Spirito Santo Corsico

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Giovanni 2,1-11

VangeloCommento
 1Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». 4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».

11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

 È questo il settimo giorno del Vangelo. Sono passati già sette giorni dalla presentazione di Gesù. Il primo giorno Giovanni rende testimonianza ai Farisei su Colui che è in mezzo a loro, ma che loro non conoscono. Il secondo giorno Giovanni vede venire Gesù e lo indica come l’Agnello di Dio. Il terzo giorno Gesù è presentato da Giovanni ai discepoli e questi seguono Gesù. Il quarto giorno avvenne l’incontro con Natanaele. Tre giorni dopo e quindi al settimo giorno Gesù opera il primo miracolo a Cana di Galilea. In una settimana Gesù è rivelato pienamente al mondo.

 Il racconto è assai scarno. C’è uno sposalizio a Cana di Galilea, città vicino a Nazaret. A questo sposalizio c’è la Madre di Gesù. Ella c’è, di lei non si dice che è invitata. Questo è un particolare omesso e quindi dobbiamo pensare che Maria sarebbe dovuta esserci a quello sposalizio, anche se non sappiamo il perché di questa sua presenza lì, in quel luogo. 

Gesù invece è invitato con i suoi discepoli e qui viene presentato come uno dei tanti invitati, infatti fu invitato anche lui con i suoi discepoli. Gesù deve essere sempre invitato, chiamato. Questa è la prima verità che emerge dal racconto.

 Gesù deve essere invitato, perché lui non può entrare nella vita di nessuno se non per invito, su richiesta. Ma se si invita Lui con Lui vi sono anche i suoi discepoli, perché lui e i suoi discepoli sono ormai una cosa sola. Il mistero della Chiesa è qui adombrato. Molti vorrebbero Gesù senza la Chiesa, senza i suoi discepoli. Questo è impossibile. Chi accoglie il mistero di Gesù deve accogliere anche il mistero della Chiesa, perché Gesù e la Chiesa sono un unico mistero di salvezza, e non si ha Gesù senza la Chiesa e non si ha la Chiesa senza Gesù. La crisi della religiosità odierna è proprio questa. C’è un ritorno del sacro, si dice da più parti, ma non c’è un ritorno alla Chiesa e questo è un grave errore di valutazione anche da parte di quanti sono uomini della Chiesa, che non hanno capito che senza il ritorno alla Chiesa non c’è ritorno vero a Gesù, o a Dio.

 Nel frattempo, venuto a mancare il vino la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino».

 Durante i festeggiamenti accade una cosa non usuale per uno sposalizio. Viene a mancare il vino. Se ne accorge la Madre di Gesù, la quale dice semplicemente al figlio: “Non hanno più vino”.

 Maria sa chi è il Figlio e cosa può fare, per questo gli manifesta lo stato di disagio in cui si trovano gli sposi. Sapere chi una persona è e cosa essa può fare è certezza di giusta soluzione all’evento che deve essere in qualche modo riportato nella sua “normalità”.  Dall’atteggiamento di Maria dobbiamo tutti apprendere; sovente noi non conosciamo chi l’altro è, non sappiamo cosa sappia fare e neanche se lo può fare e, rivolgendoci alla persona sbagliata, sciupiamo il tempo; non creiamo speranza negli altri, perché non risolviamo il loro “affanno” o la loro “preoccupazione.

 E Gesù rispose: « Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora ».

 Apparentemente la risposta di Gesù sembra essere un rifiuto verso la Madre. In verità quanto dice è da interpretarsi come non possibilità da parte sua di sottrarsi alle richieste della Madre, nonostante non sia ancora giunta la sua ora di dare inizio ai miracoli.

 Quanto avviene a Cana di Galilea rivela pertanto qual è la giusta relazione tra la Madre e il Figlio. La Madre presenta al Figlio l’urgenza, l’esigenza immediata; il Figlio ha i suoi tempi e i suoi momenti e in tal senso tra le esigenze presentate da Maria e quelle del Figlio che sono di salvezza non c’è alcuna relazione, avendo due compiti e due missioni, che pur non essendo in contrapposizione, non sono tuttavia identiche.

 Dinanzi alla richiesta della Madre e al suo desiderio di un intervento di Gesù circa il caso particolare da risolvere, poiché è sua Madre, alla Madre niente si nega, tutto si concede, la Madre deve essere esaudita al di là di ogni particolare ministero o missione, al di là di ogni tempo e di ogni momento, al di là di tutto, perché ella è Madre.

 Dinanzi alla Madre c’è solo l’arrendevolezza del Figlio, il quale, pur manifestando la non coincidenza tra ciò che lui è chiamato a fare e ciò che la Madre gli suggerisce di fare, deve accondiscendere alla sua richiesta, per il solo fatto che alla Madre non si può dire mai no. C’è in questo atteggiamento di Gesù il più alto insegnamento circa l’osservanza del quarto comandamento. Da Gesù dovremmo tutti imparare come si onorino e si rispettino i genitori. Gesù concede alla Madre l’onore di essere stata lei a chiedergli il primo miracolo e questo nonostante non fosse l’ora sua, nonostante non entrasse questo miracolo nel piano salvifico che il Padre aveva stabilito per il Figlio suo. 

Tanto dovrebbe produrre l’amore di un figlio per la madre, concederle tutto quanto la madre chiede in bene naturalmente; poiché il male non bisogna accordarlo a nessuno. Anche in questo Gesù è modello di rispetto, di amore, di esaudimento, di osservanza della legge del Padre suo. In una società in cui il genitore è quasi disprezzato, Gesù diviene lo specchio dinanzi al quale porsi per ritrovare quell’equilibrio di giustizia e di santità, pena l’imbarbarimento dei costumi e della società.

 La madre dice ai servi: « Fate quello che vi dirà ».

 La Madre sa che Gesù è pronto a fare quanto ella ha chiesto e per questo invita i servi a porsi in ascolto del Figlio. Fate quello che egli vi dirà. Ascoltatelo. Se si legge questa frase alla luce della Genesi, era questa la parola d’ordine del Faraone a tutti i suoi sudditi. Essi dovevano fare quanto Giuseppe ordinava loro, poiché questi era stato costituito prima autorità, dopo il Faraone, in tutto il regno di Egitto e nelle cui mani era la vita e la morte dei sudditi del Faraone, poiché tutto il grano d’Egitto era nelle mani di Giuseppe.

 C’è Dio Padre e c’è Gesù. Tutto è nelle mani di Gesù. La sua autorità è grande, è simile ed uguale a quella di Dio Padre. Per questo egli può fare il miracolo, per questo nelle sue mani è la vita e la morte di ogni uomo. Tutto da lui dipende, perché il Padre nelle sue mani ha messo ogni cosa. Gesù in tal senso è il mediatore unico tra Dio e il popolo, tra il Creatore e la creatura. Ogni cosa è stata posta nelle sue mani, perché egli la dispensi e la elargisca secondo il bene. Ora Gesù si trova dinanzi a due beni: l’ascolto della Madre e l’aiuto concreto agli sposi, affinché non subiscano disonore a causa della mancanza del vino.

 Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei contenenti  ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: « Riempite d'acqua le giare »; e le riem­pirono fino all'orlo.

 Il miracolo Gesù lo compie in due tempi successivi e distinti. Prima dona l’ordine che si riempiano di acqua delle giare. Ciò che i servi fanno con tempestività. Le giare servivano per le rituali abluzioni dei Giudei, i quali, temendo di contaminarsi, avevano sempre dell’acqua a portata di mano per purificarsi da ogni possibile contagio da cose o da persone che avrebbero potuto renderli ritualmente immondi. Viene qui specificato che le giare sono state riempite fino all’orlo.

 Non è senza significato questo particolare. Serve anche a dimostrare, come testimonianza, che quando i servi hanno riempito le giare, era ben visibile l’acqua. I servi mettono nelle giare acqua e quest’acqua arriva fino all’orlo. Tutto quanto Gesù opera cade sempre sotto l’osservazione dell’occhio vigile di chi osserva attentamente ogni cosa e può quindi provare la veridicità dell’evento o dell’avvenimento a causa di una testimonianza sempre oculare, di presenza.

 Disse loro di nuovo: « Ora attingete e portatene al maestro di tavola ». Ed essi gliene portaro­no.

 È questo il secondo ordine. I servi devono attingere l’acqua non il vino, che non c’era nelle giare, e presentarla al Maestro di Tavola. È in questo secondo ordine che si compie il miracolo. L’acqua si trasforma in vino sotto i loro occhi. Il miracolo è assai evidente per i servi. Non è evidente per il maestro di tavola, che è ignaro di tutto; è questa sua non conoscenza dei fatti che fa sì che il disonore per i due sposi a causa della mancanza del vino, si trasforma in lode per l’abbondanza e per la qualità eccellente del vino; soprattutto per l’onestà con cui gli sposi, sempre a suo giudizio, hanno condotto l’andamento dello sposalizio.

 E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: « Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono ».

 Quanto è detto in questo versetto dimostra la grandezza del dono di Dio, il quale supera sempre ogni attesa dell’uomo. Dio è infinitamente grande quando interviene in favore dei suoi figli ed è grande per la magnificenza dei doni che egli elargisce. In questo miracolo egli concede agli sposi un grande elogio di abbondanza, ma anche di onestà, di rettitudine. Lo sposo non è ricorso ai soliti trucchi che generalmente si vivono e si compiono tra gli uomini. Lui non ha imbrogliato con il vino, nel senso che all’inizio ha offerto il vino buono e poi alla fine, quando ormai i commensali non sono più in grado di discernere ciò che è buono da quanto è meno buono, ha servito quello meno buono. La sua condotta è ineccepibile.

 Da questo miracolo tutti dovremmo imparare che quando Dio interviene ed egli interviene sempre quando è la Madre sua a intercedere, fiorisce sempre l’abbondanza assieme alla gloria e all’onore per il beneficiario del miracolo di Dio. Questo ci insegna che dovremmo fare più ricorso alla Madre di Gesù; per questo dovrebbe esserci per Lei un grande amore, un amore che è ossequio, rispetto, ascolto, obbedienza, la stessa obbedienza di Gesù nei suoi riguardi e lo stesso onore.

 Spesso capita invece che tra noi e la Madre di Gesù non ci sia poi tanto rispetto, non la si ascolta, non la si invoca, neanche la si invita nella nostra casa e se lei è assente dalla nostra casa o considerata non presente, chi può intercedere presso il Figlio suo? Gli sposi l’hanno presa con loro nel loro sposalizio; Maria era nella loro casa. Questo il segreto del miracolo: la presenza di Maria allo sposalizio. Vedremo quale sarà il testamento di Gesù: lui vuole che noi prendiamo Maria nella nostra casa, che sia e dimori sempre con noi. Se Maria è con noi, ci sarà sempre il miracolo del vino che si compirà sulla nostra tavola e ci sarà sempre l’onore e la gloria che si riverseranno su di noi a motivo della sua solerte intercessione di un amore che previene e non attende di essere invocato, non aspetta che noi gli facciamo una richiesta. Tanto è l’amore di Maria per noi.

 A questo amore siamo tutti noi invitati a credere, a pensarlo sempre presente nella nostra vita. Qui è il successo dell’uomo e senza Maria non c’è successo, né onore e né gloria da parte di Dio, che interviene nella nostra vita con larghezza e magnanimità indicibile e indescrivibile.

 Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli cre­dettero in lui.

 Ogni azione che Gesù compie estende i suoi frutti in mille altre direzioni. Il miracolo compiuto non solo rende onore agli sposi. Esso manifesta e rivela la gloria di Gesù.

 La gloria in questa precisa circostanza è la potenza di cui Gesù è rivestito e questa potenza gli conferisce onore e grandezza. La gloria è la grandezza di Gesù. Egli è estremamente grande, poiché ha saputo e potuto cambiare dell’acqua in vino, per miracolo, cioè per intervento di Dio nella sua vita. Gesù appartiene a Dio, è uomo di Dio, Dio opera attraverso di lui. Questa la gloria che si riversa su Gesù in seguito al miracolo da lui compiuto.

 Ma il miracolo produce anche un altro frutto: la fede in Gesù dei suoi discepoli. Questo vuol dire che fino ad ora i discepoli non avevano creduto? Niente affatto. Sta a significare che Gesù era stato creduto e pensato come uomo di Dio; ora non è più pensato, ora è visto come uomo di Dio. La fede si alimenta e si ingrandisce di un altro elemento: la visibilità, l’esteriorità, la storicità.

 La fede per essere completa ha bisogno di questi segni. Non che il segno generi la fede; nel vangelo è sempre il contrario, è la fede che fa generare il segno. Ma il segno è necessario per la completezza della fede; è lui infatti che rende testimonianza della veridicità e della verità di colui che noi crediamo essere uomo di Dio. Chi è uomo di Dio deve agire da uomo di Dio e l’uomo di Dio se agisce da uomo di Dio conferma sempre la fede di quanti si sono avvicinati a lui perché hanno creduto in lui e lo hanno visto come uomo di Dio.

 Anche questo aspetto deve essere aggiunto alla nostra fede, sovente fatta di sole parole, di frasi, di enunciati, di concetti, anche se bellissimi; manca tuttavia ad essa la visibilità dell’opera, manca quel segno esterno che la rende completa, perfetta, indistruttibile.

Franco Cavaliere da www.omelie.org

Contesto

Subito dopo averci illustrato la chiamata dei discepoli, il vangelo di Giovanni ci presenta il primo miracolo che Gesù compie a Cana, un villaggio della Galilea. Gesù viene invitato con sua madre e i suoi discepoli ad una festa di nozze.
Nel bel mezzo del festeggiamento Maria si accorge che non c’è più vino: si rende conto quindi che la festa potrebbe avere un esito disastroso facendo innervosire i commensali ed il padrone di casa. Si rivolge quindi a Gesù per far presente la situazione.
Gesù, che nella replica sembra non volersi curare della circostanza, ordina ai servi di portare a tavola degli otri pieni di acqua. Appena servita l’acqua, tutti si accorgono che invece si tratta di vino, e del migliore. La festa può quindi continuare: con questo gesto Gesù si manifesta ai suoi discepoli ed essi credono in lui.


I temi  del Vangelo proposto oggi 

Una rivelazione di Gesù – Giovanni, che scrive il suo Vangelo molti anni dopo i primi tre sinottici, ha la possibilità di ripensare in che modo Gesù ha cominciato a rivelare la sua identità; rielabora, con un cammino quasi sapienziale, gli avvenimenti che lo hanno portato alla sua piena rivelazione di Figlio di Dio (l’ora di Gesù che coinciderà con la sua morte in croce). Giovanni ci presenta subito un avvenimento che mostra Gesù come persona normale, accessibile (Gesù a una festa di nozze con i suoi amici) eppure così speciale (si accorge della difficoltà e non esita a trasformare l’acqua in vino) rivelando la sua identità. Nell’esperienza di Giovanni anzi è proprio quell’episodio che è coinciso con l’inizio della propria fede. Gesù infatti non compie miracoli a caso. Come ricorda il Catechismo degli adulti, i miracoli sono gesti con cui Gesù ci parla, sono segni con cui lui si rivolge a persone concrete che hanno bisogno del suo aiuto materiale o spirituale. Non vengono attuati certamente per mettersi in mostra o per trarne vantaggio. E qui, annota Giovanni, Gesù compie il gesto per manifestarsi e per far sbocciare la fede negli apostoli.

Cana segno delle nozze eterne – Come si legge nella prima lettura, gli Ebrei sentivano la propria esperienza di fede come un rapporto nuziale. Nonostante la lontananza ed il peccato del popolo, Dio, lo sposo, si mantiene sempre fedele alla promessa e continua ad amare la sua sposa, fino a che non si unirà per sempre ed in maniera indissolubile all’umanità. Israele è stato più volte infedele e ha dovuto essere purificato attraverso dure prove quali l’esperienza dell’esilio a Babilonia. In tutte queste prove Dio è sempre fedele e si mostra vicino alla sua sposa, al suo popolo.
Gesù a Cana non si manifesta durante una liturgia, ma come testimone particolare si rivela durante la festa nuziale. Cana è quindi vista da Giovanni come una anticipazione del banchetto nuziale dell’unione definitiva dell’uomo con Dio. In questo episodio Gesù manifesta la sua Signoria ed il vero volto del Padre nel prendere parte agli avvenimenti umani, non solo perché fa il miracolo, ma anche perché pur essendo un invitato, si mette a servizio del padrone di casa. Cambia l’acqua in vino perché la gioia dei festeggiati rimanga inalterata e non si cambi in ansia e delusione.

La sollecitudine di Maria – E’ Maria che osservando la scena si accorge del rischio che l’atmosfera di gioia possa precipitare e quindi si fa interprete del disagio per chiedere l’intervento di Gesù. Questa mediazione ha una grande importanza teologica. Il miracolo per Gesù è sempre un segno, Gesù infatti agisce spinto dalla fede dei credenti per confermarli, per rafforzarne la fede. Questa volta invece è Maria che ha fede nel Figlio e ne sollecita l’azione. Come sotto la croce è lei che si fa mediatrice di salvezza, e con il suo esempio iniziatrice della fede dei discepoli. In questo senso a Cana inizia un primo germoglio della comunità di fede sotto la protezione e l’esempio di Maria. Questo primo gruppo di credenti diventerà la Chiesa proprio sotto la croce con l’effusione del sangue di Gesù. La mediazione di Maria e che poi sarà degli apostoli è tipica di ogni cristiano in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo. Come facciamo, con quali gesti/atteggiamenti a comunicare la nostra fede ad altri? Nella nostra vita quotidiana riusciamo ad avere la stessa sollecitudine, le stesse attenzioni di Maria per i più bisognosi o viviamo ripiegati su noi stessi? Cana ci insegna che la nostra azione si compie nella vita di tutti i giorni. Se però pensiamo che la nostra condizione di essere invitati alle nozze (“... beati gli invitati alla mensa del Signore ...”) ci esenti dall’occuparci dei bisogni degli altri, questo non permetterà a Gesù di continuare a fare miracoli...
 


Spunti di lavoro con i bambini


“Fate quello che vi dirà” – L’invito di Maria risuona alle nostre orecchie. Ed ancora adesso ci sollecita a seguire la voce del Figlio. Ma per fare e prima di fare occorre ascoltare la sua Parola. Chiediamo ai ragazzi se leggono il Vangelo e quando.
Ci sono in casa momenti di preghiera insieme? Ci rivolgiamo alla Madonna? In quali occasioni? Sentiamo la sua figura di mediatrice verso il Figlio? Se siamo a conoscenza di un caso, un avvenimento in cui riconosciamo la necessità dell’aiuto del Figlio, possiamo proporre di scrivere una preghiera a Maria perché interceda presso Gesù. Faremo poi leggere nella messa domenicale l’intenzione che i ragazzi hanno composto.

 

Immagine


Le nozze di Cana di Giusto dei Menabuoi(1320-1390) – Padova Cattedrale

E’ questa una delle poche immagini delle nozze di Cana in cui la Madonna viene raffigurata al centro della scena. E’ lei la protagonista. L’osservatore deve guardare lei per rintracciare Gesù che è intento a insegnare sulla sinistra. E’ lei vigile su tutta la scena, attenta a cosa sta avvenendo mentre alcuni parlano, altri si divertono con gioia ed altri ancora sono intenti ad ascoltare l’insegnamento di Gesù, defilato sulla sinistra. E’ lei che invita ad ascoltarlo e lo indica con la mano.
 

Segno

La benedizione prima di mangiare. La prossima domenica a pranzo quando tutta la famiglia è raccolta a tavola ciascun ragazzo chiederà un attimo di raccoglimento e dopo aver fatto il segno di croce pronuncerà la benedizione dicendo:

“Signore, benedici noi ed il cibo che stiamo per prendere. E fa che a nessuno manchi il pane, a nessun cuore il tuo amore”.

Per meglio rimanere impressa il catechista potrà stamparla su tanti cartoncini colorati e distribuirla al termine dell’incontro ai ragazzi che la porteranno a casa.
 


Canto

Ecco il tuo posto

Re               La         Sol   Re                Sol        La
Ecco il tuo posto, vieni, vieni a sederti tra noi
Mi-        La      Re Si-      Sol      La7 Re
e ti racconteremo la nostra storia.

Sol         Re             Fa#-  Si-     Sol             Re             La7     Re
Quanto amore nel seminare, quanta speranza nell’aspettare,
Si-            Fa#-         Sol         Re      Sol     La          Re     Sol            La7   Re Sol Re
quanta fatica nel mietere il grano e vendemmiare ... e vendemmiare ...

Accanto al fuoco, vieni, vieni a scaldarti con noi,
tutti divideremo pane e vino!

Ti sentirai più forte, vieni, rimani con noi!
Uniti atten

 

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Daniela De Simeis da www.omelie.org

Voglio dirvi un segreto e lo dico sottovoce: il Vangelo che abbiamo appena ascoltato è uno dei miei preferiti!
Non mi stanco di rileggere questo episodio raccontato dall’evangelista Giovanni perché mi piace tanto pensare a Maria e Gesù invitati a una festa di nozze. Che cosa avranno fatto quel giorno? Di certo, avranno riso, cantato e danzato come si usa nei matrimoni tra i popoli mediorientali.
Mi dà gioia leggere nel Vangelo che il Signore Gesù partecipa a una festa, mi sembra bellissimo saperlo sereno insieme a Maria sua madre a i primi discepoli.
Proprio durante questo pranzo di nozze Gesù compie il primo dei suoi miracoli, un miracolo specialissimo, non solo perché è il primo.
Ma procediamo con ordine, seguendo il racconto che ce ne offre il Vangelo.
L’evangelista Giovanni specifica che l’invitata era Maria e Gesù con i suoi discepoli si uniscono per partecipare alla festa: “Ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli”
Mentre si svolge la festa, Maria si accorge che sta terminando il vino: le brocche che hanno portato in tavola sono le ultime, poi non avranno più vino da servire. Come fa ad accorgersene, Maria? Non lo sappiamo, ma evidentemente è una donna attenta anche ai dettagli: gusta la festa, ma si preoccupa anche di quello che accade attorno, pronta a rendersi utile se necessario.
Senza dare nell’occhio si rivolge a Gesù e gli fa notare la difficoltà: “Non hanno più vino”. Maria dice l’essenziale, probabilmente lo dice a bassa voce, perché intorno gli altri non sentano.
Leggendo il brano del Vangelo sembra che Gesù non voglia subito intervenire e infatti risponde: “Non è ancora giunta la mia ora”, ma Maria lo conosce bene e rivolta ai servi pronuncia una sola frase: “Fate quello che vi dirà”
Ora, prima di procedere nel racconto, mi piace notare con voi un dettaglio prezioso: questa frase di Maria è l’ultima frase da lei pronunciata tra quelle che il Vangelo ci riferisce. Altre volte, fino alla Croce, alla Risurrezione e poi alla Pentecoste, incontreremo Maria insieme al Figlio suo e insieme ai discepoli, ma il Vangelo non ci riferirà altre parole pronunciate dalla Madre del Signore. Questa breve frase d’invito ai servi delle nozze a Cana è l’ultima che gli evangelisti hanno voluto raccogliere e conservare.
E mi sembra davvero molto bello che sia un invito che vale per ogni tempo e per ogni credente: “Fate quello che vi dirà”  è un invito rivolto anche a noi, per vivere facendo sempre quello che il Signore Gesù ci dice.
Ma proseguiamo con il racconto, visto che abbiamo lasciato il banchetto in sospeso e quasi senza vino. Che farà Gesù?
Vicino al luogo della festa ci sono sei giare piuttosto grandi e Gesù chiede ai servi di riempirle di acqua. Quelli obbediscono e le riempiono fino all’orlo. Gesù dice ai servi: “Ora attingete e portatene al maestro di tavola”
Chi è il maestro di tavola? Era la persona che vigilava sull’andamento della festa: dava le indicazioni in cucina, teneva d’occhio i servitori, faceva sì che tutto il pranzo si svolgesse per bene. Era anche lui ad assaggiare i cibi e i vini, per approvare oppure per dare indicazioni e migliorare le cose.
È a questo maestro di tavola che i servi portano una brocca riempiendola dalle giare piene d’acqua. Quando l’assaggia, il maestro di tavola è entusiasta: si tratta di vino buonissimo, squisito, di prima qualità! Addirittura, riferisce l’evangelista Giovanni, fa chiamare lo sposo per congratularsi della qualità di quel vino che sta per essere servito!
Il maestro di tavola non sa da dove venga quel vino, ma i servi che avevano riempito di acqua le giare sanno perfettamente che cosa è accaduto, anche se non lo sanno spiegare.
Con questo segno prodigioso, Gesù dà inizio ai suoi miracoli.
Alcuni anni fa, in un libro di cui non ricordo più il titolo, mi è capitato di leggere un commento proprio a questa pagina del vangelo e ricordo molto bene quello che diceva l’autore.
Scriveva che, da un certo punto di vista, quello compiuto da Gesù a Cana potrebbe quasi sembrare un “miracolo inutile”. In che senso?
Bè, miracoli “utili” sono quelli che servono a guarire una persona, a sanare da una malattia, oppure a sfamare le folle moltiplicando il pane, i miracoli che servono a placare la tempesta sul lago oppure a ridare la vita a un morto.
Ma perché fare un miracolo per dare dell’altro vino a chi ne aveva già bevuto in abbondanza? Forse che Gesù voleva far ubriacare gli invitati?
Certo che no! Questo miracolo bellissimo ci aiuta invece a conoscere meglio il volto di Dio. Ci rivela che il nostro Dio è un Dio che ama la gioia e la festa. Dio Padre è contento di vederci contenti, si rallegra profondamente quando il nostro cuore è in festa. Dio stesso si unisce volentieri ai suoi figli che con cuore sereno cantano, danzano, gustano la festa!
È così bello sapere che il nostro Dio non è serioso, con la faccia buia, ma è un Padre sorridente, un Padre Buono che sa ridere e giocare, cantare e danzare, rallegrarsi e far festa con i figli, nell’amore!
In questa domenica penso che possiamo portare via con noi due pensieri preziosi, da custodire per tutta la settimana.
C’è innanzi tutto l’invito di Maria, la madre di Gesù: “Fate quello che vi dirà.”
Sì, vogliamo vivere sempre facendo quello che Gesù ci suggerisce attraverso la sua Parola che ascoltiamo ogni domenica. Vogliamo fare quello che Lui ci chiede e lo vogliamo fare volentieri.
Possiamo farlo con cuore sereno e gioioso, perché dentro di noi brilla la certezza di essere amati dal Padre Buono che è felice quando noi siamo felici e che vuol far festa con noi ogni giorno, fino alla festa senza fine del Suo Regno.