15Uno dei commensali, avendo udito questo, gli disse: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». 16Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. 17All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. 18Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. 19Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. 20Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. 21Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. 22Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. 23Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. 24Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”». | GLI INVITATI ALLA CENA DEL SIGNORE. Gesù vuole che il mondo intero partecipi al banchetto nel suo regno. Ma questo non dipende da lui, dipende da noi e dalla nostra buona volontà. Da osservare nella parabola raccontata da Gesù che i motivi per cui si rifiuta l’invito sono tutti di ordine contingente, non c’è nessun motivo serio che sta alla base del loro no. C’è una futilità che tradisce un cuore vuoto di sostanza spirituale, c’è pertanto tutta una materialità immediata che spinge e che impedisce, naturalmente; questa materialità attrae a sé più che la relazione spirituale dell’amicizia e delle relazioni di comunione tra le persone, nel nostro caso tra la Persona dell’invitante e quella dell’invitato.
Non è possibile che il cuore arrivi a diventare pietra, ma una pietra così dura, da non percepire più il senso dell’invito, della gioia, del gaudio, della comunione, della risposta, della partecipazione alla festa, alla quale siamo invitati come amici e familiari. Nella Scrittura l’invito al banchetto è comunione di vita, rinunziare ad un così grande onore, per dei motivi di immediata e subitanea materialità rivela il baratro nel quale il cuore dell’uomo è precipitato. Il cuore vi è precipitato, perché a poco a poco si è rivolto verso la terra e le sue cose e quindi ha dimenticato la persona e la sua alta dignità, nel nostro caso possiamo ben dire che ha dimenticato Dio e non conosce la grandezza e l’importanza di un simile invito. Dio eterno ed immortale ci invita al banchetto dell’eternità e dell’immortalità, alla gioia che non conosce tramonto, ci invita nella sua casa, per farci suoi familiari, anzi ci tratta da amici assai stretti, da coloro che in qualche modo possono condividere la sua stessa vita.
Quando per propria scelta, per personale decisione si declina l’invito di partecipare al banchetto della vita, è la fine per un uomo; è la sua morte eterna, perché non ci saranno altri inviti né altre chiamate. Oggi come ieri l’uomo sembra voler giocare con l’invito alle nozze; le cose fatte da lui, da lui pensate ritiene che gli possano dare tutto quanto serve a ricolmare di ciò che manca al cuore. Costui non sa che quanto pensa l’uomo non serve a niente, non serve se non a fargli rifiutare l’invito. E quindi sempre si crea delle situazioni, si mette in frangenti che lo porteranno sicuramente a dire di no all’amico che lo invita a gustare la sua cena, il suo banchetto. Questa è vera e propria stoltezza. Ma se ben si esamina e si osserva la reale condizione degli uomini, quella che essi giorno per giorno vivono, ci si accorge veramente di come l’uomo, momento per momento, inventa, escogita, si crea difficoltà, si imprigiona nei suoi pensieri, si cala in situazioni che non gli danno nessun beneficio, nessun vantaggio, se non quello di creare attorno a sé ancora irretimento e inutile lavoro, che poi puntualmente lo portano a dire di no al suo Signore.
Questa stoltezza umana è veramente grande, è di una grandezza tale che spalanca a poco a poco le porte dell’inferno, mentre chiude quelle del cielo, lasciando l’uomo nel suo vuoto esistenziale, poiché la gioia, quella vera, gli verrà solo dalla partecipazione e dall’accoglienza all’invito che il Signore gli ha rivolto. Lontano da questo invito c’è solo vuoto e solitudine, ci sono cose della terra, possono esserci anche animali e persone, ma non danno all’uomo ciò che lui cerca, perché ciò che lui cerca anche in queste cose, o in queste persone, solo il Signore glielo può dare per un puro atto di misericordia e di benevolenza. |