1Il regIl Regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, 4e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. 5Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. 6Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. 7Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. 8Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. 11Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone 12dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. 13Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? 14Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: 15non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. 16Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». | In questo XX Capitolo è giusto che si mettano in evidenza quattro fondamentali verità: Lo zelo per la vigna del Signore: Dio ama la sua vigna, ama l'uomo, la creatura fatta da Lui a sua immagine e somiglianza. Dio la ama e la cura, la protegge, la salva, la redime, la giustifica, la eleva, la innalza a Sé, fino a renderla partecipe della sua natura divina. Dall'alba della storia, proprio dall'inizio, da subito dopo il peccato il Signore è andato sulla piazza della terra, piazza nascosta nei cespugli dove l'uomo si era nascosto e lo ha chiamato nuovamente ad andare nella sua vigna, nella sua verità, a compiere il cammino dell'obbedienza alla sua santa volontà. Da quel primo istante della storia, mai ha cessato, mai cesserà di chiamare l'uomo perché diventi un lavoratore del suo amore. La differenza tra giustizia e carità: La giustizia è ciò che noi dobbiamo dare agli altri, perché loro, non solo perché fondato su un particolare diritto, ma anche su una promessa. È giusto che il Signore ci doni il suo regno perché ce lo ha promesso in modo solenne, con un patto stipulato. Lo ha promesso a tutti coloro che compiono il suo volere. La carità va ben oltre la giustizia. La carità è un dono gratuito, che ha il suo fondamento ultimo solo nel cuore di Dio, che è carità. Ogni dono che Lui ci fa è carità, anche l'aria che respiriamo è un dono della sua carità. Anche l'averci chiamato alla comunione con Sé è carità, solo amore. Nulla doveva a noi per giustizia. Tutto ci dona per carità. L'avercelo promesso diviene però un dovere di giustizia. Ce lo ha promesso per carità. Ce lo dona per giustizia, se adempiamo ogni parola contenuta nella promessa fattaci. La promessa infatti non è assoluta. È condizionata all'osservanza dei suoi Comandamenti e del Vangelo. Vedere ogni cosa dal mistero del Padre: Noi non siamo da noi. Siamo da Dio, sempre. Anche Cristo Gesù è dal Padre, sempre, in ogni più piccola manifestazione del suo essere e del suo agire. Vedere noi dal Padre è vedere anche gli altri. Questa visione dal Padre fa sì che ognuno avvolga sia il suo mistero che il mistero dei fratelli e trasformi ogni cosa in un inno di adorazione e di gloria da elevare al Signore. Questa visione di fede è necessaria ad ogni uomo, specie al cristiano, in modo specialissimo è necessaria a coloro che formano una comunità ristretta finalizzata ad una missione di salvezza nei confronti dei loro fratelli. È questa visione di fede che toglie dal cuore ogni forma di superbia, di gelosia, di invidia, di arroganza spirituale, di inimicizia, di sdegno, di dissidio degli uni verso gli altri. Ecco perché nella comunità tutto è dalla vera adorazione di Dio. Adora veramente Dio chi venera il fratello. L’elevazione del nostro grido a Dio per noi stessi e per gli altri: Tutto discende per noi dal Cielo sotto forma di grazia, di benedizione, di aiuto, di sostegno, di guarigione, di santità, di salute dell'anima e del corpo. Poiché tutto discende dal Cielo, tutto al Cielo si deve chiedere. Ognuno deve chiedere tutto per sé, ma anche tutto per gli altri. La prima forma di carità è questa perenne invocazione al Cielo perché faccia discendere su di noi e sugli altri ogni grazia necessaria all'uomo per vivere nella pace e nella santità i suoi giorni sulla terra. In sintesi: 1. Lo zelo di Dio per la sua vigna: La vita dell'uomo sulla terra nasce per creazione dall'amore di Dio. Vive per il suo grande zelo fino alla consumazione dei secoli. È sempre Lui che prende l'iniziativa. Lui chiama, richiama, torna a chiamare. In questo suo amore è veramente instancabile, divinamente paziente, eternamente misericordioso. Se uno dovesse definire cos'è la Sacra Scrittura, dovrebbe dire questa sola frase: "È la storia della pazienza di Dio sempre alla ricerca dell'uomo da salvare". 2. Il suo amore non conosce soste: Quello di Dio è un amore che non conosce soste, né cedimenti alla stanchezza o alla delusione. Il suo è un amore sempre pronto a cominciare da capo, come al primo giorno, anzi con una intensità sempre più grande, fino al dono di tutto se stesso, nel suo Figlio Unigenito. 3. La sua pietà verso tutti: Non c'è un uomo che non sia amato da Dio. Dio ama veramente tutti. Lo attesta la sua volontà salvifica universale. Egli non vuole che alcuno si perda. Lui vuole che tutti arrivino alla conoscenza della verità ed entrino nella sua giustizia. 4. La sua carità libera da ogni vincolo di pensiero umano: Dio non è condizionato dai nostri pensieri, sovente angusti, spesso miseri in quanto ad elevazione morale e spirituale, ma anche cattivi, se non addirittura malvagi. Al malvagio la sua malvagità. A Dio la libertà di non lasciarsi mai governare da nessun pensiero umano, neanche dal più santo. Il governo di Dio è la sua divina saggezza e il suo eterno amore. 5. L’invidia come regola di comportamento tra gli uomini: L'invidia non può essere né regola di giustizia, né di altro comportamento umano tra gli uomini. L'invidia ha la sua radice nel cuore senza amore dell'uomo. La carità è la sola medicina, il solo ritrovato contro l'invidia. 6. La mormorazione come strumento per piegare la volontà degli altri alla nostra: Quando un uomo vuole piegare Dio e i suoi fratelli alla sua volontà, ai suoi pensieri, si serve di questo strumento nefasto e malvagio che è la mormorazione. Essa è grave peccato, perché non vede la realtà a partire dall'altro, nella verità dell'altro, ma giudica l'altro ingiusto a partire dalla nostra ingiustizia e dalla nostra malvagità. Dio è santo, santissimo, vero, verissimo, solo carità ed amore. A Lui mai si potrà attribuire qualcosa di ingiusto. 7. Il peso della speranza: Gli operai dell'ultima ora hanno sopportato il peso della speranza per un'intera giornata. Essi stavano sulla piazza con il corpo, con il cuore, la mente, il desiderio erano in qualche campo a lavorare. Il loro desiderio era mosso dalla carità verso la famiglia. Senza lavoro non si mangia. Senza lavoro la famiglia non vive. È questo il peso della loro speranza. Questo peso viene premiato sempre dal Signore. 8. Il peso del caldo e del giorno: Quelli della prima ora hanno sopportato il peso della giornata e del caldo. Ma il loro cuore era nella gioia. Loro la sera avrebbero portato a casa quanto era necessario per vivere. Anche questo è salario da mettere sul proprio conto ed anche sul conto della giustizia del padrone. |