Spirito Santo Corsico

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Giovanni 14,15-20

Il VangeloIl commento

15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.

 Chi ama veramente Gesù? Lo ama chi osserva la sua parola, i suoi comandamenti.

 Ama Gesù chi diviene una cosa sola con lui, un solo cuore, una sola volontà; lo ama chi fa della volontà di Gesù la sua propria volontà. Poiché la volontà di Gesù è la volontà del Padre, ama Gesù chi fa della volontà del Padre divenuta volontà di Gesù la sua volontà e quindi vive con la volontà di Gesù nel suo cuore e vive guidato da questa sola volontà. Costui ama Gesù. Se c’è diversità di volontà, non c’è amore, c’è solo quel vago sentimento, anche religioso, che non è amore, mai potrà divenirlo.

 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce.

 Il primo versetto è legato al secondo. Possiamo dire che è il suo soprannaturale prolungamento. Per chi entra nel suo amore, Gesù prega il Padre perché sia dato a costui un altro Consolatore perché rimanga con lui per sempre.

 Il Consolatore è lo Spirito di verità, ma egli non può essere ricevuto dal mondo, perché il mondo non sa neanche che egli esiste, infatti non lo vede e non lo conosce. Fin qui le parole di Gesù. Cosa esattamente egli intende rivelarci attraverso questa affermazione?

 Chi è lo Spirito? È la comunione d’amore e di verità tra Padre e Figlio, l’amore e la verità del Padre si riversa tutta nel Figlio per opera dello Spirito, l’amore e la verità ricevute dal Figlio ritornano nel Padre come suo amore e sua verità, suo dono d’amore e di verità, per opera dello stesso Spirito. Lo Spirito è la vita d’amore e di verità che dal Padre passa interamente nel Figlio e dal Figlio viene riversata interamente nel Padre, in un movimento eterno di comunione, che è scambio di vita.

 Fino a questo momento, l’amore del Padre e la sua verità sono passati ai discepoli attraverso la carne di Gesù, sulla quale si era posato lo Spirito Santo in modo stabile e permanente. Ora Gesù deve salire al Padre, egli ritorna presso di lui, portando con sé la sua carne, che è ormai parte della sua persona, parte eterna ed indivisibile da lui. Chi consolerà i credenti in lui, se la carne non potrà più svolgere questo ministero di comunione e di salvezza?

 Lo farà lo Spirito del Signore, sarà lui che inserirà i credenti in Cristo nel suo stesso mistero di comunione che regna tra lui e il Padre e che eternamente viene operato dallo Spirito del Signore. Così lo Spirito viene promesso come stabile dimora presso i credenti in lui, come era stato e sarà sempre posato sulla sua umanità, anche nei cieli, poiché egli dovrà nuovamente operare il grande mistero di inserimento dei credenti in lui, di quanti lo amano, nella sua carne, perché solo attraverso la carne di Gesù, il suo corpo, anche se spirituale e risorto, è possibile avere accesso al Padre e quindi vivere il mistero e nel mistero di comunione eterna che si vive tra il Padre e Gesù per opera dello Spirito Santo.

 Questo versetto è il soprannaturale prolungamento del primo; ciò significa che lo Spirito opera secondo il suo principio eterno di comunione tra il Padre e il Figlio e nel Figlio tra i credenti in Cristo e Cristo Gesù e quindi tra Cristo Gesù e il Padre, solo in coloro che amano Gesù e amano Gesù coloro che compiono la sua parola, solo coloro che osservano i suoi comandamenti, solo coloro che divengono una sola volontà con Gesù e quindi con il Padre.

 Quanti sono fuori dell’osservanza dei divini comandamenti, costoro, anche se hanno ricevuto lo Spirito di Gesù, per via sacramentale, in essi lo Spirito non opera la consolazione della salvezza, non inserisce cioè colui che l’ha ricevuto nel mistero della vita divina che intercorre in un movimento eterno tra il Padre e il Figlio. Questo deve essere detto perché Gesù specifica che il mondo non può ricevere lo Spirito, perché il mondo non lo vede e non lo conosce. Mondo è chiunque cammina secondo la propria volontà, colui che segue il suo istinto e la sua concupiscenza, colui che si lascia muovere dalla sua superbia.

 Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.

 I discepoli invece conoscono lo Spirito, perché lo Spirito dimora presso di loro, sarà in loro. Ma chi è il discepolo di Gesù? Colui che osserva i suoi comandamenti, colui che ha assunto la sua volontà e l’ha fatta propria. Costui conoscerà lo Spirito, perché costui ama, costui sa qual è la via per amare, la verità di Gesù.

 Questa affermazione di Gesù è il nucleo della sua rivelazione, ma è anche qui che risiede la forza per la trasformazione del mondo attraverso la manifestazione della sua gloria. Aver voluto ridurre il dono dello Spirito ad una modalità strettamente e solo sacramentale ha fatto sì che si confidasse solo nell’opera dello Spirito e non nella fede e nell’amore del credente per Gesù.

 Gesù ci insegna invece che la forza e la potenza dello Spirito sono ed agiscono in colui che ha fede e ama, ma ha fede ed ama, solo colui che compie la volontà del Padre, che è anche sua volontà. Questo è il ribaltamento teologico che bisogna operare. Ma c’è ancora da aggiungere che il comandamento non è quello che l’uomo potrà farsi di tempo in tempo, o di epoca in epoca, il comandamento è solo la Parola di Gesù, quella da lui pronunciata e non un’altra, ma anche sulla parola di Gesù pronunciata vigila l’azione del suo Santo Spirito e Gesù in questo discorso d’addio ci dice anche come.

 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi.

 Gesù ritorna ora alla sua personale relazione con i suoi discepoli. I discepoli non rimarranno senza Padre, senza Maestro, non saranno abbandonati a loro stessi, messi in balia delle loro deboli e poche forze. Gesù sta per andarsene, se ne sta andando, deve andare presso il Padre, ma questa sua andata non è senza ritorno. Egli va e ritornerà.

 Viene qui rivelata la sua risurrezione, poiché solo risorgendo ed anche apparendo loro, egli potrà ritornare. È questo versetto una profezia della risurrezione, ma anche delle apparizioni.

 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete.

 Per il mondo non ci sarà alcuna possibilità che lo possa più rivedere. Anche questa prima affermazione è una profezia. La morte di Gesù è ormai imminente. Il mondo lo vedrà per l’ultima volta nella sua carne appesa al palo e poi nell’atto di essere posto nel sepolcro. Poi Gesù si nasconderà definitivamente, il mondo non lo vedrà mai più. Lo vedrà nella sua gloria, al momento del giudizio finale. Fino a quel momento sarà il tempo della fede, ma la fede passa attraverso la Parola.

 I discepoli invece avranno un’altra relazione con il loro Maestro; loro potranno ancora vederlo. Lo vedranno per quaranta giorni subito dopo la risurrezione, ma lo vedranno sempre con gli occhi della fede, perché tra loro e il Maestro ci sarà sempre un rapporto di vita, un rapporto vitale. La fede inserisce nella vita di Gesù, la fede rende visibile Gesù agli occhi del cuore e dell’anima, la fede rende presente Gesù al cuore e allo spirito. C’è un rapporto di amore che unirà sempre i discepoli al loro Maestro e questo rapporto non è solamente intellettivo, della mente, non è solo obbedienziale, è anche vitale, di cuore a cuore, da spirito a spirito, da anima ad anima ed esso fa sì che ci sia una sola vita, la vita di Cristo che si riversa interamente in colui che crede ed ama Gesù.

 È un mistero di vita quello che deve sempre intercorrere tra Gesù e i suoi discepoli. Gesù è vivo, i discepoli devono essere anch’essi vivi. La vita è nello Spirito, ma lo Spirito la dona a chi ha fede e a chi ama il Signore Gesù. Chi ha fede ed ama, mantiene con Gesù una relazione di vita, di presenza, di visione anche se con gli occhi della fede e dell’amore. Cosa invece che non avviene con il mondo, perché il mondo non crede e non ama e quindi non sa chi è Gesù.

 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi.

 Quando Gesù sarà risuscitato, allora i discepoli comprenderanno il suo mistero. Comprenderanno anche il loro mistero. Qual è il mistero di Gesù, quale il loro?

 Esso è un unico mistero. È l’abitazione di Gesù nel Padre e del Padre in Gesù, è l’abitazione dei discepoli in Gesù e di Gesù nei suoi discepoli. Ma se i discepoli sono in Gesù e se Gesù è nei discepoli, essi sono anche nel Padre, essi dimorano in Dio e Dio in loro. Questo è il grande mistero che essi conosceranno il giorno della risurrezione di Gesù, quando egli effonderà il suo Spirito su di loro e li trasformerà, quando aprirà loro la mente all’intelligenza delle Scritture e farà loro conoscere tutto il mistero nascosto e velato finora nelle sue parole.

 

Daniela De Simeis in www.omelie.org

Il Vangelo di oggi è la prosecuzione di quello di domenica scorsa. Dopo aver rassicurato gli apostoli che non li sta abbandonando, per cui non devono sentirsi soli e tristi, il Maestro e Signore aggiunge ancora un impegno importante, da vivere mentre aspettano il suo ritorno.
Siccome anche noi siamo discepoli che vogliono attenderlo con il cuore pronto, ascoltiamo con attenzione il suggerimento che Gesù ci dà: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”
Il Signore non sta svalutando le parole di affetto che gli apostoli non si stancano di dirgli! Sa bene che le parole sono importanti, hanno un valore immenso. Dire (e sentirsi dire!) ad alta voce: “ti voglio bene”, “sei prezioso per me”, “mi sei caro”, fa bene al cuore, ci fa sentire avvolti dall’amore e dalla gioia!
Però le parole da sole non bastano!
Ne sa qualcosa Romina, una bambina che abita vicino a casa mia e che proprio pochi giorni fa mi raccontava quello che le è accaduto. Romina ha 7 anni e l’anno scorso, in prima elementare, aveva fatto amicizia con Ludovica, una compagna di classe. Ludovica sembrava davvero una buona amica: appena potevano parlottavano insieme, trascorrevano insieme la ricreazione, si scambiavano le figurine delle Winx…
Ludovica ripeteva spesso: “Vedrai, saremo amiche per sempre!... tu sei proprio speciale, Romi! Come sono fortunata ad avere un’amica come te!... Ti voglio tanto tanto bene!”
Naturalmente Romina era felicissima di queste parole che sentiva dire dalla sua carissima amica!
Poi, quest’anno, quando a settembre si sono ritrovate per l’inizio della scuola, Romina è rimasta stupita: Ludovica quasi non le ha rivolto la parola, un saluto freddino e veloce. Romina si è seduta nel banco accanto a Ludovica, ma era come star seduta da sola. Niente sorrisi, niente bei discorsetti sottovoce, niente ricreazioni insieme…
Per ogni piccola cosa, Ludovica accusava Romina alla maestra, dicendo che la disturbava e la distraeva, anche se non era per nulla vero! La cosa peggiore è stata quando un giorno Romina è stata male a scuola, ha vomitato e Ludovica ha cominciato a prenderla in giro, insieme ad altre bambine: “Sei vomitosa!” le gridavano dietro, oppure canticchiavano: “Romina vomitina!”
La povera Romina non sapeva che pensare e ha chiesto a Ludovica, qualche giorno dopo questi fatti: “Ma cos’hai? Perché non giochi più con me? Perché mi tratti così? Che cosa è successo?”
“Nulla…  - ha risposto Ludovica – solo che quest’estate ho fatto amicizia con un’altra bambina del mio palazzo e ormai sto sempre con lei…” e senza aggiungere altro se n’è andata a parlare con altre compagne.
A Romina è venuto da piangere ed è andata a sedersi mogia mogia. Come per incanto si è vista comparire davanti un pacchetto di fazzolettini di carta. Ha alzato gli occhi, ed era Guido, un altro compagno.
Guido non ha fatto grandi discorsi, ha solo tirato fuori una caramella alla fragola e l’ha offerta a Romina e poi si è messo ad insegnarle come costruire un bell’aeroplanino di carta. Dopo un po’, a Romina le lacrime si sono asciugate e mentre nel corridoio provavano insieme a far volare i loro aeroplani, si è messa a pensare.
Guido non le ha mai fatto grandi discorsi o grandi promesse di amicizia. Ma c’è sempre. Fin dalla scuola materna hanno trovato il modo di giocare insieme volentieri, senza dispetti e senza arrabbiature. Quando lei è da sola, Guido è sempre andato a cercarla per coinvolgerla in qualche gioco. La mattina, la saluta sempre con un bel sorriso. Quando si è ammalata con la varicella, Guido le ha copiato ogni esercizio e ogni dettato, in modo che lei da casa potesse recuperare. E durante le vacanze di Natale le ha anche insegnato ad andare in bici senza le rotelline laterali.
Così Romina mi ha spiegato: “Ludovica diceva sempre che eravamo le migliori amiche del mondo, che niente ci avrebbe mai separate, che mi voleva un mondo di bene… e poi guarda come si è comportata! Invece Guido non ha mai neppure detto di essere mio amico, ma è sempre così buono e gentile che si capisce subito che mi vuole bene come un amico vero!”
Siamo tutti d’accordo con Romina, vero?
Bene! Gesù ci sta dicendo la stessa cosa che ha pensato Romina: le parole possono dire cose bellissime, ma è solo la vita di tutti i giorni, i gesti, le gentilezze, i sorrisi, il tempo passato insieme, che dimostrano se quelle parole sono vere oppure sono solo fiato al vento.
Perciò lui, che è il Signore e il Maestro, ci dice cosa fare, come fare, per dimostrargli che lo amiamo davvero: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”
Non sta chiedendo molte cose, Gesù: è una sola la prova che chiede, per far vedere che non siamo amici suoi solo a parole, ma con i fatti, nella vita di ogni giorno: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”
Ora, non so com’è per voi, ma so che a molti la parola comandamenti sta un pochino antipatica. Fa pensare a parole come “ordini, comandi”, qualcosa che ci viene imposto, che siamo obbligati a fare, e quindi ci dà fastidio.
Ma non c’è nessuna costrizione in quello che il Signore ci sta proponendo, proprio no!
Non ne siete sicuri? Allora forse è bene ricordarci quali sono i comandamenti di cui sta parlando Gesù.
Subito mi vengono in mente due situazioni in cui il Maestro parla dei comandamenti, e penso che le ricordate anche voi.
Quando il fariseo lo interroga per sapere qual è il più grande di tutti i comandamenti, Gesù gli risponde: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.”
E poi, durante l’Ultima Cena, il Maestro annuncia: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.”
Ecco, tutto qui: niente ordini severi, niente minacce, niente di pesante! questi tre, brevi e chiari, sono i comandamenti da rispettare ed osservare per dimostrare al Signore che lo amiamo davvero, che siamo veramente suoi amici!
Che cosa hanno in comune questi tre comandamenti? Un verbo: amare.
Amare il prossimo, amarsi l’un l’altro, amare nello stesso modo in cui ci ama Gesù.
Questi sono i comandamenti che il Maestro ha lasciato e restiamo tutti un po’ stupiti: per dimostrare al Signore che lo amiamo e che siamo suoi amici, dobbiamo semplicemente amare!
L’amore lo si dimostra amando.
E l’amore per Dio si dimostra amando le persone che abbiamo accanto, le persone con cui condividiamo la vita di tutti i giorni.
Non c’è altro da fare, non ci sono impegni più grandi o più importanti di questi. Se davvero amiamo il Signore, se davvero vogliamo essere amici suoi, l’unico compito che ci aspetta è amare. Ogni gesto d’amore e di amicizia verso i nostri genitori, i fratelli e le sorelle, i compagni di scuola, gli amici in oratorio, i compagni di squadra, la gente che incrociamo per strada… sono tutti modi per dire al Signore Gesù che lo amiamo davvero!

Franco Cavaliere in www.omelie.org

Il contesto

La liturgia odierna ci presenta un brano del vangelo di Giovanni tratto dal “Discorso di addio” che Gesù pronuncia durante l’Ultima Cena. Il brano odierno, tratto dal capitolo 14, è successivo a quello che abbiamo ascoltato la scorsa domenica in cui Gesù, alla domanda di Tommaso che chiede al Maestro di conoscere la via, risponde di essere lui stesso “la via, la verità e la vita”. Nella parte del discorso che oggi ascolteremo, l’attenzione di Gesù è invece tutta rivolta a far comprendere agli apostoli quale è la prova che deve essere fornita per dimostrare il loro amore per lui. Per loro, quando Gesù scomparirà alla loro vista e tutto sembrerà irrimediabilmente perduto, il Padre manderà loro lo Spirito Santo, il Difensore, lo Spirito di Verità che rimarrà sempre con loro per confermarli nell’Amore. Lo Spirito Santo è colui che li aiuterà a continuare l’opera di Gesù nel mondo e nel tempo.
 

I temi del Vangelo

Il brano odierno è abbastanza complesso ma troveremo ugualmente alcuni spunti di riflessione da approfondire con i nostri ragazzi.

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” – E’ certamente il tema più importante, il punto focale del vangelo odierno. Gesù per ben due volte al versetto 15 ed al 21 mette in relazione il rapporto che noi abbiamo con lui con l’espressione visibile che questo comporta: osservare i suoi comandamenti. In realtà però le due espressioni non sono proprio uguali; usando il modo semitico di esprimersi ci accorgiamo che le due espressioni sono condizionate vicendevolmente. In fondo Gesù ci vuole dire che nessuno può dire di amarlo, cioè di essere un buon cristiano, di avere fede in lui se non osserviamo i suoi comandi. Ma è vero anche il contrario. Chiunque accoglie ed osserva i suoi comandi è automaticamente amato da lui. Gesù lo considera suo. Questo fatto ad onor del vero dovrebbe metterci un po’ in crisi perché la visuale di Gesù ancora una volta non è la nostra. Gesù non fa differenze di classi, di bandiera, di casacca o di tessera. Chiunque fa suoi i comandamenti di Gesù continua l’opera del Signore. Ma c’è di più: anche Dio Padre lo amerà ed entrerà in quel rapporto di amore per cui nella persona che segue il comando di Gesù, il Padre vede il Figlio stesso. La pratica dei comandamenti di Gesù è il criterio visibile ed evidente dell’amore che uno ha per il suo Maestro. Ma quali sono questi comandi? Non regole, non pratiche di culto, niente di tutto questo. “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato” (Gv 15,12). Facile nella sua semplicità ... e Gesù prosegue riferendosi a se stesso “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Semplice ad intendere ma estremamente impegnativo. E noi a questo punto possiamo dire ancora di amare il Maestro? E mai possibile anche con la migliore volontà e con le nostre forze di rispondere affermativamente alla sfida che Gesù ci ha lanciato?

“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre” – Gesù conosce la nostra natura, appositamente si è incarnato, al di fuori del peccato ha fatto le nostre stesse esperienze. Sa quanto siamo fragili, ha conosciuto il tradimento, le tentazioni più fini e più perverse, sa come è facile cadere. Ma sa altrettanto che si può vincere solo avendo un rapporto strettissimo con Dio Padre. E’ proprio il vangelo di Giovanni che ci mostra quanto sia stretto il rapporto di amore e di obbedienza fra Gesù ed il Padre. “il Figlio da se non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa anche il Figlio lo fa” (Gv 5,19). “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10, 30). E noi come gli stessi apostoli non ce la possiamo fare con le nostre forze umane. Per questo Gesù promette che ci verrà in aiuto un altro “Paraclito” parola greca che vuol dire difensore che rimarrà sempre con noi. Un altro perché il primo è lui stesso. Il Paraclito è colui che viene chiamato in aiuto, una parola usata in senso giuridico nella etimologia. E’ quindi il nostro “Difensore”, il nostro “Sostenitore” nella lotta con il demonio, colui che essendo lo “Spirito di Verità” ci sostiene e ci aiuta a continuare l’opera di Gesù- Verità, vero rivelatore del Padre e del suo piano di salvezza per tutti. Dovremo dire ai ragazzi che, come ha fatto Gesù, nei momenti difficili, più che farci prendere dallo scoramento, dobbiamo chiedere che lo Spirito Santo ci sia vicino e ci sostenga nella fortezza, nel consiglio, nella pietà.

Il Consolatore e l’Amore – In questo brano di Giovanni la promessa dello Spirito è strettamente unita al tema dell’amore. Di fatto, lo Spirito che il Signore promette e che viene dal Padre, è Spirito di amore; e di questo noi siamo chiamati a rendere testimonianza. E’ quell’amore scambievole che dovrebbe caratterizzare i nostri rapporti di amicizia, in famiglia, a scuola e nelle attività sportive. “Guardate come si amano”, dicevano i pagani dei primi cristiani. Oggi i nuovi pagani possono dire altrettanto di noi? O il comportamento dei cristiani è tale da farli diffidare del cristianesimo e della sua insistenza sull’amore? Con ogni probabilità, parliamo troppo di amore, ma non lo viviamo sinceramente tra noi, divisi come siamo da pregiudizi, settarismi, orticelli. La nostra testimonianza si deve manifestare invece attraverso un amore sincero e libero da condizionamenti e da piccoli interessi.

  
Spunti di lavoro con i ragazzi

Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito – Questa è la promessa che Gesù fa agli apostoli ed anche a noi. Una promessa semplice ed anche molto impegnativa. Dopo aver spiegato la figura, il compito dello Spirito Santo nella nostra dinamica di fede, chiediamo ai ragazzi perché Gesù dovrebbe scomodare il Padre per donarci lo Spirito Santo? Poiché è un dono perché chiederlo? Porteremo un cartoncino bristol e scriveremo tutte le risposte che i ragazzi daranno a questa domanda cercando che queste non siano accademiche ma che puntino realmente a comportamenti concreti. Le raggrupperemo infine sul cartoncino in modo da fare un cartellone in cui siano messe in corrispondenza ai sette doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio.

Immagine

L'Apparizione di Cristo sul monte di Galilea” (Mt 28, 16-20) dalla Maestà di Duccio. Su un fondo dorato, segno di una realtà trasfigurata, Gesù si mostra agli apostoli con la veste rossa ed il mantello blu bordato di oro segno della maestà. E’ l’ultima apparizione di Gesù secondo il vangelo di Matteo, quella in cui il Maestro promette di essere con noi “tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

 

Segno

L’assemblea liturgica, manifestazione dello Spirito – Gesù ha promesso alla Chiesa il dono dello Spirito come presenza e realizzazione nel tempo della sua opera. Tale promessa si realizza in modo tutto particolare nella celebrazione eucaristica. E’ lo Spirito del Signore risorto che crea la comunione fra tutti i membri dell’assemblea, fra questa e tutte le altre comunità che celebrano la medesima eucaristia. E’ lo Spirito di verità che illumina e attualizza la Parola di Dio annunciata ai credenti, la fa penetrare nei loro cuori perché diventi realtà di vita e si traduca in atteggiamenti ispirati all’amore evangelico. Chiederemo al Celebrante che scandisca bene le parole della Preghiera eucaristica, in cui lo Spirito Santo viene invocato per la santificazione del pane e del vino, perché diventino “il corpo e il sangue di Gesù Cristo”, e per la comunione della Chiesa, perché noi che ci nutriamo del corpo e del sangue dei Signore “diventiamo un solo corpo e un solo Spirito” (cf Preghiera eucaristica II, III e IV).

Preghiera

Gesù Pasqua dell’umanità” musica e parole di Giosy Cento da “Non uccidetelo è innocente”.

Gesù Pasqua dell'umanità

Come il sole che abbaglia,
come un fiume che ti invade,
come un fuoco che consuma
sei tu.

Risorto sei Gesù,
tu, speranza di vita sei,
tu, amico dell'uomo che
cerca verità.

Facci risorgere con te
e facci amare come te.
Da crocifissi e da risorti
noi vogliamo vivere.

O Gesù,
Pasqua dell'umanità,
tu fratello libero
vivo vivo vivo tra noi.

Come stella che si accende,
come un bimbo appena nato,
come amore che è fiorito
sei tu.

Risorto sei, Gesù,
tu, fratello di tutti noi,
Dio vivo che donerà
la vera libertà

Facci risorgere con te
e facci amare come te.
Da crocifissi e da risorti
noi vogliamo vivere.

O Gesù,
Pasqua dell'umanità,
tu fratello libero
vivo vivo vivo tra noi.

Facci risorgere con te
e facci amare come te.
Da crocifissi e da risorti
noi vogliamo vivere.