| | Luca 19,1-10| Vangelo | Commento | | 1Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». | · Entrato in Gèrico, attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Gesù è entrato in Gerico e sta per attraversare la città. Tra la folla c’è un uomo che vuole vedere Gesù, ma non vi riesce perché era piccolo di statura e la folla davanti a lui era molta. Quest’uomo da un così grande desiderio è capo dei pubblicani e ricco. Questa annotazione è necessaria per capire il resto del racconto, la straordinaria grandezza della sua conversione. Di questo desiderio che ha nel cuore nessuno ne sa niente.... nessuno.... tranne Gesù, al quale nulla sfugge di quanto avviene attorno a lui. · Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quest’uomo pensa di dare esaudimento al suo grande desiderio in un modo per lo meno singolare. Precede Gesù sulla strada dalla quale doveva passare e sale su un sicomoro, al fine di poterlo vedere. C’è in quest’uomo qualcosa che va oltre la curiosità; sicuramente ci sarà dentro di lui un qualcosa di indefinito, non decifrabile... ma d’altronde sempre quando si ha desiderio di Gesù non c’è solo curiosità; c’è sì curiosità, ma anche qualcosa di più profondo nel cuore. Sovente però non ci si incontra con il vero Gesù ed allora il desiderio rimane solo curiosità, non si va oltre, anche se si è saliti sull’albero. Tutto cambia invece quando ci si incontra con il vero Gesù; questi sa cosa realmente c’è in ogni cuore, e se nel cuore c’è più che curiosità, c’è desiderio di un approccio con il mistero, c’è attrazione spirituale, c’è ricerca di qualcosa che solo lui può dare, allora Gesù interviene, lui direttamente, e capovolge ogni cosa, perché lui agisce secondo la verità che è dentro di noi e mai secondo le apparenze. Ma la verità che è nascosta nel cuore neanche noi la conosciamo prima di fare l’incontro con Gesù. Solo dopo l’incontro con lui scopriamo e viene alla luce quanto noi desideravamo. Nasce allora, ma solo dopo il vero incontro con il Gesù vero, la conversione e la pace. · Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Tanti vedono Gesù solo con gli occhi del corpo, ma costoro non sono visti da Gesù; Gesù non può vederli perché loro non si lasciano vedere. Zaccheo è visto da Gesù, non solo, Gesù chiama Zaccheo, lo invita a scendere dall’albero sul quale egli era salito, perché oggi deve fermarsi in casa sua. Gesù non vede Zaccheo con gli occhi del corpo, lo vede con gli occhi del suo spirito e lo vede là dove nessun occhio di carne può penetrare, nell’intimo del suo cuore, nelle profondità della sua anima e li Gesù vede la disponibilità, la buona volontà, il desiderio di conversione, di trasformazione della propria vita; vede di Zaccheo quell’anelito e quell’aspirazione al nuovo, che non può essere dato dalle cose, perché lui le cose le possiede tutte, è ricco, ma la ricchezza non gli dona quello che lui cerca. Questo è il motivo per cui egli cercava di vedere Gesù. Il suo non è un desiderio solo di curiosità, è un desiderio di speranza, è un anelito al nuovo; in fondo Zaccheo è spinto da quel cuore che cerca ciò che non ha, e quanto manca a lui e ad ogni altro è solo uno che lo può dare: Gesù il Nazareno. Ma ancora lui non ha una fede chiara, esplicita; la sua è solamente una speranza e la speranza è anche via della fede, a condizione però che ci sia l’uomo vero e giusto che possa trasformare la speranza in fede e la fede in novità di vita. · In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Zaccheo ascolta la parola di Gesù, in fretta scende e pieno di gioia accoglie Gesù nella sua casa. Quando Gesù parla ad un cuore che attende, ad un cuore in cerca di una speranza nuova, il cuore subito si apre. Quando invece il cuore è pieno di se stesso e delle cose, allora difficile è ascoltare il richiamo o la voce di Gesù. L’uomo resta sordo al suo richiamo d’amore. Ma Zaccheo ha fretta, vuole subito accogliere il Maestro, vuole ricevere colui che lo accoglierà e lo riceverà nella nuova vita che egli è venuto a portare sulla terra. E così il ricevente è ricevuto da colui che riceve. Sempre questa la logica di Dio. Apparentemente sembra che sia l’uomo a fare qualcosa per il suo Signore, mentre è il Signore che fa tutto per la sua creatura. · Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E’ andato ad alloggiare da un peccatore!». Quando gli uomini sono privi dell’occhio dello spirito non comprendono il dialogo d’amore che si è verificato tra coloro che sono forniti di occhi di spirito, che vanno al di là delle apparenze, che penetrano le profondità dell’anima. Cristo aveva penetrato l’abisso del cuore di Zaccheo ed aveva visto in lui il desiderio di cambiamento, di trasformazione, un anelito al compimento di una speranza che non gli dava pace; Zaccheo aveva visto in Gesù colui che avrebbe potuto dargli qualcosa, la cosa che egli mai era riuscito a possedere, nonostante la sua ricchezza. Quanti hanno gli occhi di carne, vedono la carne, non vedono il cuore, e mormorano, giudicano e condannano. Non possono fare altro. Apparentemente, esteriormente Zaccheo è solo un venduto ai Romani, un ricco peccatore, Gesù è un uomo senza discernimento, non sa discernere il santo dal peccatore e quindi cade sempre nell’errore di trascurare i santi mentre sta bene con i peccatori. Questo il loro giudizio spietato e crudele, senza appello, giudizio di condanna senza possibilità di salvezza per alcuno. · Ma Zaccheo, alzatosi disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Zaccheo pubblicamente manifesta il suo cuore, rivela la sua conversione, quando nel suo spirito e nella sua anima è entrata la voce di Gesù, questa voce ha provocato in lui una nuova creazione, tutto è divenuto nuovo in lui. Nuova è la volontà, nuovo il cuore, nuovo lo spirito, nuovo l’intimo del suo intimo. La sua novità non è apparente, fittizia, di facciata, la sua novità è reale e lo dimostrano le parole con le quali egli si presenta nella sua nuova veste. Di quanto possiede, metà la dà ai poveri. È già sulla via della povertà in spirito, della rinunzia ai beni, ma anche della legge della misericordia. ad un uomo che ha appena ascoltato la voce di Gesù solo da qualche istante non si può chiedere di più. Ma c’è dell’altro. Poiché lui era pubblicano, facile era per lui defraudare qualcuno. La sua decisione mette anche ordine in questo settore. Il defraudato sarà retribuito, con la restituzione, in rapporto di quattro per uno. Uno è stato defraudato, quattro gli sarà restituito. È questa osservanza perfetta della legge antica, che prevedeva appunto un risarcimento quattro volte tanto a chi era stato in qualche modo vittima di ladroneggio, di frode, di estorsione. È il rientro di Zaccheo nella legge della giustizia con la restituzione e della misericordia o carità con la decisione di dare metà patrimonio ai poveri, ai bisognosi, a quanti non hanno niente per vivere. · Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti e venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Gesù conferma la salvezza che è entrata con lui nella casa di Zaccheo e soprattutto nel suo cuore. Ma egli dona a Zaccheo una dignità che gli era stata negata. Anche lui è figlio di Abramo. Non c’è peccato sulla terra che esclude dall’appartenenza a Dio; anche nel peccato siamo di Dio, siamo suoi, e lui viene per la nostra salvezza, perché possiamo fare spazio alla sua verità e alla sua giustizia nel nostro cuore. Questa verità è forse la più sconvolgente di tutto il Vangelo. Ma sempre Gesù ha voluto dare o ridare la dignità a quanti essa era stata tolta dall’uomo e dai suoi pregiudizi. Nessun uomo perde la dignità di persona umana, nonostante i suoi pochi o molti peccati, e finché un uomo conserva la sua dignità di persona umana, ognuno deve rispettarla, ognuno deve aiutarla a rifarsi, a ricomporsi, a ristabilirsi in tutto il suo valore. Capita purtroppo che l’uomo dal cuore di pietra e dall’occhio solo di carne, vede solo il peccato dell’altro e non la persona che è dietro il peccato e toglie al peccatore la dignità di essere uomo, invece che aiutarlo a liberarsi dal suo peccato. Gesù invece è venuto per togliere il peccato del mondo e ridare all’uomo la sua altissima dignità di creatura del Padre. Se l’uomo con il suo peccato avesse perso la dignità di creatura fatta ad immagine e a somiglianza di Dio, l’incarnazione non sarebbe mai potuta compiersi, sarebbe stato un assurdo storico. Per il Signore siamo tutti figli di Abramo, per Luca nel suo Vangelo siamo tutti figli di Dio, perché Adamo è figlio di Dio. Così nella sua genealogia ascendente da Gesù ad Adamo, al Padre nostro celeste. Infatti le ultime parole di Gesù lo confermano. Egli è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto, ma perduto a causa del suo peccato. Se entrassimo tutti in questa logica salvifica, potremmo cooperare con il Signore alla salvezza del mondo. Almeno però che ci sia in ogni cuore un senso di rispetto per ogni uomo, anche per il più grande dei peccatori, che pur sommerso dai suoi delitti e dalla sua enorme mole di crimini, resta ed è figlio di Abramo, uomo potenzialmente capace di redenzione, di salvezza, di vita eterna. Vedere così ogni uomo è dare al mondo un volto nuovo, il volto di Gesù ed i suoi occhi. | | Marco Bardazzi in www.omelie.org Il contesto
Tutte le letture di questa domenica si concentrano sull’amorosa considerazione che Dio rivolge a tutte le sue creature, nessuna esclusa. Si tratta di una attenzione totale ed individuale. Tutta la storia della salvezza dipende da questo amore immenso di Dio nei confronti di tutte le creature ed in particolare nei confronti dell’uomo. E’ un’infinita storia d’amore che trascende il tempo e lo spazio. Il libro della Sapienza ci presenta il “Dio che ama la Vita”. Tale amore si concretizza nel dono dell’esistenza all’uomo e nella partecipazione di quest’ultimo a tale dono. Alla fine, l’uomo esiste solo nella misura in cui riesce ad aderire alla verità e cioè a maturare la sua vocazione nei confronti di Dio. Il Salmo che segue la prima lettura esprime la riconoscenza della creatura nei confronti di Dio, tributando elogi e gloria per la sua infinita misericordia.
I temi del Vangelo
Il brano del vangelo ci fa riflettere sul tema della chiamata di Dio ad ogni uomo. Zaccheo, capo dei pubblicani di Gerico, è un uomo ricco e che, palesemente, non ha bisogno di niente e nessuno perché con i soldi può permettersi quasi tutto. E’ vero che, in virtù della sua professione di gabelliere per conto dei romani, era inviso agli altri giudei e considerato pubblico peccatore. Probabilmente lo era diventato per propria scelta e quindi è difficile pensare che avesse qualche scrupolo di coscienza per questo. Cos’ha spinto quest’uomo, apparentemente appagato dai soldi e dal potere, a salire sul sicomoro per veder Gesù? Cosa gli mancava che non avesse già? Cosa cercava? Aveva un dramma interiore? E se sì, qual era? E’ difficile dirlo ma proprio qui sta il mistero della chiamata di Dio per ogni uomo. La disponibilità alla conversione e l’umiliazione dinanzi a Dio L’aspetto fondamentale su cui è necessario porre attenzione, è che l’elemento indispensabile affinché avvenga il miracolo della conversione è la totale disponibilità dell’uomo ad accettare l’amore di Dio. Nel caso di Zaccheo, basso di statura, è stato il suo atto di umiliazione nel salire sul Sicomoro per vedere Gesù. Immaginiamo il ridicolo della scena: il capo dei pubblicani di Gerico che sale su un albero perché basso di statura e per vedere Gesù! Agli occhi degli giudei che hanno assistito alla scena deve essere apparso veramente ridicolo! (Potete immaginare che il nostro Ministro del Tesoro, personaggio rispettabile, salga su un albero?) Proprio in quel momento Gesù si accorge di lui e lo chiama a sé, offrendogli il maggior onore che Zaccheo potesse aspettare: andare a casa sua! Da lui, peccatore pubblico e servo dei romani! Lo scandalo degli uomini Come in altri casi, Gesù riesce a scandalizzare i giudei per queste sue sconvenienti frequentazioni. La gente però, con la sua superficialità di giudizio, non ha avuto la visibilità del miracolo che è appena avvenuto. Infatti, da quel momento Zaccheo non è più quello di prima, è totalmente un’altra persona e lo manifesta apertamente con i suoi propositi. Gesù non frequenta i peccatori per giustificarli ma per partecipare pienamente al miracolo di una conversione già avvenuta, così come fa un padre che accoglie un figlio con il quale si è riconciliato! Spunti di lavoro con i ragazzi
Per lavorare con i ragazzi si può cercare di concentrare la loro attenzione su alcuni termini e concetti che ricorrono nel vangelo e su questi far nascere un confronto reciproco: * Chi era il pubblicano? Esistono ancora oggi nella nostra società figure assimilabili?
Il “publicanus” era un agente commerciale privato, in genere dell’ordine equestre, che faceva l’esattore delle tasse. Il pubblicano prendeva in appalto dal governo, per una somma fissa annuale, il diritto di raccogliere le tasse. La somma era fissata in base alla valutazione delle entrate, che erano stabilite dalla legge, ed era piuttosto inferiore all’incasso previsto, in modo da offrire al pubblicano un incarico conveniente. Il pubblicano teneva per sé l’eccedenza, ma doveva pagare la somma fissata anche se non l’aveva interamente raccolta. Sono evidenti gli abusi a cui questo sistema era facilmente soggetto; la storia romana contiene molti lamenti per le disoneste estorsioni dei pubblicani. I “pubblicani” dei vangeli però non sono gli appaltatori sopra menzionati ma esattori di rango inferiore. L’unica eccezione è proprio Zaccheo, che era ”architelones”: esattore capo di Gerico. La generale impopolarità non era però legata alla loro disonestà o al fatto che l’esattore delle tasse è per definizione un essere detestabile, ma al fatto che erano agenti al servizio del governo imperiale straniero; * Ci sono altri pubblicani menzionati nei vangeli? In quale contesto? Es:chiamata dell’apostolo Matteo e pasto con i peccatori Mt 9,9-13, preghiera del pubblicano Lc 18,10-13,nella parabola dei due figli Mt 21,31; * Il sicomoro: che tipo di pianta è? Ha un significato specifico nel contesto dei fatti narrati? il sicomoro (il cui nome deriva dal greco e significa “gelso che produce fichi”) costituisce una notevole risorsa per la fauna e per le popolazioni locali. I frutti, così come le foglie, possiedono un notevole valore nutritivo e possono anche essere essiccati e conservati. Ricercati da uccelli e mammiferi, vengono raccolti dall’uomo per la propria alimentazione e come cibo per il bestiame. Le foglie sono usate per il trattamento dell’ittero e del veleno di serpente; il latice che si ricava incidendo la corteccia è un rimedio contro la dissenteria e la tigna, la tosse e le infezioni della gola. L’albero ha un ruolo importante per il miglioramento della qualità del suolo e per il suo consolidamento; impiegato già nell’antico Egitto come pianta da ombra e da legno (ad esempio, per la realizzazione di sarcofagi), è un ottimo sito di nidificazione per gli uccelli e un rifugio per altre specie animali. Il suo legno, di colore chiaro, si lavora con facilità. * Hai mai sperimentato la gioia dell’incontro con Gesù? Sei contento di “vedere” Gesù? E dove lo vedi? Si potrebbe argomentare: 1. l’incontro con Gesù nell’Eucarestia,come è? far vedere che è un incontro gioioso; 2. incontro il Signore nel povero e in colui che ha bisogno. Se davvero l’incontro con Gesù mi porta gioia, condivido quello che ho: pensare a far mettere qualcosa da parte per i più poveri e consegnarlo alla Caritas parrocchiale. Un altro spunto, soprattutto se i ragazzi sono più grandi e si è già instaurato un rapporto di fiducia con loro, potrebbe essere quello di scambiare esperienze vissute del tipo: * Ti è mai capitato di sentirti chiamato e desiderato da Dio come Zaccheo, magari attraverso una persona? Se sì, quando e come? * Ti capita di giudicare le persone superficialmente e solo per come appaiono? Qualche volta ti sei dovuto ricredere? * Siamo capaci di accogliere qualcuno che ha sbagliato con il perdono e la misericordia di Gesù? Cos’è lo scandalo? Cosa significa? Ha un senso ancora oggi oppure no? Immagine L’immagine del sicomoro nella sua maestosità e ricchezza richiama quella dell’albero della vita. 
Sicomoro - Eritrea

Terme di Qasr Hisham - Gerico Segno
“Zaccheo accoglie Gesù pieno di gioia”. Alla fine della discussione con i ragazzi, si può continuare la riflessione sul tema trattato, recitando tutti insieme la seguente preghiera:
"A tutti i cercatori del tuo volto mostrati, Signore; a tutti i pellegrini dell’assoluto, vieni incontro, Signore; con quanti si mettono in cammino e non sanno dove andare cammina Signore; affiancati e cammina con tutti i disperati sulle strade di Emmaus; e non offenderti se essi non sanno che sei tu ad andare con loro, tu che li rendi inquieti e incendi i loro cuori; non sanno che ti portano dentro: con loro fermati poiché si fa sera e la notte è buia e lunga, Signore".
(D.M.TUROLDO, I salmi , Paoline, Cinisello Balsamo, 1987) Canto Conclusione cantando tutti insieme: SOLO PER GRAZIA (Only by Grace di Gerrit Gustafson)
Do Sol/Do Do Solo per grazia possiamo Re-7 Sol 4 Venire al tuo trono, Signor Do Sol/Do Non è per quel che facciamo Re- Sol 4 E’ per il tuo sangue Gesù.
Mi- La-7 Alla tua dolce presenza Fa7+ Sol 4 Ci chiami, Signor Do La-7 Per la tua grazia ora entriamo Re- Fa/Sol Do Veniamo davanti a te Re- Fa/Sol Do Veniamo davanti a te.
La- La-/Sol Fa Do2 Se i miei peccati guardassi Tu, Signor Si-7 Mi7 La- La-/Sol Fa Sol La- Non potrei mai presentarmi davanti al tuo tron Re- Mi La- La-/Sol Fa Do2 Soltanto per la tua grazia io vengo a te Si-7 Mi7 La- La-/Sol Fa Do (Re- Sol Da Capo) Tu mi hai lavato col sangue dell’Agnel.
| | Daniela De Simeis in www.omelie.org ’evangelista Luca, anche in questa domenica, continua a raccontarci il viaggio che Gesù sta facendo verso Gerusalemme. Vi ricordate? Tre domeniche fa era in Samaria, quando ha guarito i dieci lebbrosi. Adesso, continuando il suo cammino, è arrivato a Gerico, una grande città, una città importante. Tra la folla che cerca di vedere Gesù c’è anche Zaccheo, il capo dei pubblicani. Ci ricordiamo chi erano i pubblicani? Erano gli esattori delle tasse per conto dei Romani. Siccome i pubblicani maneggiavano tanti soldi, a volte ne approfittavano per rubarne un po’, tenerli per sé e così diventare ricchi. Per questo la gente non sopportava i pubblicani: li chiamava traditori perché collaboravano con gli invasori Romani, e li considerava degli imbroglioni, che rubavano i soldi delle tasse per arricchirsi. Questo Zaccheo è il capo dei pubblicani di Gerico, quindi un uomo importante. L’evangelista Luca ci dice anche che era ricco. Proprio Zaccheo desidera vedere Gesù. Ma ha un problema: è basso e con tutta la gente che si è radunata non riesce a vedere nulla! Si mette sulla punta dei piedi, ma vede solo teste. Prova a infilarsi tra le persone per andare un po’ più avanti… nulla da fare! Non lo lasciano certo passare! Allora ha un’idea: siccome sa che Gesù sta attraversando la città, Zaccheo sa anche quale strada percorrerà il Maestro di Nazareth! Così corre avanti e si arrampica su di un albero. Avete capito bene: si arrampica su un albero, un sicomoro, dice il Vangelo, perché così, dall’alto potrà veder bene! Provate a immaginare la scena: un uomo importante, addirittura il capo dei pubblicani!, che si arrampica su un albero come un ragazzino, per aspettare Gesù che passa! Può sembrare un po’ ridicolo e gli altri che lo vedono potrebbero prenderlo in giro… ma a Zaccheo, in questo momento, non importa nulla: vuole solo vedere Gesù. E ancora non sa che cosa sta per succedere!!!... ma non anticipiamo le cose, seguiamo il racconto dell’evangelista Luca. Dunque, quando Gesù arriva sotto il sicomoro, alza gli occhi, lo guarda e gli dice: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi debbo fermarmi a casa tua”. Oh, che cosa meravigliosa! Pensiamo alla gioia di Zaccheo! Chissà con che batticuore scende emozionatissimo dall’albero per fare strada al Maestro che gli fa l’onore immenso di entrare nella sua casa! Zaccheo si sente ubriaco di felicità e si precipita giù dall’albero, in fretta in fretta, dice Luca, perché quasi ancora non ci crede che una cosa tanto bella stia capitando proprio a lui! Non riesce a dire neppure una parola, solo si incammina per far strada a Gesù, verso la sua casa e intanto pensa: “Il Maestro di Nazareth mi ha chiamato per nome, ha chiamato proprio me, come fossimo amici da tanto tempo! E ho sentito bene: vuole proprio fermarsi a casa mia!” Quando la gente si accorge che davvero Gesù sta andando a casa di Zaccheo, quando lo vedono entrare e sedersi alla tavola apparecchiata per il pranzo, cominciano i mormorii scandalizzati. Ma come? Con tutte le persone oneste, per bene, con tutte le persone importanti e rispettabili che ci sono a Gerico, questo Rabbi va a mangiare dal capo dei pubblicani? Da un traditore? Da un imbroglione? Ma è una vergogna! Una cosa simile non si può accettare! Zaccheo si rende conto dello scandalo dei suoi concittadini ed è proprio lui a far tacere tutti i commenti, perché si alza in piedi e dice ad alta voce: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto.” Zaccheo riconosce di non aver agito sempre onestamente, per cui è pronto a restituire quattro volte tanto quello che ha rubato con l’inganno. Non solo: di tutto quello che possiede, darà la metà ai poveri. La sua ricchezza non sarà più solo per lui, ma per tutti. Sarà una ricchezza condivisa con le persone che non hanno nulla. Zaccheo ha compreso perfettamente l’insegnamento di Gesù e vuol cominciare subito a vivere secondo il Vangelo! Gesù è davvero contento e lo rassicura davanti a tutti: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa”. E poi, rivolgendosi a chi ha sempre da ridire e da brontolare, aggiunge ancora: “Il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.” Vi ricordate la parabola della pecorella smarrita e del Pastore Buono che la va a cercare? Ecco, con Zaccheo Gesù si è comportato proprio come il pastore della parabola. Gesù sapeva che Zaccheo era solo, sperduto, con una vita piena di sbagli, pieno si soldi, magari, ma senza amici, senza gioia e con nel cuore un grande desiderio di incontrare il Maestro. E allora gli è andato incontro, è andato a casa sua, è stato con lui a parlare, a mangiare… da amico. E la vita di Zaccheo è cambiata. Ora è diventato un vero discepolo di Gesù. Ora vuole vivere secondo il Vangelo: non è più sperduto e solo, ora è con il suo Maestro. Mentre riflettevo su questo brano del Vangelo, mi sono resa conto che anch’io, anche voi, ognuno di noi, viene sempre chiamato per nome dal Signore Gesù, che vuol stare con ciascuno di noi, che vuol fermarsi nelle nostre case! Come ha detto a Zaccheo, così ogni giorno rinnova l’invito per ogni persona: “Aprimi il cuore, aprimi la tua casa, voglio stare con te!” Questo è bellissimo! Ci fa gustare la stessa felicità che ha provato Zaccheo quel mattino, a Gerico, sull’albero di sicomoro! Mi sono chiesta: ma io apro il cuore al Signore che chiede di entrare? Mi lascio raggiungere dalla sua Parola, dal suo insegnamento? Come Zaccheo, voglio davvero provare a vivere secondo il Vangelo? Forse allora è importante prenderci adesso qualche minuto di silenzio, per ascoltare bene, nel cuore, l’invito che Gesù rivolge ad ognuno di noi: “Aprimi, fammi stare con te!” Rallegriamoci di questo invito del Signore e rispondiamogli con lo stesso slancio e la stessa gioia con cui Zaccheo è sceso dal sicomoro. |
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