-Parrocchia Spirito Santo Corsico-
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Giovanni 10,27-30Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Quanti invece sono pecore di Gesù, costoro ascoltano la sua voce, la sanno distinguere da ogni altra voce, vivono con Gesù un rapporto di conoscenza, di amore e di affezione e lo seguono.
C’è tra lui e le sue pecore quel rapporto di amore profondo, che è affidamento, fiducia, consegna, dono di se stessi, abbandono, volontà di essere assieme all’altro per sempre. Esse sanno che la loro vita è nelle sue mani, anzi che la loro vita è dalla sua vita. È in questo rapporto vitale la sequela. Le pecore seguono il loro pastore perché sanno che la loro vita è dalla sua vita, sanno che lui è disposto ad esporre la propria vita in loro favore e per questo amore esse lo seguono.
È l’amore di Gesù il primo ed ultimo fondamento della sequela. Finché non si scopre questo amore, ci sarà sempre distacco, distanza, separazione, sequela a metà, interruzione della sequela, abbandono, morte.
Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.
Il rapporto di vita si specifica ora come dono di vita eterna. Gesù è la vita eterna; Egli è la vita eterna fattasi carne. Egli nutre le sue pecore con la sua carne. Questa è la grande verità, la rivoluzionaria verità, che deve instaurarsi tra ogni vero pastore e le pecore. Gesù dona se stesso per le sue pecore, compreso il dono materiale della sua vita e l’altro grandissimo dono della sua carne da mangiare e del suo sangue da bere.
Le pecore così nutrite, così allevate non possono andare perdute. Mai si potrà perdere una pecora che si nutre di vita eterna. La vita eterna diviene in essa principio di vita per se stessa e per altre pecore. Le pecore di Gesù non potranno andare perdute perché c’è lui che vigila su di esse, con amore, con sollecitudine, con quella carità che vuole che la vigilanza sia perenne, costante, attenta, pronta ad intervenire ad ogni pericolo.
Non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla sua mano perché lui è pronto a difenderle con la sua vita. La sua vita è la garanzia delle pecore. Il lupo potrà fare del male a lui, ma non alle sue pecore. Dovrà sbranare lui e solo dopo potrà raggiungere le sue pecore. Ma prima di sbranare lui, le pecore saranno già poste in un luogo sicuro, al riparo.
Chi si aggrappa a Gesù, chi si lascia nutrire dalla vita eterna che lui dona, chi si pone sotto la sua custodia e la sua protezione, vivrà in eterno. Su di lui non incomberà mai nessun pericolo di morte eterna, in lui c’è l’altro principio che agisce ed è la vita eterna che Gesù gli ha dato e con essa potrà raggiungere senza danno i pascoli eterni del cielo. Dalla vita eterna di Gesù alla vita eterna con Dio per sempre, questo dovrà essere il percorso delle pecore di Gesù.
Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio.
Sopra Gesù c’è il Padre suo che con solerte amore vigila su di lui e sulle sue pecore. Le pecore hanno un doppio recinto di protezione, il recinto del Figlio che è disposto a dare la vita per le pecore. Superare questo primo recinto è assai difficile, impossibile. Il recinto si può superare uscendo solo dall’ovile, ma in questo caso non è il lupo che ha vinto Cristo Gesù, è la pecora che ha voluto lasciare l’ovile, ma contro la volontà della pecora Gesù niente può fare.
Chi si perde, si perde solo per sua volontà, perché ha lasciato l’ovile, ha abbandonato il pastore e, abbandonandolo, non si nutre più di vita eterna, non è custodito e protetto dalla persona di Gesù che espone la sua vita per la vita delle pecore.
Ma anche se si dovesse superare Gesù, il che è impossibile, nessuna forza creata, né umana, né celeste, né infernale, ha potere di sovrastare Gesù. Ma anche se questo qualcuno dovesse pensarlo come semplice ipotesi, Gesù pone dinanzi agli occhi delle sue pecore un altro muro, un’altra recinzione di protezione. Questa recinzione è data dal Padre suo, il quale alza un muro di fuoco, muro impenetrabile che fa sì che le pecore siano sempre al sicuro. Chi è sotto la protezione e la custodia di Gesù e del Padre non potrà essere rapito. Gesù è il più forte, il Padre suo è il più grande. Una corazza divina, anzi una duplice corazza eterna, impedisce ogni rapimento.
Io e il Padre siamo una cosa sola ».
Ritorna infine la costante della rivelazione di Gesù: Io e il Padre siamo una cosa sola. Qui l’essere una cosa sola è sicuramente da intendersi sul piano della divinità. Il Padre e il Figlio sono l’unica natura divina, ma non sono l’unica Persona divina, in quanto uno è Padre e l’altro è Figlio, con un rapporto di generazione eterna. La susseguente elaborazione della fede ha specificato la relazione sia di unità che di distinzione tra il Padre e il Figlio, precisando che l’essere una cosa sola è da intendersi come l’unica natura divina, o divinità, che avvolge il Padre e il Figlio, mentre la distinzione è data dalla Persona, che è uguale in dignità, in onore, in eternità, a quella del Padre, ma distinta da essa.
Il dogma della Trinità, della consustanzialità del Padre con il Figlio trova in questo versetto un suo punto forte, ma del resto tutto il Vangelo di Giovanni è questa rivelazione ed è anche per questa rivelazione che Gesù viene condannato a morte. Per i Giudei era inammissibile pensare ad un altro Dio, anche se uguale, anche se la stessa cosa, anche se una cosa sola con Dio, oltre il Dio dei Padri. Il monoteismo con Gesù diviene Trinità, da intendersi in quanto a rivelazione, quanto ad essenza e a natura e a Persone, Dio da sempre esiste come Uno e Trino, in principio, fin dall’eternità. |
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