dell’intera vita. Questo il cristiano deve sapere, scrivendolo nelle fibre più intime del suo cuore e della sua anima. Lo richiede la prova della sua fede.

 Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge capisca, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti; chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prendere qualcosa nella sua casa; chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello.

·               Queste parole esprimono tutta la gravità nella distruzione di Gerusalemme. Gesù dona un segno premonitore ed il segno è quello di sempre: la profanazione del tempio. Allorché il tempio verrà profanato dai pagani, è questo il momento di pensare seriamente a mettere in salvo la propria vita. Quando questo avverrà è veramente il tempo della fine di Gerusalemme. Entrare, dimorare, permanere in essa è una condanna a morte certa, sicura. In quel momento chi può, senza rimpianti né per il tempio, né per l’altare, né per la propria casa, né tanto meno per Gerusalemme, pensi ad una sola cosa: come mettere in salvo la propria vita.

·               Sono queste parole profetiche che attestano una catastrofe tale nella situazione specifica, che devono scoraggiare chiunque dal pensare di potervi opporre un qualche rimedio. La fine di Gerusalemme è inesorabilmente segnata. Essa sarà distrutta, perché non ha conosciuto il tempo della visita fatta ad essa dal suo Signore.

 “Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni!”.

·               Il guai è motivato dalle difficoltà di potersi muovere e di potersi nutrire. C’è una impossibilità di movimento ma anche di nutrimento che pone queste donne in uno stato simile ad una morte certa. Il peso del loro bambino potrebbe e di fatto ritarda la corsa, quindi le espone più facilmente alla morte.

 Pregate che ciò non accada d’inverno; perché quei giorni saranno una tribolazione, quale non è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino al presente, né mai vi sarà.

·               Non deve venire d’inverno per un semplice motivo. Ci sono i rigori tipici del clima ed anche c’è penuria di vestiti, di cibo, di calore. C’è una seconda causa di morte che si verrebbe ad aggiungere a quella provocata dall’uomo attraverso la sua volontà distruttrice. L’uomo fa la sua parte, se a questo si sommano la lentezza nel prendere la fuga (donne incinte o allattanti) ed anche i rigori dell’inverno, allora la calamità diviene ancora più grave e i morti aumentano a dismisura. Ecco perché bisogna pregare che ciò non avvenga di inverno.

 Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe.

·               Ma il Signore, se punisce, è per manifestare il suo amore, per educarci e spingerci al pentimento e alla conversione. Tutto ciò che egli fa, lo fa per il bene dell’uomo, finché è il tempo per il compimento del bene. Per questo motivo non lascia libero corso alla sua ira, fa intervenire la sua clemenza e la sua misericordia e dopo il tempo del furore concede la sua misericordia ed abbrevia quei giorni, perché qualcuno possa salvarsi, e se vuole, anche redimersi.

 Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni.

·               Il motivo è quello di sempre. Lo stesso che invocava Abramo per la non distruzione di Sodoma. I giusti hanno un potere grande presso Dio; per loro causa, a causa del loro amore per il Signore, costoro sono nel momento dell’ira riconciliazione; per i loro meriti, i giorni vengono abbreviati e così qualcuno può mettersi in salvo.

·               Quanto può la giustizia praticata con rettitudine di coscienza solo il Signore lo sa. Essa è capace di stornare l’ira dalla terra, far piovere su di essa la pioggia della grazia e della benedizione del Cielo. Un solo atto di giustizia produce in bene più che mille opere fatte fuori dell’osservanza della volontà di Dio. 

Allora, dunque, se qualcuno vi dirà: ‘Ecco, il Cristo è qui, ecco è là’, non ci credete;

·               Ancora una volta Gesù mette in guardia contro la nascita nel mondo di coloro che sapranno con abilità spacciarsi per Unti del Signore, per Messia di Dio. Ma il discorso di Gesù è assai chiaro. Egli dice il fatto puro e semplice: ci sarà qualcuno che porterà questo annunzio. Ma egli dice anche di non credere. I seguaci di Gesù non devono credere, non hanno motivi per credere. Loro hanno già l’unico, il solo Messia di Dio. Non ce ne sono altri. La parola di Gesù è limpida, esplicita. Chi non deve credere siamo noi; i falsi cristi accompagneranno sempre la storia delll’umanità e si presenteranno sotto infinite spoglie e vesti. A noi loro non interessano. Per noi non devono esistere, non esistono, non ci sono. Noi non possiamo né dobbiamo credere. Questa è la norma della nostra fede.

·               Questo sta a significare che il male a volte non è fuori del cristiano, è semplicemente dentro di lui. Molti mali che noi combattiamo fuori di noi, sarebbe più opportuno che iniziassimo a combatterli dentro di noi, nel nostro seno, nella nostra anima, perché è là la radice velenosa della cattiva fede. E’ dal mondo cristiano che c’è quell’esodo verso il falso messianismo e la falsa profezia. Qui bisogna intervenire, perché non si presti fede a quanti pretendono di essere oggi i nostri salvatori. Noi non abbiamo altro Salvatore, altro Redentore, altro Messia che Gesù Signore. Questa la nostra certezza e la nostra sicurezza, perché questa è la nostra unica fede.

 perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti.

·               Il falso messianismo e la falsa profezia saranno anche accompagnati da segni e portenti, che apparentemente sembrano venire da Dio. Molti non se ne accorgono di questo e cadono nella rete della falsità. Resistono alla prova solo gli eletti, coloro che hanno scelto Cristo in modo radicale, con una amore integro, puro, santo. La sapienza di Cristo che vive in loro, rende loro manifesta ogni insidia e così salvano la loro fede dal cadere nell’errore.

·               Più nell’amore si è vicini al Signore, più dal Signore si riceve quella conoscenza di lui che diventa in noi come la nostra natura. Quando Cristo attraverso il nostro amore intenso e santo si identifica con noi e noi con lui, noi sapremo sempre distinguerlo dai falsi, e lo distinguiamo perché lo conosciamo nella sua essenza, nel suo corpo, nel suo spirito, nella sua anima, nei suoi desideri, nelle sue aspirazioni, nella sua volontà, nei suoi propositi, nella sua relazione con il Padre e con lo Spirito Santo, nel suo rapporto con gli uomini, chiamati tutti a conversione e a salvezza.

·               Molti non avendo questa frequentazione di Gesù, questa vicinanza con lui, facilmente lo scambiano con i falsi cristi e i falsi profeti. Quando questo avviene è il segno che si è lontani assai da lui, tanto lontani da non conoscerlo affatto, tanto distanti da confonderlo con un falso. Significa semplicemente che non c’è discepolato. Tutto quanto si fa è solo esteriorità, vana religiosità, sentimentalismo, che non ha cambiato per nulla il cuore, perché la verità di Gesù non ha neanche sfiorato la mente. L’assenza di verità è nel segno della confusione e dello scambio. Chi non conosce, non possiede, e chi non possiede non conosce. Per chi non conosce non c’è né falso e né vero, c’è solo una meschina, povera, infelice occasione di trarre qualche vantaggio per il tempo presente.

 Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto.

·               Ancora una volta Gesù mette in guardia i suoi. Se vogliono possono sfuggire a questa prova. Lo possono perché loro sanno che fuori di Cristo Gesù, il Nazareno, non ci sono, né ci saranno inviati del Signore a manifestare la sua volontà, ad aprire le porte della grazia per il raggiungimento del regno dei cieli.

In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

·               Questo linguaggio non è nuovo. Esso è messaggio profetico dell’Antico Testamento, è il segno dato da Dio premonitore della sua venuta sulla terra per fare i cieli nuovi e la terra nuova.

·               Le parole profetiche sono da intendersi in un completo e totale capovolgimento degli odierni sistemi planetari. Ma in realtà cosa accadrà non è possibile che mente umana solamente lo immagini. La realtà supererà di gran lunga anche la più fantasiosa delle descrizioni apocalittiche. Ancora una volta, a nessuno è consentito dall’osservazione dei fenomeni naturali concludere nell’imminenza della venuta della fine del mondo. Essa sarà così rapida e repentina che quando sarà, sarà già stata.

 vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.

·               Una cosa è certa, questa sì, di essa possiamo essere sicuri. Verrà in quel momento il Figlio dell’uomo, Gesù, in veste divina. Non sarà più avvolto dalla sua fragile, piccola, sofferente umanità. La gloria e la potenza di Dio lo investiranno interamente; egli verrà nella pienezza della sua divinità, ma verrà anche nella gloria della sua umanità, la stessa che meritò dall’alto della croce per la sua obbedienza ed il suo amore verso il Padre suo.

·               Le nubi del cielo sono il luogo della dimora di Dio. Il Figlio dell’uomo verrà da Dio, dal suo trono, verrà dal cielo. Queste parole pronunziate prima della sua morte in croce, avrebbero dovuto essere una ulteriore conferma della divinità di Gesù, avrebbero dovuto in qualche modo confortare i discepoli in quel momento difficile della consegna al supplizio. Colui che andava al supplizio è lo stesso che domani sarebbe venuto come Giudice dei suoi giudici e come loro Signore e Dio. Questa la verità delle parole del Signore.

 Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

·               In Marco manca la stessa idea del giudizio finale. C’è però l’idea della scelta di Cristo che farà dei suoi. Gesù manderà i suoi angeli a raccogliere coloro che gli appartengono, per dare loro la corona di gloria dovuta alle loro sofferenze e al loro martirio.

·               La non conoscenza della sorte degli altri serve semplicemente per infondere coraggio ai cristiani, sovente afflitti da varie prove, specie in quel momento storico particolare in cui i seguaci del Signore erano quasi tutti condannati al supplizio delle belve. Questa frase del vangelo infonde sollievo, speranza. In un momento di grande sofferenza, ascoltarla riempie il cuore di gioia. Coraggio, figlio, anche se ora stai soffrendo, Gesù ti prenderà con sè, ti porterà nella sua gloria, ti condurrà nel suo cielo, ti darà il suo trionfo pubblico e solenne, verranno gli angeli a condurti da lui nell’ultimo giorno, anche tu sarai rivestito del suo splendore eterno. Quando si è nella grande sofferenza del martirio non c’è spazio per pensare alla condanna dei malvagi, questa non dona conforto, né forza, dona la forza la fede nel trionfo di Cristo e nella partecipazione nostra al suo trionfo.