Spirito Santo Corsico

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Giovanni 8,31-59

Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: « Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la ve­rità e la verità vi farà liberi ».

 Non basta le fede iniziale. La fedeltà è la vita della fede, ma essa è alla parola di Gesù. Alcuni tra quanti lo avevano ascoltato avevano creduto in lui, avevano cioè accolto la sua parola come parola di vita eterna. Gesù dice espressamente loro che non basta iniziare, bisogna continuare, anzi occorre rimanere fedeli alla parola ascoltata.

 Chi rimane fedele a quanto ha ascoltato da Gesù e non retrocede dalla Parola, ma la Parola mette in pratica, la vive, diviene vero discepolo di Gesù, conoscerà la verità e la verità lo farà libero.

 Parola, verità e libertà fanno il vero discepolo di Gesù, ma lo fanno se lui rimane sempre nella parola, le è fedele, accogliendola e vivendola. La Parola è all’origine di tutto, essa è la via della verità, la verità è principio di libertà.

 Sbagliano pertanto quanti vogliono una libertà senza la verità, ma anche sono in grande errore quanti vogliono la verità senza la Parola di Gesù. Il principio della verità è la parola di Gesù e senza Parola di Gesù l’uomo non può entrare nel possesso della verità e quindi non può avviarsi verso la conquista o il possesso della libertà.

 Senza Parola l’uomo rimane nella schiavitù del suo peccato; vive contro la sua umanità che è vocazione alla verità e alla libertà.

 Gli risposero: « Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi? ».

 I Giudei non comprendono. Per loro non c’è altra schiavitù se non quella politica; poiché essi non si sentono schiavi politicamente, per loro la parola di Gesù è falsa. L’affermazione di questi discepoli che hanno creduto in Cristo Gesù manifesta che la loro fede in lui comincia a vacillare. Una sola parola Gesù ha detto e loro si trovano in disaccordo.

 Il disaccordo con Gesù, che è la verità divina ed eterna, ma anche storica, umana, in quanto conoscitore del cuore dell’uomo e dei suoi travisamenti della verità, ci fa capire come essi fossero anche non conoscitori della loro storia, che spesso è stata una storia di dura schiavitù, di duro asservimento ai padroni di ogni razza e ancor oggi essi non sono liberi perché viventi sotto la tirannide dei Romani, i quali consideravano la Palestina come una Provincia della grande Roma. Essi sono schiavi, dicono di non essere mai stati schiavi, dicono di essere stati sempre liberi. Questa è una falsità storica, un errore nella conoscenza. Non conoscono Dio, ma neanche la loro storia.

 Gesù rispose: « In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.

 Gesù rivela il senso della sua affermazione. La schiavitù di cui lui parla non è certamente una schiavitù politica; c’è un’altra schiavitù che è morte e conduce alla morte eterna ed è quella del peccato.

 Il peccato produce una vera, reale schiavitù, poiché priva l’uomo della sua libertà e lo rende schiavo della concupiscenza e della superbia che divengono di giorno in giorno sempre più esigenti e sempre più asfissianti.

 Questa schiavitù da loro non è neanche pensata. Loro con il peccato ci vivono e ci convivono, ecco perché non si vedono e non si reputano schiavi di nessuno. Sono nelle tenebre dell’errore e del male e si considerano liberi. Questo stato spirituale è veramente preoccupante. C’è una cecità in atto che nulla fa presagire di buono spiritualmente parlando.

 Loro non vivono da figli di Dio, vivono da schiavi del peccato e chi è schiavo non ha posto nella casa del Padre. Nella casa del Padre ci stanno i figli, ma figlio di Dio è colui che non è schiavo del peccato; chi è schiavo o chi lo diviene deve abbandonare la casa del Padre per andarsene nella casa della schiavitù eterna, che è poi la morte eterna.

 Solo chi è figlio di Dio, che vive da figlio di Dio resta per sempre nella casa. Ma nessuno può farsi da sé figlio di Dio, nessuno può liberarsi da sé dalla schiavitù del peccato. Si è liberi se il Figlio ci fa liberi; se il figlio non ci fa liberi, noi resteremo sempre schiavi, da schiavi vivremo, da schiavi anche moriremo.

 Il peccato è schiavitù spirituale e morale. Dalla schiavitù fisica, o politica, alcuni possono anche liberarsi da se stessi, possono prendere la fuga. Dalla schiavitù spirituale e morale, da quella del peccato, nessuno può liberarsi da se stesso; chi libera è solo Gesù, il Figlio che dimora nella casa di Dio da libero e quindi da vero Figlio.

 Gesù è il vero liberatore dell’uomo, lo libera dal suo peccato, dalla morte eterna, lo libera dalla sua ignoranza e non conoscenza di Dio, lo libera dalla sua concupiscenza e superbia, lo libera dalla sua arroganza e da ogni presunzione di essere figlio di Dio, mentre in realtà si è solo schiavi del peccato; lo libera dall’arroganza e dall’incoscienza, lo libera anche dalla mediocrità della fede, perché gli dona una fede capace di offrire se stesso, una fede che sfida la morte e la vince nella vittoria di Gesù.

 So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova posto in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre, anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro! ».

 Loro però si vantano di essere figli di Abramo. La loro appartenenza ad Abramo è solo dalla carne, non certamente dalla fede. Non è dalla fede, perché loro altro non cercano che di uccidere Gesù, a causa della parola della fede che non trova posto nel loro cuore. Se Gesù viene da Dio, se Abramo è il fedele servitore di Dio, se loro dicono di essere figli di Abramo, perché non accolgono quella Parola che è la stessa vita di Abramo e per la quale diede tutto se stesso a Dio?

 Gesù ha un Padre diverso da quello che hanno i Giudei. Il Padre di Gesù non è lo stesso padre che dicono di avere i Giudei. Se fosse lo stesso Padre, questi ha una sola parola, non due. Poiché Gesù ha una parola e i Giudei ne hanno un’altra è assai evidente che essi ascoltano due padri diversi. Gesù dice quello che ha visto presso il Padre, ma anche loro fanno quello che hanno ascoltato presso il padre loro.

 Due parole, due padri, una sola parola un solo padre; due parole due fedi; una sola fede una sola parola. Ciò che all’origine e in principio è uno deve esprimere unità anche in sede periferica. Se qui c’è divisione, contrasto, opposizione, ciò significa che anche all’origine ci sono due principi o più principi e non uno solo, più padri e non uno solo; c’è un padre per ciascuna teoria, o pensiero.

 Gli risposero: « Il nostro padre è Abramo ». Rispose Gesù: « Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto.

 I Giudei ribadiscono ancora una volta che essi hanno per padre Abramo. Gesù risponde che il figlio deve fare le opere del Padre. Se loro sono figli di Abramo, devono fare le opere di Abramo.

 Abramo è l’uomo della fede, il suo sguardo è tutto teso a contemplare la discendenza futura che sarebbe nata da lui, quindi egli è tutto rivolto verso Colui che avrebbe portato la benedizione di Dio sulla terra. Abramo insomma guarda sempre verso Gesù, verso Colui che è la salvezza del popolo, verso Colui che è il portatore della grazia di Dio sulla terra.

 Se Abramo guarda verso Gesù ed è questa la sua opera, se Abramo fosse vostro Padre, dice Gesù, voi fareste come ha fatto lui, cerchereste Me con gli occhi della fede, aspettereste Me e vi dareste pace solo dopo avermi incontrato. Questo fece Abramo, morì aspettando il mio giorno, ma contemplandolo con gli occhi della fede.

 Voi Giudei invece altro non fate che opporvi a me, cercando anche il motivo, il pretesto e la via migliore, silenziosa e segreta, per togliermi di mezzo. C’è quindi opposizione di comportamento tra voi ed Abramo; voi non siete suoi figli, perché non cercate ciò che lui cerca, non volete ciò che lui vuole, non desiderate ciò che lui desidera, non aspettate ciò che lui ha aspettato, ma che non ha potuto conseguire a causa della sua morte.

 Abramo non è loro vero Padre nella fede. Il loro padre è un altro, poiché hanno una fede totalmente differente da quella di Abramo, in contrasto e in opposizione. Ciò che Abramo amava essi odiavano, ciò per cui Abramo viveva essi rifiutano e rinnegano, ciò che era la vita di Abramo per loro non merita altro che la morte. Nessuna similitudine, neanche a grandi tratti tra il loro Padre e il Padre di Gesù, tra l’Abramo di Gesù e il loro Abramo. Chi è pertanto il loro padre?

 Voi fate le opere del padre vostro ».

 Gesù non lascia spazio a tergiversazioni, ad ambiguità, a soluzioni di incertezza. Loro fanno solo le opere del loro Padre, che come abbiamo visto non è il Padre suo che è nei cieli e neanche il Padre suo nella fede, quell’Abramo di cui loro si gloriano di averlo come padre.

 Gli risposero: « Noi non sia­mo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre Dio! ».

 Loro, i giudei ancora prendono il linguaggio di Gesù in senso strettamente letterale e lo rifiutano perché per loro è evidente che essi non possono avere altro Padre se non Dio. Essi non sono figli di idolatria, di dei diversi, figli di quegli idoli che erano adorati tra tutti i popoli. Loro hanno questa pretesa, di avere Dio come loro Padre.

 Disse loro Gesù « Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato.

 Ancora una volta Gesù riafferma la consequenzialità della fede. La fede ha delle conseguenze che bisogna cogliere, perché sono esse che dicono la verità, o la falsità di essa.

 Se Dio è il loro Padre, loro devono volere ciò che Dio vuole e operare ciò che lui comanda. La fede è ascolto ed obbedienza e senza ascolto ed obbedienza non c’è fede.

 Loro dicono di avere Dio per Padre. Se Dio fosse realmente il loro Padre, essi dovrebbero amare ciò che il Padre ama. L’amore del Padre è Gesù di Nazaret, Gesù è anche il suo sigillo, la sua consacrazione; egli è l’inviato del Padre, è il Padre che lo ha mandato, egli non è venuto da se stesso; Gesù è uscito da Lui e verso di Lui sta ritornando. Se Gesù è tutto questo e loro si stanno opponendo risolutamente, se Dio ama Gesù e loro lo odiano, se Lui lo vuole in vita e loro lo vogliono morto, ne deve conseguire che non è lo stesso Padre il loro e quello di Gesù. Il Padre è diverso perché diversi sono i comportamenti, differenti le scelte attraverso le quali operare la salvezza.

 Quando non si colgono le diversità della fede professata, quando non si vede il principio della diversità della fede dell’altro, questo avviene perché la mente è chiusa in se stessa, il cuore è come di pietra e non si vogliono sviluppare tutte le conseguenze che scaturiscono da una tale posizione. Gesù nella fede è consequenziale e lui sta argomentando per deduzione razionale, logica, sapienziale. La sapienza fa anch’essa parte della fede e una fede che non facesse ricorso alla sapienza, non è certamente fede vera ed autentica. Solo la falsa fede rinuncia alla vera sapienza, alla sua logicità e consequenzialità. Ma quando questo accade è già il segno della falsità della fede che l’altro professa e bisogna stare attenti, mettersi in guardia per non cadere nella falsità della fede dell’altro, che oscura la mente e non permette di vedere le sue intime ed interiori contraddizioni ed ambiguità.

 Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro.

 Gesù rompe ogni ulteriore indugio e lo afferma chiaramente. Loro non possono comprendere il suo linguaggio, non possono aderire a lui, non possono ascoltare le sue parole, perché il loro Padre non è Dio, il loro padre è il diavolo. Essi sono sotto la schiavitù del diavolo ed hanno un solo desiderio compiere le opere del diavolo.

 Poiché il Padre di Gesù è il vero Dio, il loro padre è solo uno che avrebbe voluto essere come Dio, ma fu precipitato nell’inferno a causa della sua superbia, in ragione del suo rifiuto di riconoscere Dio come suo Signore, suo Creatore, cui è dovuta ogni obbedienza.

 Chi ha per padre il diavolo, chi è schiavo del peccato, chi compie il peccato, che è l’opera del diavolo, costui non può accogliere Gesù, deve necessariamente rifiutarlo e respingerlo perché il diavolo è colui che respinge Gesù e vuole che non sia accolto da nessuno, perché solo così il suo regno può prosperare ed il male trionfare. Ognuno che accoglie Gesù altro non fa che indebolire il suo regno e questo è per lui una grave perdita. Da qui la sorda opposizione dei Giudei verso Gesù. Il loro padre non vuole e quindi loro non vogliono, il loro padre non può e loro stessi non possono perché ormai totalmente legati con un patto di menzogna e di tenebre al loro padre, il diavolo.

 Egli è stato omicida fin da principio e non ha per­severato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzo­gnero e padre della menzogna.

 Chi è in verità il diavolo? È colui che per natura fattasi, a causa della sua superbia, è volontà contraria alla volontà di Dio. Egli non vuole ciò che Dio vuole, questa la sua essenza di peccato, la sua natura corrotta.

 Il diavolo è colui che condusse alla morte Adamo ed Eva; per questo Gesù lo chiama omicida fin dal principio. Lui è stato creato nella verità, ma in essa non ha perseverato, nel momento della caduta egli ha lasciato definitamente, per sempre, il regno della verità, ed è divenuto padre di falsità e di menzogna.

 In lui non vi è verità perché la verità nasce dall’ascolto della Parola del Padre. Lui invece è colui che costantemente è in ribellione contro la volontà del Padre. In lui c’è solo menzogna e tenebra.

 Cosa può dire una creatura che è senza verità, perché nella verità non ha perseverato e perché si è posto dinanzi a Dio come un ribelle ed un eterno oppositore della sua verità e della sua parola di vita? Egli altro non può dire che il falso, perché la sua natura è falsa; se dice il falso è solo menzognero, ma se dice solo menzogne egli è il padre della menzogna. Voi siete nella menzogna, voi dite la menzogna, quindi voi siete figli del padre della menzogna e il padre della menzogna è il diavolo.

 A me, invece, voi non credete, perché dico la verità.

 Compiendo essi le opere del Padre loro ed essendo in continuo ascolto di lui, del diavolo, i Giudei non possono credere in Gesù, perché lui viene dalla verità che è Dio e dice solo parole di verità. Lui alla verità è rimasto fedele, perché lui è stato generato dalla verità del Padre. Egli è dalla verità, dice la verità, non può essere creduto da chi ha per padre il diavolo, che è dalla menzogna, proferisce menzogne, è padre di menzogne.

 Chi di voi può convin­cermi di peccato?

 Gesù è il giusto, il santo, l’innocente. Egli non ha mai conosciuto il peccato, neanche veniale. I Giudei se lo vogliono accusare, debbono farlo solo mentendo e con raggiri; in nessun caso lo potranno, se si atterranno alla legge santa di Dio e la scruteranno nella sua verità e santità.

 Questa affermazione di Gesù potrebbe essere definita l’inizio del processo contro di lui. Non può essere accusato di peccato e quindi non può morire a causa della legge, può morire solo a causa dell’arbitrio dell’uomo.

 Nessuno, mai, potrà dire che Gesù ha commesso una trasgressione della legge, nessuno, mai, lo potrà convincere attraverso la presentazione di un articolo della legge che lui proprio in quella legge e contro quella legge ha peccato. L’innocenza di Gesù non è solo un fatto di coscienza personale, ma è anche una verità storica, che emerge dal confronto della sua vita con la legge santissima del Dio tre volte Santo.

 Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio ».

 Se Gesù è senza peccato, anche le sue parole sono senza peccato, sono vere, sono conformi alla legge santissima di Dio. Se sono vere, sono anche da ascoltare e da osservare.

 Perché allora i Giudei non credono alle sue parole, o semplicemente non credono in Lui? Per ascoltare le parole di Gesù, che sono purissima verità, bisogna essere dalla parte di Dio, anzi bisogna essere da Dio, venire cioè da Lui, dalla sua verità. I Giudei non ascoltano le sue parole, perché non sono da Dio, non vengono da  Lui, Dio non è il loro Padre, non è colui che li ha generati nella fede. Dio non li ha generati, perché loro non si sono lasciati generare.

 Gli risposero i Giudei: « Non diciamo con ragione noi che sei un Samaritano e hai un demonio? ».

 Non potendo argomentare secondo la sapienza richiesta da Gesù, da quella cioè che viene scrutando la legge santissima del Padre suo, i Giudei ritornano all’insulto e all’ingiuria. Gesù è un rinnegatore della fede, questo vuol dire in parole povere, che lui è un Samaritano. Ha un demonio perché è fuori della grazia di Dio, della sua luce, della sua verità, della sua santità. Sarebbe Gesù un alleato di satana contro Dio.

 Ma anche questa accusa è solo pronunciata, ma non provata. Quando non si è dalla parte della verità, quando non si è da Dio, non si hanno ragioni per argomentare, non se ne possono avere. I Giudei avevano solo ragioni di menzogna e di volontà. Per loro Gesù doveva essere necessariamente un falsario della verità, non possono provarlo, e quindi lo accusano. L’accusa, senza le ragioni che le danno consistenza teologica e morale, è l’arma di chi non possiede la verità, ma cammina nelle tenebre e nell’errore.

 Rispose Gesù: « lo non ho un demonio, ma onoro il Pa­dre mio e voi mi disonorate. lo non cerco la mia gloria, vi è chi la cerca e giudica. In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte ».

 Gesù non si lascia irretire dalle loro accuse, né teme le loro parole. Lui non ha un demonio, lui sta onorando semplicemente il Padre e se loro confondono l’onore che lui rende al Padre con il dichiararlo un indemoniato, questo è per lui disonorevole, perché essi lo stanno privando dell’onore che gli è dovuto, onore in quanto uomo, onore in quanto credente, onore in quanto osservante scrupoloso della legge di Dio, onore in quanto egli altro non fa che rendere gloria a Dio.

 Essi lo disonorano, perché negano la verità che è in lui, verità verso gli uomini, verità verso Dio, santità verso gli uni e gli altri. Ma chi disonora una persona falsamente e ingiustamente, commette un grave peccato contro il Signore.

 Ancora Gesù è disonorato perché egli non ha mai cercato la sua gloria, ma sempre quella del Padre suo e poiché egli è sempre alla ricerca della gloria del Padre, questa non può essere a lui elevata e resa se non con il rimanere sempre nella verità e nell’amore, in quella giustizia perfetta che è il compimento della sua volontà.

 Chi disonora Gesù sono proprio coloro che cercano la propria gloria. Ma essi giudicano Gesù proprio perché a loro non sta a cuore la gloria di Dio.

 Contro ogni accusa di menzogna, di falsità e di idolatria, Gesù ribadisce ancora una volta che la via della vita è nella sua parola. Se qualcuno vuole percorrere la via che conduce alla vita eterna, se qualcuno vuole possedere la vita eterna deve rimanere nella sua parola, deve osservarla, ma per osservarla bisogna prima accoglierla. Ma loro non vogliono accoglierla, non possono osservarla, rimangono nella morte. Questa la verità: la morte che li sovrasta e dalla quale essi parlano.

 Gli dissero i Giudei: « Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti e tu dici: Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte". Sei tu più grande del nostro padre Abra­mo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere? ».

 Il discorso di Gesù è preso nel suo tenore letterale, loro pensano alla morte fisica, minimamente riflettono sulla morte spirituale, dell’anima, che diverrà morte eterna, lontano da Dio per l’eternità. Gesù parlava di questa morte eterna, dell’anima, dello spirito, morte a Dio e alla sua verità, alla sua amicizia, alla sua santità, alla sua giustizia.

 Letteralmente presa, l’affermazione di Gesù per loro è necessariamente falsa. La ragione è presto e subito detta. Abramo è morto, i profeti sono morti. Costoro avevano tutti la parola di Dio. Se loro sono morti ed erano in possesso della parola di verità, anche tu morirai e anche noi che ascolteremo la tua parola. Tutti coloro che hanno ascoltato la parola di Abramo e dei profeti sono morti assieme a loro.

 Gesù è forse più grande di Abramo, più grande dei profeti? Chi pretende di essere Gesù? Questa la domanda.

 Rispose Gesù: « Se io glorifi­cassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “ È no­stro Dio! ", e non lo conoscete. Io invece lo conosco.

 Pur sapendo che i Giudei avevano preso le sue parole alla lettera, e non secondo lo spirito e la verità che esse volevano affermare, pur vedendo in loro una chiusura alla verità  ed un’argomentazione assai umana, terra terra, fatta di quella saggezza carnale di uomini che ormai sono avvolti dalle tenebre dell’errore, Gesù dona lo stesso la risposta. Deve darla, perché si tratta ancora una volta di rivelare la sua essenza, la sua opera, la sua missione.

 Quando si tratta della verità su di lui, Gesù risponde sempre. È la verità che lo impone, è la volontà divina che lo richiede, perché non è tanto in gioco la sua vita, la sua opera, quanto l’essenza stessa di Dio. Gesù non può rendere gloria al Padre suo se nega la sua essenza, se la tace, se finge di non conoscerla, se non la ribadisce nel momento opportuno e quando è il tempo di ribadirla.

 La gloria di Gesù di essere più grande di Abramo, più grande di tutti i profeti, di essere prima e dopo di loro, non viene da lui; se venisse da lui sarebbe una falsa gloria, sarebbe una gloria vana.

 Questa gloria, che è per Gesù di essenza, non di missione, non di opera, non di risposta, non di compimento fedele della volontà del Padre, è il Padre stesso che gliel’ha concessa fin dall’eternità, quando lo ha generato come suo Figlio unigenito, quando lo ha chiamato ed inviato sulla terra quale figlio dell’uomo, quando lo ha costituito suo Figlio e lo ha dichiarato tale attestando per lui e mettendosi dalla sua parte. Questo non è pensiero, questa è storia, è la vita di Gesù e questa vita egli l’ha ricevuta interamente dal Padre. Questa la sua gloria.

 I Giudei non conoscono la gloria che viene a Gesù dal Padre perché essi non conoscono il Padre, pur affermando che egli è il loro Padre. Poiché non lo conoscono, essi ignorano anche la sua vita, la sua essenza, la sua volontà, le sue opere e tutto quanto egli ha fatto in favore del Figlio.

 Ancora una volta tutto dipende dalla conoscenza e dalla non conoscenza del Padre. Gesù lo conosce e quindi parla secondo verità; loro non lo conoscono e dicono solo falsità e comprendono falsamente anche la sua parola.

 E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola.

 Gesù conosce il Padre, non può dire di non conoscerlo, non può neanche sottrarsi ad affermare che lo conosce. Se facesse questo diverrebbe come loro un mentitore. Invece lui lo conosce e lo afferma, lo conosce e dice le cose di lui secondo verità, secondo perfetta conoscenza, egli parla da vero testimone oculare.

 Non solo lo conosce, lo conosce e osserva la sua parola. Lo conosce e vive con il Padre una relazione di perfetta obbedienza, di piena sottomissione alla sua volontà.

 Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò ».

 Gesù non solo conosce il Padre, possiede una conoscenza misteriosa anche di Abramo; sa di Abramo cose che la Scrittura non dice. Abramo viveva nella speranza di vedere il figlio della promessa, di vedere colui nel quale un giorno sarebbero state benedette tutte le tribù della terra. Questo desiderio gli fu appagato da Dio, gli fu concesso di vedere in visione di spirito uno dei giorni, o il giorno di Gesù, la sua venuta sulla terra.

 Per questa visione in spirito egli si rallegrò molto, ebbe una grandissima gioia. È questa una gioia particolarissima che il Padre concede a pochissimi eletti.  Abramo fu uno di questi eletti. Egli ebbe in spirito la conoscenza di Gesù, lo vide come se fosse a lui contemporaneo, a lui presente, ma lo vide secondo la legge dello spirito e non secondo la legge della carne, o con gli occhi della carne.

 Gli dissero allora i Giudei: « Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo? ».

 Gesù non ha detto di aver visto Abramo. Egli ha semplicemente detto che Abramo ha visto il suo giorno e se ne rallegrò.

 Cambiare la frase ed il soggetto che la regge, equivale a dichiarare Gesù un mentitore, uno che altro non fa che dire falsità. Come può lui aver visto Abramo, se non ha ancora neanche cinquant’anni? La sua età è quella di un uomo normale, non è esageratamente grande, neanche arriva a cinquant’anni e pretende di aver visto Abramo. La deduzione è assai semplice: Gesù non dice la verità, Gesù mente, Gesù inganna.

 Rispose loro Gesù: « In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, lo Sono ».

  Non solo Gesù non inganna, Gesù prende l’avvio proprio dalle affermazioni dei Giudei per dichiarare la verità delle verità, la verità che dona consistenza a tutto il suo discorso fatto finora.

 Viene qui rivelata la natura, l’essenza di Gesù. Gesù non è prima di Abramo, in senso temporale. Gesù è prima di Abramo per essenza divina. Gesù da sempre e per sempre è Dio. “Io sono” è rivelazione divina, rivelazione della sua essenza, della sua sostanza eterna.

 Essenzialmente, sostanzialmente, naturalmente Dio egli non lo era solo prima di Abramo. Lui è prima durante e dopo Abramo. Abramo esiste per lui, in vista di lui, Abramo è colui che semplicemente gli deve preparare la strada. Abramo non è “Io sono”; Abramo è Abramo ecco perché Gesù è più grande di Abramo, più grande dei profeti, più grande di ogni uomo ed è più grande perché tutti sono semplicemente uomini, anche se investiti di una missione di salvezza, anche se ricolmi dello Spirito del Signore.

 Gesù non è semplicemente uomo, lui è vero e perfetto uomo, ma lui è anche vero e perfetto Dio, in tutto uguale a Dio, con la differenza che il Padre è il Padre mentre Lui è il Figlio del Padre, la relazione è di paternità e di figliolanza.

 Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

 Questa seconda fase del discorso di  Gesù aveva avuto inizio dal dialogo con quanti avevano creduto in lui, a causa delle Parole di verità che erano uscite dalla sua bocca.

 Gesù aveva detto a costoro che nella Parola bisogna rimanere fedeli, e che la Parola bisogna accoglierla e viverla. Ora il discorso termina con questo gesto di totale ribellione contro Gesù, di ripulsa piena. Vogliono lapidarlo per le sue affermazioni, sono già pronti alla lapidazione, hanno già le pietre in mano. Non lo lapidano perché Gesù, protetto e sorretto dal Padre, si nasconde e poi esce dal tempio.

 Nella verità bisogna andare fino in fondo, nella verità non si può rimanere in superficie, alle prime battute, alle prime parole. È facile accogliere alcune parole di Gesù, possono anche convenire; le parole di Gesù bisogna accoglierle e viverle tutte e questo diviene difficile, perché accogliere le Parole di Gesù vuol dire essenzialmente accogliere Gesù parola eterna di verità, accogliere lui principio di ogni verità e di ogni vita, accogliere lui che è nelle vesti di un uomo come il vero Dio e Signore della propria vita.

 È facile, è anche facile credere in Dio, difficile è accettare che un uomo sia Dio, come oggi è anche difficile accogliere che un uomo sia mediatore tra l’uomo e Dio o tra Dio e l‘uomo. Ma la fede o è totale affidamento al Dio che sconvolge le nostre vie, o non è fede.

 Ma per accogliere la verità di Dio bisogna essere da Dio, cioè dalla sua verità e dalla sua volontà, bisogna amare la sua verità, desiderare la sua volontà. Nel desiderio di Dio è la nostra salvezza. Desiderare la volontà di Dio è avere nel cuore una sola volontà: rendere a lui tutta la gloria attraverso il dono della nostra vita.