36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
44Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
50Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. 52Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia 53e stavano sempre nel tempio lodando Dio. | · Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Gesù conferma gli uni e gli altri nei loro discorsi sulla sua risurrezione, poiché egli in persona appare in mezzo a loro. Caratteristico è il saluto. L’augurio della pace che è anche il dono di essa è l’inaugurazione dei tempi messianici. Il mondo cercava la pace, la cerca, ma secondo modalità che sono proprie della mente umana o dei desideri del cuore, non sono certo modalità secondo Dio. Da qui le molte delusioni. La pace che Gesù dona è invece qualcosa di totalmente diverso, perché è la piena reintegrazione dell’uomo nel suo mistero, quindi Cristo Gesù gli dona il suo vero statuto nella sua perfetta novità di una esistenza che è rinnovata in lui dal suo Santo Spirito. Si ricompone per l’azione misteriosa dello Spirito l’unità dell’uomo con se stesso e quella comunione con Dio, che è fonte e sorgente di comunione con i fratelli. Ecco perché la pace è il dono messianico per eccellenza. Ma non si tratta di quella pace che si attendeva dal Messia, pace di separazione, di allontanamento dagli altri, pace ottenuta attraverso un’azione di guerra. Niente di tutto questo. La pace di Gesù è il dono di Dio che discendendo nell’uomo lo riconcilia con se stesso e quando un uomo è riconciliato con se stesso, perché perdonato da Dio e rifatto nuovo, allora veramente l’uomo possiede la pace, la riceve nel suo cuore e con essa cammina nella città degli uomini da uomo diverso, differente, da uomo nuovo, perché tale è stato fatto dalla pace, il dono di Gesù alla sua Chiesa. · Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma ancora quanti erano presenti rimangono fuori di sé, non sanno cosa pensare, non sanno se credere, addirittura pensano di vedere un fantasma. Ancora il cuore è troppo distante dalla verità e lo spirito troppo assoggettato ai pensieri della mente, per potersi aprire a questo grande mistero della risurrezione di Gesù. Sembra di trovarci ancora una volta con i due discepoli di Emmaus, prima che il Signore si facesse conoscere da loro, quanto a mentalità. La risurrezione, secondo il nuovo modo operato da Gesù, non facilmente entra nel loro animo. C’è da dire che se Gesù non fosse realmente risorto, nessuno della sua cerchia sarebbe stato capace di inventare un tale evento, cioè la risurrezione di Gesù così come essa è realmente avvenuta. Già non credono, figuriamoci se fossero stati capaci di costruire tutta una storia sulla risurrezione inesistente di Gesù. La verità della risurrezione è testimoniata da questa negatività da parte dei discepoli. Se fosse stato per loro, per la loro intelligenza, per il loro acume, per la loro inventiva creatrice, mai e poi mai si sarebbe potuto arrivare ad una notizia di tale genere. Già il fatto non è creduto, si immagini poi ad inventarlo di sana pianta, a crearlo dal nulla. · Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Le parole di Gesù manifestano chiaramente che gli apostoli avrebbero potuto e dovuto aprirsi al nuovo evento della sua risurrezione. Invece essi sono chiusi nei pensieri del loro cuore, pensieri di turbamento e di dubbio. Sono turbati perché sono nel dubbio, non sanno cosa pensare, cosa credere, cosa decidere in quel momento, se aprirsi alla fede o respingere quanto si sta vivendo sotto i loro occhi e di cui essi sono testimoni. Il dubbio nasce nel loro cuore perché in essi non c’è sufficiente conoscenza del mistero autentico di Gesù e quando regnano ignoranza e travisamento delle parole, alle quali si dona un senso ed un significato diverso da quello voluto da Dio, in questo caso non possono nascere nel cuore se non turbamenti e dubbi. L’ignoranza si toglie con la luce della Parola, e così anche il dubbio può essere scacciato dalla mente se si riesce a inondare lo spirito di verità rivelata. Gesù vuole rassicurare i suoi circa l’identità che c’è tra il Gesù che essi avevano conosciuto e con il quale avevano vissuto per circa tre anni e quell’uomo che è lì nel Cenacolo, dopo la sua passione, morte, il suo seppellimento nella tomba. Li rassicura mostrando e facendo capire la differenza essenziale che esiste tra un fantasma e lui. Il fantasma è pura visione, lui invece è presenza fisica, in carne ed ossa. Quindi loro possono credere se vogliono. · Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Per convincerli ancora mostra loro le mani e i piedi, naturalmente segnati dai fori dei chiodi. Possono ora i discepoli constatare la verità e l’identità di Gesù. Colui che è dinanzi a loro è veramente quel Gesù che essi avevano conosciuto, con il quale avevano mangiato. Riconoscono Gesù, sono presi da una grande gioia, ma questa gioia anziché condurli alla fede nella risurrezione, li porta all’incredulità, o meglio alla non fede. Vedono, il loro cuore si ricolma di gioia e tuttavia non riescono ancora ad aprirsi alla fede. C’è quello stupore che è un misto di incredulità e di credenza, più di incredulità che di credenza, ma questa volta per la straordinarietà dell’evento, per la grandezza di un’opera a cui l’intera storia assiste per la prima volta. Ma Gesù non si lascia conquistare dalla loro incredulità, anche se motivata dalla straordinarietà dell’evento, unico e singolare, irripetibile, che mai più si verificherà, un altro simile si compirà solo alla fine del mondo. Dopo Gesù, ma in forma del tutto silenziosa e nascosta, c’è stato l’evento dell’assunzione di Maria Vergine in Cielo. Ma di questo nessuno se ne è accorto; solo la fede della Chiesa lo ha percepito e vissuto in tutta la sua straordinaria grandezza e nel suo significato di salvezza. Perché gli Apostoli si convincano, Gesù chiede loro che gli diano da mangiare. Con questo atto egli vuole fugare ogni dubbio sulla verità della sua presenza. Lui non è un fantasma, lui è veramente risorto, è presente in mezzo a loro, è vivo. Lo dimostra il fatto che chiede del cibo. · Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Gli apostoli gli danno quello che hanno: una porzione di pesce arrostito, che Gesù prende e mangia davanti a loro. Da precisare che l’azione del mangiare di per sé non implica la presenza di Gesù in un corpo di materia, di carne, quindi bisognoso di nutrimento. Questo cibo non serve a Gesù, serve agli Apostoli perché si convincano dell’identità tra colui che è morto e colui che è davanti a loro. Per capire che lo spirito, e tale era il corpo risuscitato del Signore, non ha bisogno di cibo, è sufficiente leggere la storia di Tobia e lì si trova che anche l’Angelo Raffaele mangiava, ma era tutta apparenza, perché lo spirito non mangia. Da notare che c’è una grande differenza tra apparenza e finzione. Appare che Gesù mangia ed in realtà Gesù mangia, ma ciò che vedono gli Apostoli è solo apparenza. · Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi ». Come per i discepoli di Emmaus Gesù insegna ai suoi apostoli che la via della fede in lui è la parola, solo la parola. Si intende la Parola dei profeti che preannunziava la sua venuta, la sua vita, le sue opere, la sua fine. Tuttavia questa parola non bisogna interpretarla alla luce del pensiero corrente di una mentalità formatasi e costruitasi senza parola vera del Signore, annullata dalle comprensioni correnti. Questa parola bisogna leggerla e comprenderla alla luce della Parola di Gesù, che dona il vero senso e l’esatta comprensione di ciò che il Signore ha voluto rivelarci sul Messia che sarebbe dovuto venire nel mondo e sul vero autentico significato di quella liberazione che il Messia di Dio avrebbe dovuto compiere tra noi. Tutto questo è scritto nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Tutto l’Antico Testamento parla del Messia e ne parla con precisione di visione, come se certi profeti fossero stati presenti e lo avessero seguito in tutte le vicende della sua vita. Dalla nascita dalla Vergine fino a rivedere la luce dopo il suo intimo tormento. Se alla parola della Scrittura si dona un altro significato, ed è questo l’errore di ieri ma anche di oggi, impossibile conoscere Gesù e quando il vero Gesù si presenta, ieri ed oggi, sulla scena del mondo, viene rinnegato, non accolto, a causa dei pensieri deviati con i quali si è nutrita la nostra anima. Questo vale per i semplici e per i puri di cuori. Perché Gesù fu ripudiato anche a causa del peccato che regnava in molti cuori. Anche questo va detto per amore della verità storica. Molti, ieri ed oggi, non vogliono riconoscere il vero Gesù, a causa del peccato che oscura la loro mente e rende tenebroso il loro cuore e con le tenebre del peccato dentro di noi non c’è luce divina capace di fare chiarezza, a meno che non subentra nel cuore un movimento di radicale conversione alla luce. · Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. È una grazia particolare questa: aprire la mente all’intelligenza delle Scritture. L’intelligenza è la penetrazione del senso e del significato di ciascuna parola che si riferisce a Cristo, in modo che esse, ogni parola, vengano comprese ed accolte secondo il loro vero, divino, naturale e soprannaturale significato. Senza questa opera di illuminazione sarà sempre impossibile accogliere il mistero di Gesù. Passione e risurrezione sono assai chiari nella Scrittura, come dovranno essere altrettanto chiare la finalità e la missione degli apostoli. Essi dovranno andare per il mondo a predicare nel nome di Gesù la conversione ed il perdono dei peccati. È questa la liberazione, la vera, l’unica, di cui ha bisogno; è la prigionia del peccato il carcere da cui egli dovrà essere tolto fuori. C’è ancora dell’altro: bisogna partire da Gerusalemme. Gerusalemme, colei che lapida i profeti ed uccide gli inviati di Dio, ha da parte di Gesù un’altra occasione di grazia e di misericordia. Può accoglierla, se vuole, può ritornare a percorrere i sentieri e le vie della pace, ma non la pace dell’uomo, quella di Dio, che è totalmente diversa. Da Gerusalemme il messaggio della conversione e del perdono nel nome di Gesù dovrà raggiungere il mondo intero. Gesù è il Messia di Dio per l’umanità intera. Israele è solamente la radice che ha portato un tale albero di vita, ma all’albero della vita deve attingere ogni uomo. Poiché gli uomini non conoscono dov’è la fonte della vita, saranno gli Apostoli a mostrarla, andando per il mondo ed indicando Gesù, il suo nome, quale albero di vita eterna per chiunque accoglie la sua parola e beve all’acqua della sua vita. · Di questo voi siete testimoni. Gli Apostoli sono testimoni della verità della parola, ma anche della conversione e del perdono. Ma nel loro andare per il mondo dovranno sempre ricordarsi di partire dalla parola, come aveva fatto Gesù con loro; solamente se essi riu-sciranno a far accogliere nel cuore la parola di vita, Gesù sarà l’albero del perdono e della pace del cuore credente. · E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto». Ma Gesù ha iniziato la sua missione di testimonianza al Padre e alla sua misericordia solo dopo essersi posato su di lui lo Spirito Santo sotto forma corporea come di colomba. Con la forza e la potenza dello Spirito è andato per le vie della Palestina ed ha concluso il suo viaggio sul Golgota, dove ha reso la suprema delle testimonianze, dove ha affermato la Signoria di Dio a prezzo della sua vita, in una confessione di fede che è allo stesso tempo rivelazione perfetta del Padre e del Figlio. Se gli Apostoli andranno nel mondo senza la potenza promessa del Padre, senza cioè lo Spirito di Santificazione, di Rigenerazione, di Verità, di Fortezza, di Santità e di Amore, di Forza e di Coraggio, essi per prima smarriranno la via e si troveranno fuori strada. Ecco perché la missione, la loro missione di testimonianza a Gesù, dovrà iniziare solo dopo che saranno rivestititi di Potenza dall’alto. Fino a questo tempo, dovranno restare in città, non si dovranno muovere da Gerusalemme. Gerusalemme dovrà essere il punto di partenza, di irradiazione del nome di Gesù su tutta la terra. Dalla croce e dalla risurrezione di Gesù nasce la vita nuova per l’intero genere umano. · Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Non sappiamo il tempo in cui questo avvenne. Il poi di Luca non necessariamente deve essere considerato prosecuzione dello stesso atto di prima. Gesù parte verso il Cielo, ma parte benedicendo i suoi discepoli. È di grande significato questa benedizione. È la benedizione della consegna del mandato ricevuto dal Padre. Gesù si congeda dai suoi lasciando loro la sua stessa missione, come Abramo, come Isacco, come Giacobbe. Questa benedizione è un vero e proprio atto di consegna della benedizione di Dio ad Abramo. Nella tua discendenza saranno benedette tutte le Tribù della Terra. La discendenza dovrà portare fino a Gesù questa parola di promessa. Ora Gesù compie lo stesso gesto di Abramo, benedice i suoi discepoli e li costituisce suoi strumenti perché la sua benedizione raggiunga gli estremi confini della terra. Non sarà più una benedizione per discendenza, per generazione dalla carne, bensì per generazione dall’alto, mediante la fede in seguito alla parola annunziata dagli apostoli. La benedizione dell’apostolo pertanto è inserimento, attraverso la parola e l’azione sacramentale, nella benedizione di Dio, nella salvezza promessa a chi è discendenza di Abramo per la fede. · Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Gesù si nasconde agli occhi degli apostoli. Termina il suo ministero terreno, ora inizia quello celeste, ma non per questo finisce quello sulla terra, perché Gesù è rimasto con noi, ma in una maniera invisibile, la sua presenza è da spirito a spirito, da cuore a cuore, da intimo ad intimo, tramite di questa presenza è la sua parola e la sua vita che gli Apostoli porteranno per il mondo intero. · Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio. L’adorazione è la confessione della divinità di Gesù. Gesù è per gli Apostoli Messia, ma anche Dio. Ora che hanno l’intelligenza delle Scritture sanno veramente chi egli è. Non è solo il Servo del Signore, ma anche il Figlio, quindi Dio e Figlio di Dio, il Figlio dell’uomo chiamato a ricevere dall’Antico dei Giorni Regno e Potenza e Gloria Eterna. Lui questa gloria l’aveva fin dall’eternità, perché da sempre Dio e Figlio di Dio, che nel tempo è nato dalla Vergine Maria, quando si è fatto uomo. Dalla retta confessione nasce nel cuore la gioia. La fede rettamente confessata e santamente vissuta nell’atto dell’adorazione porta e genera la gioia nel cuore. Il mondo cerca la gioia, ma essa è nella fede confessata e professata, detta e vissuta, compresa, amata, proclamata, data ai fratelli. In attesa di essere rivestiti di Potenza dall’Alto, essi trascorrono i loro giorni nel tempio di Gerusalemme, nella lode del Signore. Ancora loro appartengono all’Antico Israele, all’Antico Patto che vivono nella santità e nella giustizia vera. Ancora non siamo nel nuovo Patto, perché lo Spirito non ha operato quella rigenerazione di vita che li fa passare nel Nuovo. Dopo lasceranno il tempio ed entreranno nel mondo. Dopo non sarà più il tempio di Gerusalemme, ma il mondo il luogo della vera adorazione di Dio. Questo è detto perché noi comprendiamo la grande differenza che intercorre tra il Nuovo Patto e l’Antico. Con il Nuovo si esce da Gerusalemme, anche se bisogna cominciare con Gerusalemme; con il Vecchio Patto invece tutto terminava a Gerusalemme, nel suo tempio. Era quello il punto di arrivo. Per il Nuovo Patto invece il tempio è solo il punto di partenza; poi lo si abbandonerà per sempre, perché il Signore vuole essere adorato in Gesù, il nuovo e definitivo tempio, ma Gesù è scomparso dalla vita degli Apostoli, Gesù non è in alcun luogo, Gesù è nella sua parola e nel suo dono di grazia, ma è dove c’è un apostolo che dona la sua benedizione, attraverso la quale è stato costituito luogo della presenza di Gesù nel mondo e continuatore della missione che il Padre gli aveva affidato. |
Daniela De Simeis in www.omelie.org In questa domenica la Chiesa c’invita a celebrare l’Ascensione del Signore: ma non so se per tutti è chiaro cosa festeggiamo oggi. Per esempio, Roberta, una ragazza mia amica, mi ha raccontato che quando era bambina, lei capiva sempre che si festeggiava “l’ascensore del Signore” e non riusciva a comprendere che motivo ci fosse per far festa! Ora, Roberta capiva male la parola ascensione, anche perché è un termine che di solito non usiamo nella vita di tutti i giorni, eppure la mia amica non era lontana dall’aver compreso il significato! Infatti, sia il termine ascensione che la parola ascensore, vengono dallo stesso verbo, ascendere che vuol dire salire, andare in alto. E dov’è che sale il Signore? Gesù, dopo la Risurrezione e le apparizioni agli Apostoli, ha ormai concluso la sua missione sulla Terra e torna dal Padre. È un avvenimento così importante che nel Nuovo Testamento ne parlano sia i Vangeli che gli Atti degli Apostoli. Penso ci avrete fatto caso, oggi abbiamo ascoltato per due volte il racconto dello stesso episodio: nella Prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, e poi nel brano tratto dal Vangelo secondo Luca. Raccontano lo stesso fatto, ma nelle due versioni abbiamo dei dettagli diversi, che ci aiutano a scoprire tutti i particolari di quello che è accaduto. In tutti e due i racconti, ci sono espressioni che parlano di Gesù che s’innalza, si solleva: “Fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo” ci dice il brano tratto dagli Atti degli Apostoli. E il Vangelo afferma: “Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo.” Dunque, sembra certo che coloro che hanno assistito a questo ultimo saluto di Gesù dopo la Resurrezione, abbiano avuto l’impressione di vederlo salire, innalzarsi. Che cosa è successo? Gesù ha forse volato? Nessuno dei testimoni ha usato questa espressione, forse perché quello che importa non è sapere il modo in cui Gesù è salito verso il cielo, quanto piuttosto capire qual è il senso di questa esperienza che gli Apostoli hanno vissuto insieme al Maestro. Chi è che sta “in alto”, al di sopra di tutto il resto, al di sopra di ogni creatura? Dio, certo. Gesù di Nazareth è Dio. È Dio come il Padre. È Dio insieme al Padre: ecco perché la Parola di Dio ci dice che “fu portato verso il cielo”. Quello è il posto di Dio, quello è il posto che spetta anche a Gesù. Se fino ad ora i discepoli avevano riconosciuto in Gesù il Maestro, il Rabbi, ora lo riconoscono come Dio, fino al punto che, come dice il Vangelo, lo adorano, cioè gi rivolgono l’omaggio dovuto solo a Dio. Solo Dio si adora, nessun altro. Le persone sono da amare, le creature tutte sono da rispettare, solo Dio va adorato. I discepoli, adorando il Signore che sale al cielo, riconoscono che proprio quel Gesù che ha camminato per la strada con loro, proprio il Maestro di Nazareth che è stato crocifisso ed è morto per amore, proprio Lui che è risorto dalla morte, è Dio, proprio come è Dio il Padre. Che cosa dice il Maestro, salutando i suoi discepoli? Ci sono due particolari che ritornano costanti sia nel racconto degli Atti degli Apostoli che in quello del Vangelo. Fermiamoci insieme a considerarli. Prima di tutto, il Signore consegna l’impegno della testimonianza. Leggiamo negli Atti: ““Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra.” E il Vangelo ribadisce: “Di questo voi siete testimoni” Questo mandato missionario, esprime chiaramente quello che Gesù desidera. È come se stesse dicendo: ecco, io vado, ora tocca a voi essere testimoni di tutto quello che avete visto e udito. Dovrete essere testimoni non solo qui a Gerusalemme o nella vicina Giudea, ma anche più lontano, come in Samaria, e poi ancora più lontano, sempre di più… ovunque, fino a raggiungere i confini della Terra! È bello sapere che i discepoli devono cominciare il loro annuncio da posti vicini, dai luoghi che conoscono bene, quelli in cui vivono, e poi pian piano dovranno spingersi verso luoghi che neppure immaginano, in paesi sconosciuti, fino ai confini del mondo. Si comincia con i passi piccoli, si fa esperienza nel quotidiano, per potersi poi lanciare verso imprese grandi. C’è un secondo elemento che ritorna nella narrazione del Vangelo e in quella degli Atti: la promessa dello Spirito Santo. Dice Gesù negli Atti: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi”. E nel Vangelo spiega: “Io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso”. È lo Spirito Santo il solo che può dare la forza per annunciare la Bella Notizia! Gli apostoli, da soli, non ce la farebbero, sarebbero troppo spaventati! Ma lo Spirito Santo, che viene dal Padre, è il compimento di ogni promessa e rende i discepoli capaci di rendere testimonianza, di annunciare Gesù senza paure, di partire e andare lontano dalle proprie case per portare a tutti la Bella Notizia del Vangelo. Ma fermiamoci ancora sulla scena descritta dalla Parola di Dio: Gesù ha appena salutati i suoi amici, tutti se ne stanno silenziosi ed assorti, ed ecco “due uomini in bianche vesti” che domandano: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?” Effettivamente, non c’è granché da vedere visto che una nube ha sottratto Gesù al loro sguardo, ma gli apostoli continuano a fissare il punto dove il Maestro è scomparso. Viene spontaneo pensare che i discepoli sentono già un po’ di nostalgia: questo saluto solenne di Gesù fa loro capire che non lo vedranno più come è accaduto in quei giorni stupendi subito dopo la Resurrezione. Ma i due uomini in bianche vesti, hanno ragione a rimproverare dolcemente gli apostoli che se ne stanno con la testa rovesciata all’indietro, a guardare in su. Non è questo il tempo per tenere gli occhi fissi al cielo, è invece il tempo di muoversi, di andare tra la gente, di testimoniare l’amore del Signore. È il tempo di far sapere a tutti che Gesù è il Figlio di Dio. È il tempo di far conoscere la Bella Notizia del Vangelo fino ai confini del mondo! Mentre ascoltavo le letture di oggi pensavo che a volte ci dimentichiamo che il mandato che Gesù ha affidato agli Aspostoli, vale anche per noi, oggi. Quel “mi sarete testimoni” riguarda ognuno di noi. Non basta venire in Chiesa la domenica, partecipare al catechismo e all’Eucaristia! Non possiamo star bene solo tra noi, non possiamo starcene “a guardare il cielo”! C’è un grande, stupendo impegno di testimonianza che ci aspetta! Magari, però, ci sentiamo un po’ spaventati, ci scopriamo deboli di fronte a qualcosa di così grande. Ebbene: chiediamo il dono dello Spirito Santo! Viviamo questa settimana chiedendo al Signore di riempirci del suo Spirito, perché ci dia la forza di essere veri testimoni di Gesù Risorto. Testimoni di Cristo in ogni giorno della nostra vita, cominciando da vicino, dalla nostra casa, dal cortile del condomino, dalla nostra classe e poi, chissà?, fino ai confini del mondo! |