
| | Incontro con i Consigli pastorali Corsico – Buccinasco s Adele Lunedì 14 gennaio 2008.
La comunità cristiana di una città sognano il loro futuro Incontro con i consigli pastorali della città di Corsico e di S Adele in Buccinasco
Premessa La visita pastorale dell’Arcivescovo al Decanato di Cesano Boscone ha consentito di mettere in evidenza la prospettiva cittadina come ambito promettente di pastorale di insieme. Questa prospettiva attende di essere verificata e promossa nella pastorale ordinaria. L’avvio della comunità pastorale di Corsico Ss Pietro e Paolo e di Buccinasco s Adele ha istituzionalizzato una collaborazione già avviata da anni e impegna le due parrocchie a una progettualità integrata. Su questo progetto è stata espressa tanta fiducia dalla diocesi da destinare don Marco, ordinato nel 2007, perché compia il suo progressivo inserimento nel ministero. L’unità pastorale di due parrocchie non mira a costituire un organismo che crea una aggregazione separata in città, ma intende essere principio, laboratorio, incoraggiamento a una pastorale d’insieme a dimensione cittadina, anche se resterà da definire la configurazione che questa impostazione pastorale deve assumere. La proposta di riflessione offerta qui mira a un cammino di riflessione spirituale e pastorale che costituisce la condizione di praticabilità della organizzazione pastorale.
1. L’interpretazione del tempo. Il tempo che viviamo è interpretato in modi molto diversi. Il cristiano come interpreta questo tempo? Crisi? Riorganizzazione? mobilità? Sono tutte interpretazioni vere, ma non cristiane. L’unica interpretazione del tempo è quella indicata dal Signore. Questo è tempo di missione.
2. La missione dei cristiani. La missione non è un progetto di conquista o una tecnica di proselitismo. È, piuttosto, la disponibilità a condividere un’attrattiva. Il Vangelo del Signore si propone come la buona notizia che illumina e consola, offre speranza e guarisce, aiuta a comprendere se stessi e il senso della propria vita. L’attrattiva del Vangelo risplende nella gioia dei cristiani. La gioia non ha la sua origine e la sua consistenza nella facilità della vita, ma nell’esperienza dell’amore. La relazione personale con il Signore, il tempo per dimorare nell’amore e le occasioni per mettersi a servizio di coloro che sono amati è il segreto della gioia cristiana. Forse la domanda più urgente non è: “che cosa dobbiamo fare?”, ma “come possiamo custodire la relazione personale con il Signore?” . Forse questo conduce a domandarsi: che cosa non dobbiamo fare?
3. La testimonianza ecclesiale.
La gioia dei cristiani può essere attraente per le moltitudini o può essere insignificante, come un seme gettato sulla strada. Ma è l’unico compito consegnato da Gesù ai suoi discepoli. Come sarà la Chiesa che rende testimonianza? Sarà una comunità che riconosce la sua povertà: tutto è grazia. Anche la presenza di un prete, di un parroco, non è un diritto, ma il segno di una dipendenza (non possiamo procurarci chi si faccia carico del ministero in mezzo a noi). Anche la cura per il cammino di fede delle persone: non si trovano in ogni comunità le risorse sufficienti per accompagnare ciascuno, nei diversi ambiti della vita. La povertà riconosciuta libera dalle pretese e incoraggia la collaborazione. La tradizione gloriosa delle parrocchie si riconosce come frutto di una sapienza pastorale ammirevole, ma non si pone come una specie di assoluto. L’interpretazione del territorio pone sfide che si possono affrontare solo insieme. Anche le strutture parrocchiali si possono rilevare inadeguate e presentare problemi di spazi, di gestione, di prospettiva: forse l’essere “poveri” può incoraggiare la condivisione.
Sarà una comunità che riconosce la sua ricchezza: tutti hanno qualche cosa da offrire, tutti sono pietre vive, tutti sono chiamati con una vocazione santa. Nessuno è nella Chiesa per essere servito, tutti sono qui per servire. La vocazione di ciascuno non è una predestinazione, ma la responsabilità di scegliere secondo il dono dello Spirito che ciascuno ha ricevuto.
4. Una idea geniale. La pastorale d’insieme. La intuizione dell’Arcivescovo di promuovere una pastorale di insieme risulta una indicazione autorevole e illuminante che prospetta prima che una riorganizzazione, una esperienza spirituale. Ogni comunità deve avere la sua identità e insieme deve essere inserita in una dimensione più ampia. Ci sono urgenze che possono opprimere e infastidire una comunità, ma che devono invece appassionare la Chiesa: l’accoglienza delle nuove famiglie, i luoghi di vita che prescindono dai confini parrocchiali (scuola, ospedali, ambienti di lavoro), i problemi epocali (presenza di migranti, problematiche giovanili) Ogni prete è anzitutto collaboratore del Vescovo ed è chiamato a operare per promuovere nelle comunità il volto attraente della Chiesa del Signore. Uno dei segni che possono essere promettenti è la comunione presbiterale e la capacità di esprimere la comunione in collaborazione e corresponsabilità. Ogni credente è chiamato per nome, cioè come una presenza che non si riduce ad essere utente di un servizio religioso, ma presenza gioiosa, pronta a condividere corresponsabilità e passione per il Vangelo.
5. Un esercizio di immaginazione progettuale. Agli operatori pastorali (laici, preti, consacrate) e ai consiglieri delle comunità è chiesto un esercizio di immaginazione progettuale per passare dalla consapevolezza delle urgenze, della missione, delle possibilità a scelte operativi. Le scelte operative immaginabili possono orientarsi in direzioni diverse e complementari: - un collegamento organico tra iniziative e organismi pastorali che già esistono in singole parrocchie (es: caritas: verso una caritas cittadina? Proposte formative per catechisti: verso un corso per catechisti/e della città? Formazione degli adolescenti animatori degli oratori estivi: una proposta cittadina?, ecc, ecc). Il collegamento organico presuppone una reale e cordiale disponibilità a lasciarsi collegare, richiede la costituzione di un punto di riferimento (un responsabile, un “consiglio”, ecc), impegna a trovare i tempi per un progetto condiviso, un calendario concordato, una condivisione di risorse di persone e cose disponibili).
- Il recupero/rilancio di iniziative già avviate in passato (quali? Proposte di pastorale giovanile? esercizi spirituali per i giovani? Iniziative culturali promosse in città?, ecc).
- L’avvio di iniziative che rispondano a nuove necessità e che esprimano un camminare insieme. (Per esempio: un organo di stampa informativo-formativo comune alle parrocchie della città? Proposte formative cittadine per possibili operatori pastorali “di frontiera”: catechesi battesimale, pastorale degli stranieri, accoglienza per le famiglie nuove, ecc).
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